16 Aprile 2020

Emissioni «truccate», il caso finisce alla Corte dei conti per danni erariali

VERONA (la.ted.) Come già annunciato dal Corriere di Verona lo scorso dicembre, per il caso Dieselgate il pm Marco Zenatelli ha chiesto l’ archiviazione. Scoppiato nel 2015, lo scandalo ruotava attorno a un software che sarebbe stato in grado di modificare le emissioni delle auto durante i test. Per l’ accusa, le vetture venivano quindi omologate, anche se nella realtà dei fatti non rispettavano i limiti imposti per le emissioni inquinanti. Archiviando l’ inchiesta, insorge il Codacons, «si rischia di vanificare non solo l’ imponente lavoro svolto in sede di indagine, ma anche le esigenze di tutela di migliaia di consumatori italiani vittime del Dieselgate. A questo punto l’ Italia rischia davvero di essere l’ unico paese dove la falsificazione delle emissioni non troverà alcuna sanzione effettiva se si considera che, invece, nel resto del mondo la vicenda ha portato a pesanti condanne e multe salatissime per la Volkswagen». I legali del Codacons chiedono al giudice per le indagini preliminari di rigettare l’ archiviazione, la quale «rischia di configurare un immane spreco di soldi pubblici – spiega l’ associazione – Gli elementi che hanno portato alla decisione erano da tempo conosciuti dai pubblici ministeri, che hanno in ogni caso proceduto a complesse perizie e relazioni tecniche sulle auto Volkswagen che hanno avuto un costo ingente per la collettività. Per tale motivo depositeremo anche un esposto alla Corte dei Conti del Veneto, affinché verifichi eventuali danni sul fronte erariale prodotti dall’ inchiesta della Procura di Verona».

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