11 Luglio 2019

Emergenza rifiuti, inchiesta su mancata raccolta e roghi

la procura apre un fascicolo contro ignoti dopo gli esposti di cittadini e associazioni ipotizzate violazioni al codice dell’ ambiente: al vaglio «anomalie» nei trasporti della spazzatura
LE INDAGINI Caos nella raccolta nei rifiuti, errori nel sistema della differenziata, roghi di immondizia e di cassonetti, anomalie nel trasporto della spazzatura e nella compilazione dei formulari. Il risultato: interi quartieri ridotti a vere e proprie pattumiere a cielo aperto, con conseguente emergenza sanitaria e invasioni di ratti. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo, per ora contro ignoti, sulla crisi dei rifiuti nella Capitale. Si tratta di una maxi-inchiesta, che comprende decine di esposti arrivati alla procura di piazzale Clodio nelle ultime settimane, da parte di associazioni, comitati e privati cittadini. Titolare del procedimento è il procuratore aggiunto Nunzia D’ Elia, che al momento ipotizza diverse violazioni del codice dell’ ambiente. Del decreto legislativo 152 del 2006, per la precisione. GLI INTERVENTI Intanto la sindaca Virginia Raggi ha assicurato che «tra lunedì e martedì tutti gli impianti hanno aperto, Ama sta lavorando al massimo, quindi nel più breve tempo possibile la città sarà pulita». Mentre il presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti, sottolinea che «l’ ordinanza regionale funziona. Grazie alla collaborazione di tutti: del Comune, di Ama, del management, dei lavoratori che stanno lavorando a pieno ritmo e delle aziende che stanno raccogliendo i rifiuti, ospitando il materiale prodotto». La municipalizzata ha invece fatto sapere che nelle ultime 24 ore sono state raccolte circa 3.400 tonnellate di indifferenziati, che proseguono gli interventi di sanificazione e igienizzazione dei cassonetti e che vengono monitorati i siti sensibili. Ora però, sul caos rifiuti indaga la procura. Gli inquirenti vogliono ricostruire le tappe della raccolta degli ultimi mesi per scoprire come si sia arrivati all’ emergenza. Verranno acquisiti documenti in Comune e presso la sede dell’ Ama, per capire cosa non abbia funzionato e se ci siano responsabilità penali. I REATI Per il momento la procura ipotizza violazioni ambientali, a partire dalle responsabilità del Comune e dell’ Ama per quanto riguarda il caos nel servizio di raccolta e trasposto dei rifiuti urbani, le irregolarità di conferimento, i problemi nella differenziata. Al vaglio dei pm anche anomalie nel sistema di trasporto della spazzatura e nella redazione dei formulari che enti e imprese devono compilare per l’ identificazione dei materiali, che devono essere catalogati secondo origine, tipologia, quantità del rifiuto, impianto di destinazione, nome e indirizzo del destinatario. I pm indagano pure sui roghi di immondizia. Ma non è tutto. Perché a queste ipotesi di reato si potrebbero affiancare quella di getto pericoloso di cose – in riferimento alle esalazioni e ai miasmi che provengono da cassonetti sporchi e cumuli di immondizia – e altre contestazioni legate ai rischi sanitari e per la salute pubblica. Gli inquirenti verificheranno anche se siano stati rispettati i turni di raccolta. Le denunce arrivate a piazzalo Clodio sono decine: provengono da cittadini stremati e indignati, associazioni, comitati di quartiere che indicano orari e luoghi precisi delle mancate raccolte, con tanto di reportage fotografici. Gli ultimi in ordine di tempo ad essere stati depositati sono quelli presentati da Fratelli d’ Italia e dal Codacons. GLI ESPOSTI FdI, tramite il dirigente nazionale Federico Rocca, rappresentato dall’ avvocato Domenico Naccari, ha denunciato che a Roma «non si tratta più di una questione di decoro, ma di allarme igienico-sanitario» e ha puntato il dito contro il «comportamento omissivo della sindaca Virginia Raggi» di fronte all’ emergenza. Nel documento viene chiesto all’ autorità giudiziaria di accertare eventuali profili penali, soprattutto dopo «le segnalazioni dell’ Ordine dei Medici di Roma», sottolineando le responsabilità della prima cittadina come «autorità sanitaria locale». Il Codacons, invece, ha elencato i reati ambientali connessi alla grave situazione della città: «Ora tutti gli utenti residenti nella Capitale potranno costituirsi parte offesa nell’ inchiesta della magistratura e avviare l’ iter per chiedere il risarcimento dei danni da mancata raccolta della spazzatura», scrive il presidente Carlo Rienzi in una nota. Secondo l’ associazione, «il concreto pericolo di diffusione incontrollata di gravi malattie a causa della presenza dei rifiuti abbandonati, nonché di vere e proprie colonie di topi e gabbiani, sembrerebbe configurare anche l’ ipotesi di epidemia», che punisce «chiunque cagioni un’ epidemia mediante la diffusione di germi patogeni». Michela Allegri © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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