10 Febbraio 2011

Elettrosmog, l’ inquinamento dimenticato

Elettrosmog, l’ inquinamento dimenticato
 

Una ragnatela invisibile che avvolge la città. Telefonini, Wi-Fi, antenne, ripetitori. Ormai ogni centimetro cubo di aria è invaso dalle onde elettromagnetiche. C’ è chi se ne preoccupa, chi sostiene non siano dannose per la salute. E chi, fatalista, sospira «cosa faranno mai, con tutte le schifezze che respiriamo» . Ma la parola elettrosmog ritorna insistente ogni volta che si parla di installare i nuovi hot spot per il Wi-Fi o che i cittadini si vedono piazzare un ripetitore davanti a casa. Zone fuori norma A Milano, come nel resto del Paese, vale la regola per cui le emissioni non devono superare i 6 volt per metro per le antenne del telefono, radio e tv e i 3 microtesla per gli elettrodi. Standard che, va detto, sono molto più restrittivi del resto d’ Europa. Ma non solo. La Lombardia vanta il primato italiano per numero di ripetitori per la telefonia mobile (4.228, secondo la Sina-Net e 900 i siti dove sono installati impianti televisivi). Nessun problema però, almeno secondo l’ Arpa «perché la maggior parte delle antenne sono installate in montagna e i superamenti riguardano quasi sempre le zone meno abitate. A Milano ci sono un paio di casi ma sono in via di risanamento» . Diversa l’ opinione del Codacons. «Ogni volta che viene impiantata una nuova antenna la gente che abita nelle vicinanze ci chiama impaurita» , spiega il presidente Marco Donzelli. Già, perché tirare su la cornetta e sentire la propria voce provenire dal frullatore un po’ di impressione la fa. Rilevamenti critici Proprio in questi giorni un consulente del Codacons ha effettuato alcuni rilievi. «In via San Galdino, i valori erano di 8 volt al metro» . Il motivo? Di fronte dell’ Ospedale Buzzi svetta un’ antenna, installata da tempo sul tetto di una costruzione a un piano. «Sono anni che cerchiamo di farla togliere, ma il proprietario del palazzo ci guadagna parecchio» , spiegano i commercianti della zona. Dall’ Arpa arriva la conferma della criticità, su cui il Comune sta effettuando interventi proprio in questi giorni. A interrogarsi sono poi i residenti di corso Sempione. Qui spaventa la torre della Rai. «Se avessi figli credo che cambierei quartiere» , sostiene Stefano Arturi, residente in via Londonio. Interessanti poi anche i rilevamenti effettuati al Tribunale. «Al pianterreno del Palazzo di Giustizia gli strumenti segnano 2 volt al metro, una cifra superiore alla media» , continua il consulente del Codacons. «E anche in via Bramante, sul muro dell’ officina elettrica dell’ Enel la situazione è quasi critica» . Dubbi anche sul Wi-Fi Numeri a parte, ora alla ragnatela invisibile si aggiunge anche ilWi-Fi, che in futuro non troppo lontano sarà presente in tutta la città, permetterà di controllare il traffico e la rete dei trasporti. «Non esistono ancora dati sufficienti che ci mostrino la pericolosità delWi-Fi» , spiega Angelo Gino Levis, ordinario di Mutagenesi ambientale all’ Università di Padova. «In genere le antenne che abbiamo in casa non danno problemi perché sono vicine al computer. Ma se me ne sto seduto in un parco con il portatile appoggiato sulle ginocchia, per raggiungere il segnale dell’ antenna più vicina il mio pc emette un numero di onde molto più alto e questo potrebbe avere degli effetti dannosi, data anche la vicinanza con il corpo» . A porsi il problema è anche Green Geek, associazione che ha presentato al laboratorio del Pd Change Milano un progetto di rete pubblica. «Non si può mettere una sola antenna per cinque chilometri quadrati» , spiega Mauro Lattuada. «Piuttosto bisogna mappare in maniera sensata la città prevedendo una rete adeguata. Ma resta il fatto che un’ antenna per il Wi-Fi emette un segnale dieci volte inferiore quello di un cellulare» . Telefonino pericoloso? La questione, casomai, si pone per tutti quegli apparecchi che teniamo vicino al corpo. «Anche se non è dimostrata una correlazione diretta tra l’ insorgere di un tumore e l’ uso del telefonino, è sempre meglio tenere lontani questi apparecchi dalle parti più delicate» , sottolinea Levis. Quindi, nel dubbio, niente smartphone in tasca, o palmari attaccati all’ orecchio tutto il giorno. Stessa attenzione con gli elettrodomestici in casa. Secondo il Codacons uno dei più «pericolosi» è il cordless che raggiunge picchi di 8 volt al metro. «Indiziate» anche le lampade fluorescenti che arrivano 30 volt al metro. Come a dire che se la ragnatela dell’ elettrosmog è nell’ aria, anche le mura domestiche non sono al sicuro. Marta Serafini © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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