Epidemia colposa, Gemelli nel mirino
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fonte:
- Corriere della Sera
Epidemia colposa, Gemelli nel mirino
Epidemia colposa. A dieci giorni dall’ apertura del fascicolo sulla diffusione del batterio della Tbc nel Policlinico Gemelli, l’ inchiesta è praticamente conclusa. Restano fuori i dettagli, ma la sostanza è che i magistrati si avviano alla formulazione del reato di epidemia colposa nei confronti dei vertici ospedalieri. Articolo 452 del codice penale (delitti colposi contro la salute pubblica). Reato che, in caso di responsabilità accertata, prevede la reclusione da uno a cinque anni. Dal quadro normativo acquisito dagli investigatori era già chiaro che, per i 96 neonati positivi al test Quantiferon (ieri altri 13 positivi, il totale sale a 109), non era possibile chiamare semplicemente in causa una dipendente infettata e, peraltro, non sottoposta ai necessari controlli da parte della stessa struttura. Infine, negli ultimi concitati giorni, durante i quali il numero dei bambini positivi al test è salito costantemente, si sono aggiunti altri elementi. Il procuratore aggiunto Leonardo Frisani ha ascoltato le testimonianze dei familiari della donna e acquisito i riscontri presso la direzione del personale del Gemelli. Alcune famiglie hanno denunciato apertamente confusione e poca trasparenza da parte dell’ ospedale. Ad altre famiglie si sarebbe addirittura detto il falso: intervistata ieri dal Corriere della Sera , Giulia Bongiorno, legale e parlamentare (Futuro e Libertà) ha raccontato che qualcuno nel Policlinico, le ha mentito sull’ infermiera affetta da Tbc. «Mi è stato detto apertamente: lei non si deve preoccupare – ha precisato Giulia Bongiorno -. Suo figlio è nato a gennaio e lei non può rientrare nelle indagini di approfondimento perché l’ infermiera in questione ha cominciato a lavorare successivamente, a febbraio». Ma l’ infermiera, poi ammalata di tbc, in realtà lavorava nella Neonatologia da un anno e mezzo. Dal Gemelli, però, ieri è arrivata secca la smentita: «Non vi è stata, mai, alcuna menzogna ai genitori, di cui ogni lavoratore del Policlinico sinceramente comprende e condivide ansie e motivi di disagio». «Certamente l’ onorevole Bongiorno potrà riferire quali siano stati i suoi interlocutori – chiedono dall’ ospedale -. Ciò faciliterà per il Policlinico la rigorosa ricostruzione, da subito avviata con l’ istituzione di una apposita Commissione, di tutti i fatti e di ogni eventuale responsabilità». Sul fronte della giustizia amministrativa, entro 15 giorni la Regione dovrà depositare al Tar del Lazio tutti gli atti relativi all’ inchiesta sul contagio da Tbc. Lo ha deciso il consigliere delegato della III sezione quater del tribunale, Giuseppe Sapone, dopo l’ audizione di ieri che ha visto i legali del Codacons e dell’ avvocatura regionale convocati per una discussione preliminare del ricorso proposto dall’ associazione di consumatori per contestare la composizione della Commissione d’ indagine nominata dalla Regione. Lo stesso consigliere Sapone ha già fissato al 28 settembre prossimo la camera di consiglio per la trattazione del ricorso in sede collegiale. Davanti al Tar il Codacons ha proposto alla Regione di estendere almeno agli ultimi due anni e mezzo i test sui bambini che hanno avuto contatti col reparto di Neonatologia del Gemelli. Inoltre l’ associazione, dopo aver incontrato una cinquantina di famiglie di neonati, ha scoperto che «anche un bimbo, nato il 27 luglio scorso, esattamente due giorni dopo l’ allontanamento dell’ infermiera, è risultato positivo alla Tbc, il che dimostrerebbe – sottolinea il Codacons – che l’ infezione sarebbe perdurata nei locali del Policlinico fino a che questi non sono stati chiusi». Un nuovo giallo.
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