Emergenza Xylella: i giudici fermano tutto
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fonte:
- Avvenire
BRINDISI La ‘vendetta’ dei monumenti verdi secolari? È presto per affermarlo, ma intanto ieri il Tar del Lazio ha sospeso la dichiarazione dello stato di emergenza per la diffusione in Puglia del batterio Xylella e il Piano d’ intervento previsto per fronteggiarlo. Tra 7 mesi, il 16 dicembre, la causa si discute nel merito, ma intanto il Tar del Lazio ha accolto così le richieste di associazioni, cooperative e aziende vivaistiche del Salento, che contestavano la delibera del Consiglio dei Ministri che dichiarava lo stato di emergenza e impugnavano il Piano d’ intervento. I giudici ammini-strativi hanno considerato che «gli atti nazionali oggetto dell’ odierno contenzioso sono stati assunti in attuazione della Decisione della Commissione europea sulle misure atte a impedire la diffusione nell’ Unione europea del batterio ‘Xylella fastidiosa’». Hanno anche considerato come, il 28 aprile scorso, «la Commissione europea ha adottato un nuovo testo di Decisione di esecuzione, che «prevede misure differenti sia sul punto degli accertamenti tecnici da compiersi, sia in ordine alle misure da adottare». Insomma, si sospendono le misure prese dal governo e dal commissario che prevedono l’ abbattimento degli ulivi malati o sospettati di esserlo, in attesa che venga completato l’ iter della Commissione europea che vuole, invece, misure ancora più rigide, come l’ eradicazione non solo degli ulivi malati, ma anche delle piante che si trovano nel raggio di cento metri da quella colpita. Il principio che sta passando è che serve certezza del quadro giuridico per non arrecare un ‘irreparabile pregiudizio’. «Ora sulla base di questa decisione del Tar del Lazio sarebbe auspicabile che convergessero gli interessi di tutti. Sarebbe il caso di fare fronte comune, con lo Stato e con la Regione, per impugnare tutti insieme la decisione della Commissione europea relativa alle nuove direttive sull’ emergenza Xylella», ha commentato Giovanni Pesce, proprietario di un uliveto di Oria (Brindisi), le cui piante furono le prime ad essere ‘condannate’ all’ eradicazione e che presentò ricorso al Tar di Lecce, prima dell’ odierna decisione del Tar del Lazio. «Sono particolarmente contento – spiega Pesce – perché l’ argomentazione del Tar ricalca le mie osservazioni. Ho depositato il testo della decisione della Commissione europea del 28 aprile scorso e proprio quello si è rivelato un elemento di novità determinante. Ora però bisogna unire le forze». Il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, ha espresso «grande preoccupazione per lo scenario che si apre» e ha annunciato di voler presentare appello dinanzi al Consiglio di Stato, mentre da Bruxelles il portavoce della Commissione Ue per Salute e ambiente ha detto che si tratta di «una decisione di un tribunale nazionale. Ne esamineremo nei prossimi giorni gli effetti sulla situazione in Puglia». In attesa dell’ esame, che certamente aprirà un nuova contenzioso, è partita ieri l’ azione risarcitoria collettiva del Codacons, in virtù della quale «tutti gli abitanti del Salento, i produttori e i coltivatori della zona» possono inserirsi «nel procedimento aperto dalla procura di Lecce », per far «valere i propri diritti». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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