Embargo 1 tokyo e mosca decidono leggendo i giornali
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fonte:
- il Riformista
“Dopo le informazioni diffuse durante il fine settimana sulla presenza di diossina nel formaggio mozzarella fabbricato in Italia, abbiamo ordinato la sospensione delle importazioni sino a quando non avremo informazioni corrette al riguardo“: così, l`assai zelante ministero della Salute di Tokio ieri, dopo aver sfogliato i giornali, ha deciso di chiudere il paese alla mozzarella campana, seguendo il precedente esempio della Corea del Sud che ha addirittura bloccato l`importazione di tutti i prodotti caseari italiani. Entrambi i paesi, detto per inciso, si sono dimenticati di comunicare il provvedimento al Wto per renderlo ufficiale. Solamente dopo l`embargo, i giapponesi hanno scoperto che nell`elenco degli esportatori da cui acquistano la delizia campana non c`è nessuno dei caseifici dove gli indici della diossina sono risultati moderatamente superiori. Ma allora, questa benedetta mozzarella è nociva o no? Ieri, al termine di una complicata riunione al ministero della Salute, la risposta: dai test di routine effettuati tra ottobre e febbraio, gli indici della diossina erano superiori alla soglia consentita dalla legge, in 25 caseifici (su 130 controllati). Di qui il provvedimento di sequestro cautelare delle 83 aziende agricole che fornivano loro il latte. Ed è fortemente improbabile che tutte le aziende ora chiuse siano contaminate. Del resto, dovrà occuparsene la magistratura, nel caso. Il danno, però, oramai è fatto. “Bisogna evitare la psicosi, di ripetere l`esperienza dell`aviaria – ripeteva ieri il sottosegretario alla Salute Gian Paolo Patta – l`Italia è uno dei paesi che esercita in Europa più controlli, abbiamo un sistema di controlli concordato con l`Unione europea particolarmente importante“. Essì, perché pure a Bruxelles la mozzarella campana è diventata peggio di un`arma batteriologica: la Commissione martedì ha chiesto “d`urgenza“ informazioni alle autorità italiane sulla possibile contaminazione e ieri ha ricevuto i risultati delle analisi condotte sui campioni prelevati in Campania alla fine del 2007. Per avere avere un quadro complessivo, completo di tutti i più recenti rilevamenti sugli impianti delle province di Napoli e Caserta, si dovrà attendere almeno una settimana. Ma, mentre qui come in Giappone ci si chiede se e in che misura la mozzarella campana sia corretta alla diossina, la mancata vendita di mozzarella conseguente all`allarme è calcolata in una perdita di 30 milioni di euro in due mesi, almeno secondo le stime del Consorzio della mozzarella di bufala dop. Il Codacons ha anche annunciato una class action (e se dovesse dar seguito all`annuncio si tratterebbe del primo caso italiano) “in relazione ai danni economici subiti dai produttori di mozzarella di bufala“. Ma contro chi? Secondo Antonio Limone, il commissario straordinario dell`istituto zooprofilattico di Portici che (insieme con i laboratori di Teramo, Roma, Brescia, Porto Marchera e con l`Istituto superiore della Sanità) sta esaminando il latte degli allevamenti sotto inchiesta, l`allarme è ingiustificato: “La percentuale di diossina è poco sopra la norma: il limite è 3 picogrammi per grammo di latte, e in questi casi ne abbiamo trovati 3,2 o al massimo 3,3“. Il guaio, però, è che quei miliardesimi di milligrammi in più ci sono, laddove non dovrebbero. E al ministero della Sanità più che guardare alla “munnezza“ partenopea, si ricorda che se è vero che ai produttori vengono imposti periodici controlli, ci sono anche i produttori che delle regole dello stato vogliono sapere poco e niente. Ci sono le aziende di proprietà della criminalità organizzata, quelle dove per fare le verifiche è necessario essere accompagnati dai carabinieri. Nella migliore delle ipotesi. Nel frattempo, però, la diossina continua a mietere vittime (del mercato). Finito l`allarme giallo, ora arriva quello sovietico: a Mosca ristoranti e negozi avrebbero già emesso la fatwa contro la mozzarella. Sempre però dopo aver controllato i giornali.
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