14 Gennaio 2017

Emissioni, su Fca indaga il dipartimento di giustizia

Emissioni, su Fca indaga il dipartimento di giustizia
il titolo
recupera in borsa. marchionne: «dimostreremo che è tutto in regola»
lucia caudet (commissione ue): «le accuse sono naturalmente
preoccupanti»

di Gabriele Rizzardi ROMA Fca sarebbe sotto indagine del Dipartimento di Giustizia americano per la presunta mancata comunicazione del software che ha consentito di violare gli standard sulle emissioni. La possibilità di un’ azione penale sulle violazioni delle emissioni segue la denuncia dell’ Epa, che ha rinvenuto su 104.000 auto Fca un software capace di “aggirare” le norme sulle emissioni. Fca era già nel mirino del Dipartimento di Giustizia, che ha iniziato a indagare lo scorso anno sulle pratiche delle vendite. Ma le brutte notizie per Sergio Marchionne non vengono solo dagli Stati Uniti. La Commissione Europea ha definito ieri «naturalmente preoccupanti» le accuse che l’ Epa ha rivolto a Fiat Chrysler di aver installato a partire dal 2014 un software di gestione delle emissioni su oltre centomila veicoli venduti negli Usa per i modelli di Jeep Grand Cherokee e Dodge Ram 1.500 con motori diesel da tre litri. Il sospetto è che il software possa aver permesso ai veicoli di emettere ossidi di azoto oltre i limiti. A rompere il silenzio, in Europa, è stata la portavoce della Commissione europea, Lucia Caudet: «Sottolineo il fatto che le accuse riguardano una insufficiente descrizione sulla strategia di controllo delle emissioni e che la parola “software truccati” (defective devices, ndr) non è stata usata finora. Ciò nondimeno, le accuse sono naturalmente preoccupanti. Lavoreremo con l’ Epa, le autorità degli Stati nazionali interessate e con Fiat Chrysler per appurare i fatti e le potenziali implicazioni per i veicoli venduti nell’ Ue». Ma non è finita. La Caudet ricorda infatti che si sta «esaurendo il tempo» che le autorità italiane hanno per dare le spiegazioni richieste dalla Commissione europea sulla contestazione dell’ omologazione di un modello della Fiat sollevate a settembre scorso dal ministro tedesco dei Trasporti. L’ unica buona notizia per Fca arriva dalla Borsa. Il titolo ha aperto in rialzo del 7,4% a 9,44 euro, per poi stabilizzarsi nel corso della mattinata intorno a un rialzo del 4%. In Francia, al contrario, sono finiti sotto pressione i titoli Renault dopo che la procura di Parigi ha riferito che tre giudici indagheranno sui dispositivi utilizzati da Renault per controllare le emissioni dei suoi motori diesel che si sospetta siano truccati: la notizia ha fatto crollare il titolo in Borsa del 4%. Per Marchionne si prospetta un nuovo “dieselgate”? Fca ha pubblicamente negato e ha risposto che intende contestare le accuse dell’ Epa e che collaborerà con le autorità allo scopo di dimostrare in tempi brevi che i sistemi di controllo delle emissioni montati sui propri veicoli rispettano le norme di legge. In più, l’ ad ha confermato i target fissati per il 2018 e ha detto di non aspettarsi che servano accantonamenti. Il primo appuntamento nell’ agenda Fca, però, a questo punto è quello ad Ann Harbor, in Michigan, dove si trovano i laboratori dell’ Agenzia per la Protezione Ambientale americana. Poi la California lunedì. Obbiettivo: avviare le trattative sulle accuse che potrebbero costarle fino a 4,6 miliardi di dollari. Nel frattempo i sindacati italiani, Fiom esclusa, si stringono intorno a Marchionne. «È una notizia che ci preoccupa, ma siamo in presenza di qualcosa di completamente diverso dalla vicenda dieselgate», dice Rocco Palombella, segretario generale della Uilm. Susanna Camusso, invece, resta alla finestra: «Siamo in attesa di capire. Se dovessi fare un augurio è che non abbia ricadute sui volumi produttivi e sulla produzione in Italia». Alle parole di Marchionne non danno molto credito le associazioni dei consumatori. Con il I Codacons che ha presentato un esposto in Procura sul “caso emissioni”. «È necessario accertare se i motori diesel oggetto di contestazione da parte delle autorità Usa siano commercializzati anche in Italia, o se lo siano stati in passato» si legge in una nota. Sulla questione intervengono anche i 5 Stelle, che accusano il governo di aver coperto le «malefatte» della Fiat realizzando un rapporto «rassicurante»: «Fu molto chiaro e sicuro di sé, il ministro Delrio, quando fece comunicare in commissione alla Camera che non c’ erano nei modelli diesel di altre case, a parte quelli Volkswagen identificati, i software di manipolazione». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
gabriele rizzardi

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