25 Giugno 2008

Elettricità più cara dell`8%

Elettricità più cara dell`8%
Il caldo ha fatto impennare i consumi e il prezzo vola in Borsa

Le pazzie del petrolio potrebbero far volare dal 1Úluglio la bolletta elettrica dell`8% (tasse escluse), pari a 35 euro in più l`anno per lafamiglia media,come prevedono gli analisti del centro ricerche Ref di Milano. L`estate appena cominciata e già rovente sta facendo marciare a tutta forza i condizionatori, e salgono i consumi di corrente: ieri nelle ore più torride la domanda ha superato i 52mila megawatt, e la rete elettrica è stata messa a dura prova, ma il sistema non ha più i problemi generali di inadeguatezza di qualche anno fa. Tranne alcuni blackout isolati dovuti all`affaticamento della rete elettrica, ora la disponibilità di energia è alta e le centrali di riserva sono più che sufficienti. La domanda spinge anche i prezzi del chilowattora e ieri alla Borsa elettrica sono state negoziate le partite di corrente che saranno consegnate oggi; i prezzi sono in salita e sono assai alti, con punte oltre i 180 euro per mille chilowattora, controi 127 euro dell`Austria che come l`Italia non ha un grammo di nucleare, contro i 124 della Francia nuclearista e contro i 121 euro della Germania che usa metano, carbone e nucleare. Ogni tre mesi l`Autorità dell`energia aggiorna le tariffe di luce e gas per i consumatori che non fanno ricorso al mercato libero. L`aggiornamento tiene conto dei costi di approvvigionamento delle centrali elettriche (a cominciare da metano e carbone), ma anche di molte altre voci di dimensioni più contenute che concorrono a formare la bolletta, come gli incentivi alle fonti rinnovabili, il finanziamento delle attività correlate al servizio elettrico, fondi per la ricerca nel settore, risarcimenti, compensazioni e così via. In genere, l`Authority riesce a limare su queste voci per tentare una pallida difesa dalle spallate del greggio. Il prossimo aggiornamento delle tariffe sarà il 1Ú luglio, e l`Autorità dell`energia lo annuncerà venerdì. Ma gli analisti, non appena hanno chiaro il quadro di riferimento, azzardano previsioni. Una decina di giorni fa era toccato ai due centri studi bolognesi Nomisma Energia e Rie, che avevano stimato per il 1Ú luglio rincari nell`ordine del 2,2%, mentre ieri il Ref di Milano ha preso spunto dalle stime dell`Acquirente unico (la Spa pubblica controllata dal gestore dei servizi elettrici che approvvigiona chi non si rivolge al mercato libero). Dall`inizio dell`anno le quotazioni del petrolio hanno registrato aumenti consistenti: le previsioni da qui a fine anno “non lasciano ampi spazi di manovra – afferma il Ref – per evitare un forte aumento della bolletta dell`elettricità per famiglie e piccole imprese“. Secondo stime Ref rielaborate sui dati dell`Acquirente unico, “la componente a copertura della spesa per l`approvvigionamento di energia andrà aumentata del 10,5%, ipotizzando prezzi del barile e tasso di cambio euro- dollaro in media per il 2008 intorno a 120 dollari al barile e 1,53 dollari per la moneta americana “. Ma oltre all`aumento dei costidell`energia,entro fine anno devono anche essere recuperati circa 300 milioni di euro di maggiori oneri sostenuti dai distributori nel 2007 per fornire il mercato vincolato. In rincaro di luglio colpirà soprattutto le famiglie ad alto consumo e le piccole imprese, cioè i consumatori che pagano il chilowattora più salato d`Europa, mentre le famiglie con bassi consumi (meno di 2.700 chilowattora l`anno) continueranno a pagare il chilowattora più conveniente d`Europa. Le imprese non hanno ancora strumenti adeguati di difesa dai rincari, poiché mancano un mercato a termine e un vero mercato del “dispacciamento“. Le spinte del petrolio inoltre rendono più facili reazioni politiche di facile presa ma lontane dal mercato e dal liberismo. L`associazione dei consumatori Codacons ieri è intervenuta affinché il Governo studi “interventi simili a quelli introdotti sulle accise per la benzina“ e in particolare che vengano eliminati gli incentivi Cip6. LE CRITICITÁ Le imprese non hanno ancora strumenti adeguati per difendersi dagli aumenti perché manca un vero mercato a termine.

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