4 Aprile 2012

«Embrioni, sicurezza inadeguata»

«Embrioni, sicurezza inadeguata»

Gli ispettori del ministero della Salute bocciano il Centro di Procreazione medicalmente assistita (Pma) dell’ ospedale San Filippo Neri. Al termine di un’ ispezione durata 7 ore e mezza, gli esperti del Centro nazionale trapianti sottolineano nella relazione consegnata al ministro Renato Balduzzi: «Il Centro ha un’ organizzazione non ottimale, l’ organigramma non è chiaro, non c’ è sistema di qualità, le strutture e i controlli sulle strutture non sono adeguati e c’ è un grosso deficit sui controlli di funzionamento del sistema». Nel Centro Pma, forse a causa di un guasto all’ apparecchiatura che li manteneva a meno 196 gradi centigradi, una settimana fa sono andati distrutti 94 embrioni (appartenenti e 34 coppie di genitori), 130 ovociti e 5 campioni di liquido seminale. Al lavoro nella struttura anche i carabinieri del Nas per conto della Procura. Secondo i rilievi eseguiti dagli ispettori ministeriali il sistema di allarme «non presenta anomalie, quindi dovrebbe aver funzionato regolarmente e non essere stato rilevato». La commissione, guidata da Eliana Porta, capo ispettore responsabile su cellule e tessuti per l’ Italia, era composta anche da Deirdre Fehily, collaboratrice della Commissione europea della sicurezza di laboratori, cellule e tessuti, Elisa Pianigiani, responsabile della Banca della cute dell’ azienda ospedaliera di Siena, e Domenico Adorno, responsabile del Centro regionale trapianti del Lazio. I tank (serbatoi ndr ) coinvolti nell’ incidente sono tre, è stato ricordato dagli ispettori che hanno fatto emergere due problemi: «È risultata aperta una valvola fra il serbatoio interno e il serbatoio esterno – è scritto nella relazione – e la valvola aveva del ghiaccio attorno. La temperatura del locale ospitante il tank era elevata a causa di un guasto all’ impianto di condizionamento, dovuto ad una rottura in atto da diversi giorni». Inoltre «l’ apertura della valvola ha favorito la fuoriuscita di azoto – dicono gli ispettori – mentre la temperatura più elevata del locale ha provocato una maggiore dispersione di freddo e quindi un maggiore consumo di azoto rispetto al normale. Il controllo sulla valvola e sul condizionatore sono entrambi in capo ad Air Liquide». Ieri la presidente della Regione, Renata Polverini, ha nominato una commissione d’ indagine con 5 esperti «altamente qualificati» (Andrea Lenzi, Giuseppe Novelli, Massimo De Felici, Paolo Villari, Mauro Palmieri), esterni all’ amministrazione, che dovrà chiarire la vicenda. Intanto, secondo quanto scritto nella relazione consegnata ai vertici del San Filippo Neri dalla Air Liquid, la ditta che gestisce le apparecchiature del Centro Pma, sarebbe un malfunzionamento della valvola che regola l’ immissione dell’ azoto nei serbatoi, ad avere provocato la distruzione degli embrioni. «La relazione – conferma il direttore sanitario dell’ ospedale, Lorenzo Sommella – parla di un guasto tecnico, un cattivo funzionamento della valvola dell’ azoto. Un problema che rientra esclusivamente nelle competenze della ditta, il che non fa che confermare quanto abbiamo sostenuto dall’ inizio, e cioè che l’ ospedale in questa vicenda è parte lesa». Andrea Lenzi, presidente della Commissione nominata dalla Regione, taglia corto: «Ormai il guasto tecnico mi pare assodato: quello che noi dovremo accertare è se ci sono stati ritardi nel dare l’ allarme e quali siano le eventuali responsabilità». Oggi alcune delle 34 coppie che avevano donato gli embrioni da conservare «racconteranno il loro dramma – annunciano gli avvocati del Codacons – e esporranno le loro richieste». «Lo Stato – spiega il presidente dell’ associazione, Carlo Rienzi – non può riconoscere agli embrioni la natura di esseri viventi solo quando si parla di aborto». Il Codacons illustrerà le azioni risarcitorie allo studio (per importi fino al milione di euro) e un esposto che sarà presentato alla Procura: i reati ipotizzati sono omicidio colposo e lesioni gravi. Francesco Di Frischia RIPRODUZIONE RISERVATA.

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