18 Agosto 2013

Egitto, uccisi 38 Fratelli Musulmani

Egitto, uccisi 38 Fratelli Musulmani

Il Cairo – Ancora sangue in Egitto . La tregua armata e carica di tensione che ha segnato la giornata, dopo le stragi dei giorni scorsi, è stata rotta nel pomeriggio quando almeno 38 Fratelli musulmani sono stati uccisi nel blindato che li trasferiva da un carcere ad un altro nella zona del delta del Nilo, dopo che un commando di loro confratelli aveva assaltato il convoglio per cercare di liberarli. Il blitz delle forze di sicurezza, ancora oscuro nella dinamica (si parla di una violenta sparatoria, ma anche di detenuti asfissiati dai gas nell’ automezzo), è andato in scena poco dopo il monito lanciato dal nuovo uomo forte del Cairo, il generale Abdel Fatah al-Sissi : «Non ci piegheremo agli islamisti». Sissi si è spinto a evocare apertamente il rischio del baratro per il Paese, e un conflitto di natura «religiosa» che ne sancirebbe la rovina. «C’ è posto per tutti» , ha poi strizzato l’ occhio ai Fratelli musulmani, ma invitandoli a «rivedere» le loro posizioni, ovvero ad accantonare la richiesta d’ un ritorno al potere di Mohamed Morsi e la persecuzione giudiziaria degli «assassini». Il generale ha parlato nel giorno in cui è stata ufficializzato l’ addio non solo al governo ma all’ Egitto di Mohamed El Baradei : l’ ormai ex vicepresidente e premio Nobel per la pace che ha fatto le valigie alla volta di Vienna dopo essersi dissociato dalla linea dura del governo istituito dai militari, nel pieno di una crisi che da mercoledì conta quasi mille morti in tutto il Paese. Anche oggi i sostenitori del deposto presidente Morsi hanno mantenuto la promessa di tornare in piazza, pur annullando alcuni cortei per motivi di sicurezza e decidendo di lambire solamente i centri strategici e del potere, presidiati massicciamente dai militari e «miliziani», i giovani civili armati di bastone che affiancano i soldati ai checkpoint , a dispetto del loro teorico scioglimento annunciato giusto oggi dal governo ad interim. Le forze di sicurezza che hanno sgomberato Rabaa e Nahda mercoledì, con uno dei bilanci più drammatici di vittime da Tiananmen ad oggi, restano intanto in campo in forze, a fronteggiare i pro-Morsi che oggi hanno marciato con le braccia alzate segnando il quattro con le mani: come per dire «siamo tutti di Rabaa». In migliaia hanno sfidato il coprifuoco al Cairo , a Giza Fayyoum, e in altri governatorati del Paese. Mentre in tarda serata è rimbalzata la notizia più sanguinosa della giornata: un assalto dei Fratelli musulmani a un convoglio di blindati che trasferiva decine di dimostranti da un carcere a un altro. Assalto finito in strage – sostengono fonti di polizia – dopo la presa in ostaggio di un agente. Ieri la gior nata si era chiusa al contrario in un’ atmosfera relativamente tranquilla, con le conclusione di numerose manifestazioni in tutto il Paese senza scontri gravi e lo sgombero «senza vittime» della moschea al Fatah degli “irriducibili”, al Cairo. Ma a sorpresa oggi è arrivato un bilancio del ministero della Salute, che ha stimato in oltre 70 i morti delle scorse 24 ore , senza precisare altro. Forse una buona parte di vittime va ricondotta in realtà proprio allo sgombero della moschea , preceduto da un’ intensa sparatoria. E mentre da Bruxelles l’ Europa paventa conseguenze «imprevedibili» e avverte di essere pronta a «rivedere le relazioni» con l’ Egitto se non si fermerà il bagno di sangue, le ultime ore sono caratterizzate dall’ offensiva del governo e dei militari contro la stampa occidentale, oltre che contro al Jazeera, accusata di offrire una copertura «non professionale degli eventi», favorevole ai Fratelli Musulmani patrocinati dal Qatar. Nelle strade basta che qualcuno gridi «quelli sono di al Jazeera» per scatenare le ire della folla anti-Morsi, e le intimidazioni si moltiplicano ovunque. Sull’ altro fronte è invece al Arabiya, voce dell’ Arabia Saudita e vicina al governo provvisorio del Cairo, ad aizzare le recriminazioni dei pro-Morsi. Una guerra di propaganda che va avanti da settimane accanto a quella vera. E che sta sfornando i suoi frutti avvelenati, anche a danno del diritto di cronaca e della sicurezza dei reporter. La “mossa” dell’ Unione europea L’ Ue ha fatto sapere questa mattina che «rivedrà