3 Aprile 2012

Embrioni distrutti, spunta l’errore umano

Embrioni distrutti, spunta l’errore umano

ROMA NESSUN rilievo penale per ora riscontrato dalla procura della capitale. La vicenda dei 94 embrioni andati perduti nel guasto al Centro di procreazione assistita del San Filippo Neri potrebbe risolversi in un procedimento solo civile. Con ammende, pene pecuniarie. Ma ieri sera, dalla relazione della ?Air Liquide’, la società responsabile degli impianti di crioconservazione, sarebbe emersa la possibilità di un errore umano, con l’ esclusione di un guasto tecnico ai macchinari. Il documento ufficiale sarà presentato oggi alla dirigenza del San Filippo Neri. Intanto, è dietro l’ angolo il contenzioso giudiziario sui risarcimenti: cifre fino a un milione di euro, secondo le stime del Codacons, per le richieste da parte delle circa 40 famiglie danneggiate dall’ incidente. Ieri mattina, a Palazzo di giustizia, si è svolto il primo vertice operativo sul caso fra il nuovo procuratore capo, Giuseppe Pignatone, e il più giovane dei suoi ?aggiunti’, Leonardo Frisani. Il fascicolo preliminare, senza indicazione di reato né indagati, è stato affidato al pm Antonio Calaresu. Ma, da un primo esame dei fatti, sembra difficile ipotizzare l’ accusa di interruzione di pubblico servizio, in quanto prevede l’ esistenza del dolo. SARANNO quindi esaminate le normative ospedaliere per verificare se siano state violate specifiche disposizioni. Intanto, una donna romana di 31 anni (che vuole mantenere l’ anonimato), ancora sotto choc dopo aver saputo che cosa era accaduto agli embrioni crioconservati a suo nome nel Centro del San Filippo Neri, dichiara: «Sono state distrutte delle vite, per me quello che è accaduto è omicidio colposo. Oggi mi sento come se avessi abortito, è definitivamente sfumata la possibilità di sentirmi realizzata come mamma», aggiunge spiegando che voleva dare a suo figlio, anche lui nato ?in provetta’, una sorellina. I carabinieri del Nas, mandati dal presidente della Commissione parlamentare d’ inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, Ignazio Marino (Pd), hanno acquisito dall’ ospedale romano copia dell’ esposto alla magistratura sul grave incidente di martedì 27 marzo. E dalla lettura di quelle 6 pagine si chiarisce il punto di vista dell’ Azienda ospedaliera sulla responsabilità per l’ accaduto, che sarebbe «totalmente» della ditta appaltatrice. Un aspetto che proprio oggi è anche sotto la lente d’ ingrandimento degli ispettori del Centro nazionale trapianti, inviati dal ministero della Salute. SECONDO il direttore generale dell’ Azienda ospedaliera, Domenico Alessio, che firma la denuncia, la causa dell’ incidente va individuata nell’«azzeramento del livello di azoto liquido nei contenitori destinati alla raccolta». Poi «l’ innalzamento della temperatura conseguente allo svuotamento del serbatoio ha provocato l’ irreparabile deterioramento di quanto contenuto». Bruno Ruggiero.

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