4 Novembre 2011

È di San Donato la precaria "più anziana" di Lombardia  

È di San Donato la precaria "più anziana" di Lombardia
 

È di San Donato il precario "pìù precario" della Lombardia. Si chiama Antonella A. e ha 46 anni. A scoprirla è stato il Codacons attraverso un apposito concorso lanciato nella stessa regione. Antonella è l’ insegnante con più anni di precariato alle spalle. Nata nel 1965, la docente ha presentato la domanda per l’ inserimento in graduatoria nel 1987. Da allora ha sempre prestato servizio negli istituti scolastici in modo discontinuo, attraverso supplenze e contratti a termine. Insomma, la sua vita da precaria dura da ben 24 anni, condita da delusioni e fatica, e dal peregrinare da una scuola all’ altra in attesa dell’ immissione in ruolo.La professoressa ha così deciso di fare causa al ministero dell’ istruzione aderendo all’ azione legale lanciata dal Codacons e, risultando in regione la docente con più anni di precariato alle spalle, ha vinto il concorso dell’ associazione, e dunque la possibilità di intentare un ricorso gratuito attraverso i legali del Codacons. L’ associazione ha raccolto finora circa 2mila adesioni da parte dei precari della scuola ai ricorsi collettivi promossi dall’ associazione dinanzi ai tribunali del lavoro. In questi si chiede al ministero dell’ Istruzione l’ adozione degli atti amministrativi generali necessari ad ottenere la definitiva immissione in ruolo degli insegnanti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento, e la conseguente conversione dei contratti di lavoro a tempo determinato, oltre che un risarcimento pari a 40mila euro.Iniziativa analoga viene lanciata oggi anche in favore dei cosiddetti "presidi incaricati", ossia insegnanti che per anni hanno svolto questa mansione senza essere mai stati assunti come presidi, con conseguente lesione della professionalità, rimasta sospesa come in un limbo.«Anche io sono stato precario vent’ anni – commenta Sergio Borsato, docente alla scuola Fermi di San Giuliano -. Ho un diploma musicale ottenuto nel 1982, ma già nel 1980 insegnavo. C’ era carenza di insegnanti di musica e prendevano anche gli studenti. Nel 1982 ho fatto e vinto il concorso, ma ci sono voluti altri undici anni perché diventassi di ruolo. Prima ho sempre lavorato con nomina del provveditorato. Lavoravo e puntualmente venivo licenziato il 30 giugno. Ho perso un sacco di soldi perché su 20 anni di lavoro me ne hanno considerati 15. C’ erano persone mature precarie, magari con lutti in famiglia che fino al 1999 non avevano neanche diritto ai tre giorni di lutto per la morte di un figlio. A me è successo. Adesso la situazione, per la maggior parte dei precari, è ancora la stessa. Ci sono centinaia di precari che continuano a lavorare e quelli che come me sono diventati di ruolo sono comunque ributtati nelle condizioni di precari. Grazie ai tagli, ti costringono a lavorare, male, su due o tre scuole. L’ anno scorso avevo 2 ore a Paullo e 16 a San Giuliano. L’ insegnante deve stare dentro la scuola, essere visibile per le varie attività, nella ricreazione. Essere un punto di riferimento, invece questo non c’ è. E noi torniamo a essere ragazzi».Cri. Ver.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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