26 Novembre 2010

EMERGENZA INQUINAMENTO

Acqua all’arsenico: primi divieti Velletri chiude i rubinetti per 50 mila

Il sindaco del comune a Castelli: «La Regione doveva pensarci 7 anni fa». Distributori per i bimbi 0-3 anni
Polverini mobilita le autobotti della Protezione civile

DA CORRIERE.IT

ROMA – Il primo sindaco che nel Lazio chiude i rubinetti per fronteggiare il caso dell’arsenico nelle acque potabili è quello di Velletri Fausto Servadio. Con voce bassa e stanca sbotta così quando lo informano che la Regione ha chiesto al Governo lo «stato di emergenza»: «Avrebbero potuto pensarci da almeno sette anni, quando c’era il tempo necessario per intervenire e abbassare valori. E non ci troveremmo in questa situazione, dove tutti agiscono come Ponzio Pilato e dove saranno costretti a portare l’acqua da bere con le autobotti della Protezione civile».
Sono le 16 di mercoledì 25 novembre: l’ordinanza appena firmata dal sindaco inaugura la serie di provvedimenti analoghi che potrebbero arrivare a raffica da altre località dei Castelli, del Viterbese e del Pontino. Tutti provocati da quel «no» che l’Ue ha pronunciato contro la richiesta del governo italiano di prorogare la deroga ai limiti massimi di arsenico nelle acque pubbliche.

LA REGIONE: 21 I COMUNI A RISCHIO – Nella cittadina a sud di Roma – 50 mila i residenti nel comune – e in molti altri centri del Lazio, il problema è lo stesso: l’arsenico trovato negli acquedotti supera di molto i 10 microgrammi per litro, valore massimo consentito dall’Unione Europea che il 12 novembre ha intimato all’Italia di correre ai ripari. D’improvviso e bruscamente, da Bruxelles hanno chiesto di riportare alla normalità i pericolosi parametri di quella sostanza che se assorbita a lungo in quantità eccessive risulta cancerogena.
Secondo l’elenco Ue, nel Lazio sarebbero 91 i comuni a rischio anche se adesso l’assessore regionale all’Ambiente Marco Mattei, annunciando uno stanziamento straordinario di 8 milioni «per le popolazioni colpite», ha ridotto il numero a 21, mentre altri 67 sarebbero in grado di avere un’ erogazione salubre, dentro i limiti della deroga, entro 2 anni al massimo. Di fatto, però, adesso sono 91 comuni e le persone interessate sono molte di più di quei «100 mila cittadini senz’acqua potabile» ipotizzati dal ministro della Salute Ferruccio Fazio nel question time alla Camera.

ASL E ACEA, PRELIEVI CONTRADDITORI – La situazione nel Lazio resta incerta, anche adesso che la governatrice Polverini si è appellata alla Protezione civile chiedendo in sintesi la distribuzione dell’acqua tramite le autobotti. Quel che potrebbe succedere a Velletri è emblematico: quando viene raggiunto telefonicamente da Corriere.it il sindaco Servadio ha appena ricevuto analisi che contengono dati contrastanti. I primi, forniti dal Dipartimento prevenzione della Asl RmH (Castelli) sono scoraggianti: «Due rilievi indicano addirittura il superamento di 50 microgrammi/litro previsto dalla deroga e nella maggior parte c’è una quantità di arsenico superiore ai 20». Insomma: qui ci sarebbe la conferma che bere è vietato. Dall’Acea arrivano invece notizie più rassicuranti: «Mi parlano di concentrazioni sotto i 20, dunque derogabili» (ndr. il limite era 10 microgrammi/litro, la deroga era arrivata a 50, ma ora la Comunità Europea indica l’opportunità di non superare i 20 mg/l).

DISTRIBUTORI PER I BAMBINI DA 0 A 3 ANNI – Nel balletto di cifre contraddittorie e incerte, il sindaco annuncia – con un tono davvero sofferto – l’intenzione di assumersi una responsabilità pesantissima: già nella mattinata di venerdì 26 novembre potrebbe emettere una seconda ordinanza comunale «per distribuire alla cittadinanza solo acqua in cui le quantità di arsenico siano inferiori ai 20 microgrammi; mentre per i bambini da 0 a 3 anni ho chiesto all’ Acea di inserire nel territorio cittadino distributori di acqua salubre, al di sotto di questo limite».

LA POSSIBILE RIAPERTURA – In sostanza un «dietro-front controllato» con cui Fausto Servadio progetta di poter riaprire parte dei rubinetti fatti chiudere il giorno prima, quando ha chiesto all’Acea – in qualche modo, con le sue analisi, «garante» di questo nuovo spiraglio – di distribuire acqua rispettando tassativamente i parametri Ue. Il che a Velletri sarebbe quasi impossibile, visti appunto i prelievi della Asl. Il riassunto sconfortato di Servadio è che «devo pensare alla salute e all’ ordine pubblico, e devo tutelare quel che mi sembra il male minore».

«SOSPENDERE LE BOLLETTE» – Intanto è la Provincia di Roma, per bocca dell’ assessore all’Ambiente Michele Civita, a chiedere «alla Regione di convocare urgentemente un tavolo tecnico per dare certezze ai Comuni ed ai cittadini. Occorre fare chiarezza in merito ai limiti, soprattutto per informare e dare garanzie ai cittadini in ordine alla potabilità».
Sollecita un confronto anche il presidente regionale di Legambiente Lorenzo Parlati – «vogliamo conoscere i progetti, le iniziative e i tempi di attuazione per realizzare i necessari investimenti e interventi» – mentre l’associazione consumatori Codacons e il consigliere regionale Idv Claudio Bucci parlano rispettivamente di «sospensione delle bollette nei Comuni non a norma» e di «rimborso dei cittadini da parte dei gestori».
 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this