22 Maggio 2003

Elettrodotti e tralicci un referendum per dare più potere ai cittadini





IL senso della battaglia sta tutto nel disegno di Giulia, 8 anni. Ci sono due bambini che guardano l?aquilone con cui stanno giocando, tagliato in due dai cavi di un elettrodotto. Questa immagine è stata scelta come manifesto dai promotori del referendum, che, i prossimi 15 e 16 giugno, chiederà agli italiani di abrogare le norme che regolano la servitù coattiva degli elettrodotti. «Cioè l?articolo 119 del regio decreto 1775 del 1933 e l`articolo 1056 del codice civile ? spiega il verde Carlo Monguzzi ? che danno ai gestori la possibilità di far passare i cavi dove vogliono». La «servitù» infatti impone che i terreni occupati da tralicci siano vincolati. Fondamentalmente due sono gli obiettivi che si pone il comitato per il sì (del quale fanno parte alcune associazioni come Arci, Codacons o Greenpeace; partiti come Rifondazione e Verdi). Dare maggiore poteri ai cittadini che non vogliono il passaggio di elettrodi sotto casa, spingere i gestori a razionalizzare gli impianti. «Anche perché ? aggiunge Simona Colzani di Rifondazione ? in Lombardia ci sono 10841 chilometri di cavi ad alta ed altissima tensione. La densità media è di 147 kmq contro quella italiana che è di 74. Basta pensare ai tralicci che ci sono al Gratosoglio, costruiti proprio sopra i giardini pubblici». Finora nessuna istituzione sanitaria è mai riuscita a dimostrare che l?elettrosmog provochi danni alla salute o provochi malattie gravi. «Ma ? nota Monguzzi ? secondo l?Oms per gli elettrodotti dovrebbe essere applicato il principio di precauzione, mentre l`Istituto superiore della Sanità non nasconde a priori una correlazione fra i campi magnetici degli elettrodotti di media e alta potenza e l`insorgere di leucemia e tumori». Consiglia «di votare no o di restarsene a casa» Giovanni Bordoni (Forza Italia). Il consigliere azzurro ammette che «il problema esiste. Dobbiamo razionalizzare una rete che per la metà è composta da elettrodi inutili. Ma, più del referendum, serve una legge che incentivi o costringa, magari vincolandoli sulle nuove concessioni, i gestori a concentrare il trasporto su pochi cavi. Cosa possibile in epoca di liberalizzazione».

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