8 Febbraio 2003

Elettrodotti, campagna per il referendum

Elettrodotti, campagna per il referendum


Nasce il primo comitato per il voto che sarà in primavera. Battaglia anche sui limiti e i pericoli delle emissioni




«Di questo referendum – dicono i promotori -, anche dopo che la Corte Costituzionale lo ha accolto, finora non si è mai parlato. Invece, se gli italiani a primavera voteranno “sì“, comporterà una vera rivoluzione benefica. Per tutti». Il referendum in questione è quello sulla «servitù coattiva di elettrodotto» e propone di abrogare una norma che risale a 70 anni fa. Si tratta dell?articolo 119 del Testo unico in materia di acque e impianti elettrici, approvato con Regio decreto 1775 del 1933. Dice l?articolo 119: «Ogni proprietario è tenuto a dare passaggio per i suoi fondi alle condutture elettriche aeree e sotterranee che esegua chi ne abbia ottenuto permanentemente o temporaneamente l?autorizzazione dall?autorità competente». Insieme con il Regio decreto, verrebbe abrogato anche quanto previsto dall?articolo 1056 del Codice civile, che stabilisce: «Ogni proprietario è tenuto a dare passaggio per i suoi fondi alle condutture elettriche in conformità delle leggi in materia».

LO SCENARIO – L?obbligo di far passare gli elettrodotti su terreni di proprietà privata fu una scelta giustificata dalla necessità di estendere l?elettrificazione in tutto il Paese. Oggi lo scenario è diverso: la rete elettrica è sostanzialmente completata; il principale soggetto operante nel settore, l?Enel, sta per essere privatizzato; e sui grandi elettrodotti (come per le cabine elettriche, i ripetitori per la telefonia e gli impianti di trasmissione radio-tv), è esplosa una polemica su due fronti: i danni alla salute conseguenti all?esposizione ai campi elettromagnetici (il cosiddetto elettrosmog) e il deturpamento ambientale. Le controversie sull?argomento finite in tribunale sono ormai migliaia. In molti casi, comitati di cittadini hanno ottenuto lo spostamento dei tralicci. In altri (come nel caso di Radio Vaticana), no.

LA LEGGE – Una legge quadro sui limiti di esposizione ai campi elettromagnetici però esiste. E? la numero 36 del febbraio 2001. Ma è rimasta lettera morta, perché il governo (di centrosinistra), non varò i decreti attuativi entro i 60 giorni previsti. Nel caso degli elettrodotti (basse frequenze), la legge quadro indica un limite «di attenzione» di 0,5 microTesla, da non superare dove la popolazione risiede, e un «obiettivo di qualità» di 0,2 mT, che si prefigge di «minimizzare le esposizioni» e in pratica riguarda sia i nuovi impianti, sia i vecchi che superano i valori di attenzione. Il limite attuale di esposizione invece è di 100 microTesla, 500 volte più alto dell?obiettivo-qualità. Ma la battaglia, assicurano i promotori del referendum sulla servitù di elettrodotto che giovedì hanno fondato il primo comitato (le associazioni Wwf, Verdi Ambiente e Società, Italia Nostra, Conacem, Adusbef, Federconsumatori, Medicina democratica, Codacons, Altragricoltura, Comitato delle mamme antielettrosmog di Napoli, e i partiti Rifondazione comunista e Verdi), riguarda anche i ripetitori di telefonia e radio tv (alte frequenze), che in base al «decreto Gasparri» (contro il quale la Regione Lombardia ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale) possono essere installati ovunque, in deroga a qualsiasi legge, «in regime di deregolamentazione e incostituzionalità», sostiene l?Osservatorio nazionale sull?elettrosmog. Per questi ripetitori, il limite attuale di esposizione è di 6 volt/metro, il doppio di quanto indicato dalla legge quadro come obiettivo di qualità.

ANTENNE – Ma non è finita qui. Secondo i dati del centro di ricerca socioeconomica Ares, «l?Italia è una giungla di antenne». Eccola in cifre: «Negli Stati Uniti ci sono non più di 12 mila antenne – dice l?Ares -, mentre da noi sono già 60 mila, e a queste stanno per aggiungersi le 40 mila previste per i cellulari Umts». Un?operazione da 15 miliardi di euro per l?istallazione e 640 milioni di euro per l?affitto del terreno o della porzione di edificio condominiale da «antennare».

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