19 Dicembre 2020

«Entrate d’oro con gli autovelox I sindaci sistemino le strade»

 Maurizio TARANTINO Le somme degli autovelox devono essere utilizzate per migliorare le opere viarie. Comuni dovrebbero spenderne la maggior parte per interventi dedicati, non solo il 50% del totale. chiedere di invertire la rotta, sono le associazioni dei consumatori da sempre in prima linea per evitare soprusi e vessazioni verso gli automobilisti. Una storia trentennale, che chiama in causa le amministrazioni salentine, ma ancora attuale, dopo il proliferare, negli ultimi mesi, sulle strade provinciali e comunali, di apparecchi che sanzionano gli eccessi di velocità degli automobilisti. continui ricorsi non servono a dissuadere i sindaci ad evitare situazioni al limite come dimostrano gli interventi a Melpignano, San Cesario o Novoli, in cui la strumentazione sembra non essere stata omologata correttamente. Ma se dal punto di vista tecnico, è il giudice a doversi esprimere, da quello amministrativo ci si aspetterebbe una gestione più chiara dei fondi da parte dei Comuni, senza che invece che le famigerate macchinette si trasformino in veri e propri bancomat, prelevando dalle tasche dei cittadini, come spesso sembra accadere. D’altro canto a far comprendere che il cortocircuito non è virtuoso è il pessimo stato delle arterie salentine, dall’asfalto alla segnaletica, raramente interessate da opere di sistemazione, nonostante la legge in merito sia molto chiara. «Le somme dovrebbero essere vincolate per il 50% per la sicurezza stradale – commenta Alessandro Presicce (Adoc) – ma non sempre questo avviene, ci sono dei piccoli trucchi contabili e queste somme rifluiscono verso le casse comunali. Per questo forse sarebbe utile un intervento legislativo per aumentare la quota parte, un aumento della percentuale relativa garantirebbe meno furbate. Con il numero di multe che vengono elevate dovremmo avere delle strade lastricate d’oro per quanto si riesce a recuperare, ma le ristrettezze delle casse comunali non esclude che si possa eccedere in una di prelievo». Presicce sottolinea che non sempre i ricorsi sono fondati, ma, allo stesso tempo, le amministrazioni devono fare la loro parte: «Siamo convinti che i controlli siano utili per garantire la sicurezza delle persone, questo, abbiamo la politica di non fare ricorsi contro la Ztl di Lecce, ad esempio». ‘Dal Codacons, la sottolineatura è pressoché identica, come chiarisce il referente Cristian Marchello: «Conosciamo bene la condizione delle strade e possiamo affermare che i soldi per le manutenzioni non vengono utilizzati con ogni probabilità. volte si tratta di uno strumento imprescindibile per salvaguardare la sicurezza degli automobilisti, ma per le amministrazioni è invece un modo per avere liquidità facile. comunque al di là delle leggi, spetta alla sensibilità dei sindaci, investire per la sicurezza stradale. La norma dice che il 50% deve essere utilizzata, ma per il resto bisogna utilizzare le proprie risorse, altrimenti ci ritroviamo strade da paesi del quarto mondo. Il fatto che la norma preveda e che vada reinvestito, non esime il sindaco dal fatto che bisogna contribuire». Questione annosa per Codici, e che ha creato una situazione complicata anche per quanto riguarda i ricorsi che ormai non convengono più: «È una que- che va avanti da decenni – spiega Stefano Gallotta – perché le somme che dovrebbero essere destinate a migliorare la sicurezza delle strade, non lo sono. È un utilizzo improprio, e ricorsi se ne fanno tanti e spesso c’è l’accoglimento perché gli strumenti di controllo non sono tarati, ma i ricorsi hanno dei costi che spesso scoraggiano i consumatori dal presentarsi. Sappiamo che ci sono degli escamotage sin da quando sono stati introdotti gli autovelox 30 anni fa»
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