20 Agosto 2003

EMERGENZA CALDO:IL CODACONS CHIEDE A SIRCHIA DI APRIRE UN`INCHIESTA PER ACCERTARE NUMERO MORTI

    EMERGENZA CALDO: IL CODACONS CHIEDE A SIRCHIA DI APRIRE UN`INCHIESTA PER ACCERTARE IL NUMERO DEI MORTI I MORTI IN ITALIA NON SI DISCOSTANO, CON TUTTA PROBABILITA`, DA QUELLI DELLA VICINA FRANCIA

    PER AFFRONTARE L`EMERGENZA BASTA RIDISEGNARE IL RUOLO DEI MEDICI DI FAMIGLIA, SENZA TASSE AGGIUNTIVE

    Per giorni i 3.000 morti francesi dovuti all`emergenza caldo sono stati all`attenzione dell`opinione pubblica, ma il Codacons teme che i dati italiani non si discostino molto da quelli resi noti in Francia. Il problema è che nessuno si è premurato di sommare ufficialmente tutti i dati disponibili. Esaminando i dati parziali a disposizione, la situazione è particolarmente preoccupante. Basti citare il caso di Genova: dal 1 al 18 agosto sono morti 693 anziani (218 in più dello scorso anno). Un dato che da solo è pari al 23% dei 3.000 morti francesi. Dati sconcertanti anche in piccole realtà come Bolzano (a luglio sono morte 107 persone con più di 60 anni, 39 in più dello scorso anno) o Como (48 morti solo dal 13 al 18 agosto). Occorre poi considerare la realtà dei piccoli paesini che sfuggono alle rilevazioni e per i quali non si hanno dati ufficiali. Sui giornali si parla di circa 500 morti in più rispetto allo scorso anno, riferendosi soltanto ad alcuni grandi ospedali di alcune grandi città, ma non si sa nulla di ciò che è avvenuto nei piccoli centri o nei paesi privi di ospedale. Si sta ripetendo la storia della ?mucca pazza?: si disse che la Francia aveva molti casi di infezioni e noi nessuno. Poi risultò che in Francia li avevano cercati, e quindi trovati, e da noi no! Quando si cominciò a farlo ne furono trovati in quantità sorprendente.
    Per questo l?Ufficio di Presidenza del Codacons, riunitosi d?urgenza oggi, con la partecipazione del Responsabile del Dipartimento Sanità e del Consulente medico prof. Emilio De Lipsis, chiede ufficialmente al ministro della Salute un`inchiesta conoscitiva sulla reale entità dei morti in Italia in rapporto al grande lungo caldo, condotta dall?Istituto Superiore della Sanità con la partecipazione della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e delle associazione dei consumatori. Un`inchiesta rigorosa che consenta di valutare nella sua complessità il fenomeno e permetta di prevenire e prepararsi per eventuali crisi future.
    Lo stesso Ufficio di Presidenza, inoltre, preso atto che negli ultimi anni, in casi di emergenza (epidemia influenzale negli inverni 2000-2002, tossicità dei farmaci anticolesterolo dell?estate 2001, attuale grande caldo), la gente sempre di più scavalca la prima linea del Servizio Sanitario Nazionale, costituita dai medici di famiglia, per cercare aiuto direttamente nelle strutture ospedaliere, si chiede se non sia il momento di rivedere la strategia generale del SSN, tenendo conto che i medici di famiglia in tutta Italia sono circa 60.000 e che, dato che ciascuno di essi guadagna, solo per l?attività medica pubblica, in media 4.000 euro al mese, essi costano agli italiani la bellezza di 240 milioni di euro. Parte cospicua di questa somma potrebbe essere utilizzata in altra maniera per assistere più efficacemente una popolazione come quella italiana, sempre più invecchiata e sempre più bisognosa di essere adeguatamente assistita. In sostanza non c`è bisogno di alcuna tassa aggiuntiva per assistere gli anziani.
    ?Il SSN in Italia, come in Francia e in Inghilterra è in crisi e ne è la dimostrazione non solo la sua incapacità a fronteggiare crisi di emergenza (a Londra è stato aperto in questi giorni il primo Pronto Soccorso Privato), ma anche il fatto che pochi italiani sanno che la quasi totalità dei medici italiani (circa 370.000) hanno stipulato contratti con assicurazioni private e che la stessa Associazione Nazionale dei Medici di Famiglia gestisce un?assicurazione privata che costa ad ogni medico iscritto oltre 500 euro all?anno“ ha dichiarato il prof. Emilio De Lipsis.

    Ufficio stampa: 06/3721573

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