ELEZIONI: PER IL CODACONS INGROIA NON PUO’ CANDIDARSI
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fonte:
- AGI
(AGI) – Roma, 17 dic. – Il Codacons ha presentato una formale diffida al Consiglio Superiore della Magistratura, affinche’ ai magistrati che entrano in politica non sia rilasciata alcuna aspettativa, ne’ sia loro permesso di tornare ad operare nel mondo della giustizia al termine del mandato. L’iniziativa sege la notizia della possibile candidatura del magistrato, Antonio Ingroia. Se il Csm dovesse dare il nullaosta, il Codacons e l’Associazione utenti della giustizia faranno ricorso la Tar chiedendo un risarcimento dei danni come hanno gia’ fatto in occasione del permesso concesso a Luigi De Magistris. Per il Codacons “i magistrati italiani godono di un intollerabile privilegio che consente loro di entrare in politica per poi tornare a lavorare nelle aule di giustizia come e quando vogliono – spiega il Codacons – Il collocamento fuori ruolo dei magistrati e’ disciplinato dalla Circolare del CSM n. P- 2766 dell’8 febbraio 2008, la quale stabilisce che il CSM deve accertare che il magistrato che chiede il collocamento fuori ruolo per candidarsi in un partito politico non abbia in corso o abbia avuto recentemente indagini svolte su persone legate direttamente oppure indirettamente a quel partito, in quanto proprio a causa della conduzione delle indagini su indicate, lo stesso potrebbe trovarsi in possesso di numerose informazioni che potrebbero essere utilizzate nel corso della campagna elettorale o, comunque, nel corso dello svolgimento del proprio mandato”.
Per l’associazione, “inevitabilmente ne consegue che, se anche si volesse consentire al magistrato di intraprendere la carriera politica, non sarebbe costituzionalmente possibile consentire un suo ritorno all’interno dell’ordine giudiziario, considerato che l’art. 111 della Costituzione prescrive che ‘La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge. ogni processo si svolge… davanti a giudice terzo ed imparziale'”. “L’aspettativa per impegni elettorali – scrive il Codacons nella diffida – costituisce l’illegittimo canale di collegamento tra due poteri dello Stato i quali sono e devono rimanere separati tra di loro. Le delibere con le quali il CSM ha provveduto a mettere i magistrati in aspettativa per motivi elettorali non sono altro che la concretizzazione di questo rischio. A cio’ si aggiunga che e’ assolutamente incostituzionale consentire, dopo l’espletamento del mandato elettivo, un ritorno nel potere di appartenenza”.
Per tale motivo il Codacons ha formalmente diffidato il CSM a non “emettere nei confronti dei magistrati che ne facciano richiesta delibere con le quali venga disposta la collocazione in aspettativa per motivi elettorali se non al ricorrere delle condizioni previste dalla legge e si diffida altresi’ a non consentire il ricollocamento in ruolo al termine del mandato politico svolto, altrimenti verificandosi una violazione degli artt. 98, 104 e 111 Cost. oltreche’ 6 CEDU”. (AGI) red/Cav
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