È lo stesso copione che si verifica ogni anno con l’inizio delle ferie d’agosto
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fonte:
- Il Mattino
È lo stesso copione che si verifica ogni anno con l’inizio delle ferie d’agosto: milioni di italiani in coda lungo strade e autostrade per raggiungere i luoghi di villeggiatura e che, fermandosi nelle aree di servizio, devono fare i conti con la consueta impennata estiva del prezzo di benzina e gasolio. Questa volta la tregua c’è stata, ma è durata soltanto undici giorni, tra la fine di luglio e l’inizio di agosto. Da ieri, però, complice la ripresa delle quotazioni del petrolio, il costo dei carburanti è tornato a correre. A dettare la linea è stata ancora una volta l’Agip: la società del gruppo Eni ha deciso un sensibile aumento dei listini consigliati ai gestori, portando la benzina verde a quota 1,34 euro al litro (+3 centesimi). È salito anche il diesel (+2,5 centesimi a 1,162 euro) e rincari, anche se più contenuti, si registrano da parte di Api/Ip, Erg, Q8 (solo per la verde), Shell, Tamoil e Total. Anche l’ultima fiammata era iniziata con un ritocco dell’Agip, che il 24 luglio scorso aveva rialzato, sempre di tre centesimi al litro, il costo della benzina, salito allora a 1,31 euro. E anche questa volta, come allora, insorgono le associazioni dei consumatori, mentre le compagnie si difendono spiegando che l’incremento dei listini in Italia riflette quello che si è registrato sui mercati internazionali. Per Adusbef e Federconsumatori, l’aumento dei prezzi da parte dell’Agip rappresenta «la dimostrazione lampante dell’inaccettabile meccanismo speculativo di doppia velocità di adeguamento dei carburanti, pronti a scattare al rialzo non appena le quotazioni del petrolio accennano ad aumentare, ma lentissimi ad adeguarsi quando queste ultime sono in ribasso». Le due associazioni invocano «seri controlli sulle speculazioni in atto», calcolate intorno ai 6-7 centesimi al litro, e tornano a chiedere «una completa liberalizzazione del settore», con l’apertura delle vendite alla grande distribuzione. Rincara la dose il Codacons, secondo cui il rialzo di ieri «è incredibile, perché l’Agip dovrebbe mostrare un comportamento più responsabile, sapendo che poi le altre compagnie si adeguano ai suoi aumenti». L’associazione chiede quindi al governo di convocare i vertici dell’Eni «per avere chiarimenti, considerato che gli aumenti sono del tutto ingiustificati». La replica dell’Unione petrolifera non si fa attendere: nella definizione del prezzo dei carburanti «si conferma l’assoluta correttezza di comportamento delle aziende, il cui riferimento restano i mercati internazionali», si legge in un comunicato diffuso dalle compagnie, che sottolineano come «queste e non altre sono le motivazioni alla base dei recenti aumenti dei prezzi dei carburanti, sistematicamente ignorate dalle associazioni dei consumatori». Anzi, aggiunge l’associazione che raggruppa le principali aziende attive in Italia nella raffinazione e nella distribuzione di carburanti, a ben vedere l’andamento dei prezzi in Italia è stato «più cauto» di quello registrato sui mercati internazionali, con rialzi inferiori a quelli visti in Europa. A intervenire in questa occasione è anche il governo, che, attraverso il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia, annuncia «l’ultimo giro per i furbi». L’esecutivo, spiega, sta «monitorando con attenzione la situazione e intensificando i controlli perché sarebbe intollerabile verificare comportamenti speculativi in piena crisi economica e alla vigilia dell’esodo vacanziero». Quel che è certo è che il prezzo della verde è aumentato di oltre 7 centesimi rispetto ai valori che si riscontravano a metà luglio. E la conseguenza è una maggiorazione di quasi quattro euro su ogni pieno (3,8 per il diesel e 3,6 per la verde). Un’impennata che, proprio alla vigilia dell’esodo di Ferragosto, rischia di diventare piuttosto gravosa per le tasche degli italiani.
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