urgentemente nei prossimi giorni le relazioni con l’ Egitto e adotterà misure» per conseguire questo obiettivo, come si legge in un comunicato in cui il presidente, Herman van Rompuy , e il numero uno della Commissione, Manuel Barroso , hanno chiesto alle parti di «dare prova di moderazione» contro una possibile escalation della violenza. Ricordando che è responsabilità di governo ed esercito mettere fine agli scontri, la nota ribadisce che «dev’ essere evitata ogni ulteriore escalation» che «potrebbe avere conseguenze imprevedibili per l’ Egitto e la regione», perché «non c’ è alternativa al dialogo», dunque «tutte le forze politiche» si devono impegnare per il futuro democratico dell’ Egitto con elezioni e un governo civile, e «l’ esercito deve rispettare» questo processo . Rientrano 15mila turisti italiani Tra la giornata di ieri e questa notte 15 mila italiani rientreranno dall’ Egitto; altre 15-19 mila persone, in questo periodo di altissima stagione, sarebbero dovute partire a loro volta per le località turistiche del Mar Rosso ma, dopo lo “sconsiglio” della Farnesina, partiranno solo poche decine di «irriducibili». Questo il quadro che fornisce il presidente di Fiavet, la Federazione delle agenzie di viaggio aderente a Confcommercio, Fortunato Giovannoni, secondo il quale la sospensione della destinazione Egitto è causa di danni economici, per gli operatori turistici, che ammontano tra i 30 e i 50 milioni di euro. C’ è chi, però, nonostante l’ avviso del ministero degli Affari Esteri e le notizie di scontri e sangue che continuano a giungere dall’ Egitto, non si dà per vinto e vuole partire. Stamane, venti turisti sono partiti per le località del Mar Rosso dall’ aeroporto di Malpensa e una decina da quello di Orio Al Serio (Bergamo), dopo aver firmato una liberatoria al loro tour operator. Anche un volo Mistralair è partito stamani da Fiumicino per Marsa Alam , in Egitto, sul Mar Rosso, con 5 passeggeri a bordo. L’ idea di non fare una vacanza è evidentemente peggiore di quella di correre dei rischi. «Non rischiano nulla – assicura Giovannoni – e forse la stessa precauzione presa dalla Farnesina è stata eccessiva, anche perché ha creato tante difficoltà sia a noi operatori che ai turisti in partenza». Alcuni tour operator hanno fatto partire i clienti per altre destinazioni , all’ estero o anche in Italia, in Sardegna in particolare. In altri casi, i clienti hanno chiesto il rimborso. «Che tuttavia non è mai quanto la cifra pagata per il viaggio – puntualizza Antonio Esposito, agente di Italicantour Viaggi e Vacanze – perché i tour operator trattengono una cifra di almeno 90 euro come quota di iscrizione e di assicurazione, che il cliente perde. Dunque al danno si aggiunge la beffa». Per Esposito, che da 90 giorni non vende la destinazione Egitto e nemmeno viaggi in Tunisia, «chi parte per l’ Egitto è un pazzo. Già 40 giorni fa avevamo avuto notizia di un’ irruzione in un villaggio di Marsa Matruh». Intanto il Codacons ha lanciato oggi sul proprio sito internet una class action contro lo Stato per i disagi che in questi giorni stanno vivendo i turisti italiani in Egitto. «Chiameremo lo Stato a risarcire 95 milioni di euro ai nostri connazionali prigionieri di resort e strutture turistiche nelle località egiziane – afferma il presidente, Carlo Rienzi – e nello specifico, grazie a questa azione collettiva, gli italiani che attualmente stanno vivendo un incubo in Egitto potranno chiedere fino a cinquemila euro di risarcimento ciascuno per il danno da vacanza rovinata». Da diverse settimane, spiega il Codacons, la Farnesina è stata invitata ad inserire l’ Egitto tra le mete sconsigliate, così da consentire ai turisti italiani di individuare per tempo altre località di villeggiatura. I ritardi di cui si è reso protagonista il ministero degli Esteri, secondo l’ associazione dei consumatori, hanno contribuito a determinare una situazione catastrofica sul fronte delle vacanze: da una parte gli italiani che si trovano in Egitto, bloccati all’ interno delle strutture turistiche, dall’ altro chi aveva acquistato una villeggiatura in questo paese e in prossimità della partenza, si ritrova ad affrontare enormi difficoltà nel trovare posti liberi presso altre mete turistiche.
 

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