7 Febbraio 2012

Effetto Speculazione, Insalata più cara del 175%

Effetto Speculazione, Insalata più cara del 175% aumenti record per le zucchine, più 166%. catania: vigileremo su chi ne approfitta.
 

ROMA – «E poi le patate già costano il doppio». C’ è il rischio di fare proprio come Therese, la meschina governante di Auto da fé , il romanzo di Elias Canetti, metà anni 30. Ogni giorno si lagnava di due cose, Therese: il costo delle patate e i giovani sempre più screanzati. E non aveva visto né il passaggio all’ euro, né lo sciopero dei Tir, né le gelate di questi giorni. Quasi cento anni dopo l’ aumento dei prezzi resta argomento scivoloso, con il rischio del luogo comune, del riflesso condizionato e del superficiale. Però. I prezzi di frutta e verdura salgono davvero ad ogni accidente che chiamiamo emergenza, dalla piccola grandinata autunnale al caos vero di questo inizio febbraio. In parte è normale, si chiama legge della domanda e dell’ offerta: ci sono meno pere, perché molte sono marcite per il freddo o sono bloccate sui camion che non partono per le neve. E quelle che arrivano sul bancone costano di più. Ma poi c’ è chi se ne approfitta, nel lungo percorso che va dal produttore al consumatore. E anche chi specula sulla speculazione, denunciando aumenti clamorosi quasi a prescindere. Anche stavolta è andata così. Già domenica pomeriggio i consumatori del Codacons parlavano di rincari addirittura del 200% per frutta e verdura. Adesso la Coldiretti – che rappresenta gli imprenditori agricoli – stima un aumento medio del 10% rispetto ad un mese fa. «Anche se i veri guai – spiega Lorenzo Bazzana, responsabile economico dell’ associazione – potrebbero arrivare nei prossimi giorni, quando gli esercenti, dopo le difficoltà di questi giorni, torneranno a rifornirsi e si faticherà a star dietro». Federdistribuzione – l’ associazione dei grandi supermercati – dice che «al momento non si registrano variazioni significative» ma che se il maltempo dovesse continuare ci potrebbero essere «inevitabili tensioni inflattive». Un lavoro approfondito esce dagli uffici della Cia, la Confederazione italiana agricoltori che rappresenta anche i piccoli del settore e con il presidente Giuseppe Politi chiede lo «stato di calamità per le zone più colpite». Hanno monitorato i prezzi in una cinquantina di punti vendita in tutto il Paese, tra mercati rionali e negozi. E li hanno confrontati con quelli esposti fino al 15 gennaio, prima della gelata e dello sciopero dei Tir. Viene fuori che in molti casi i prezzi sono più che raddoppiati. Con il record delle insalate, cresciute del 175%. E delle zucchine (più 166%) non a caso un prodotto estivo del quale adesso si potrebbe fare pure a meno. Rifugiarsi nello stagionale? Certo, ma a rincarare sono anche i simboli della tavola invernale come arance e broccoli. Che fare? Nei negozi di Frosinone è arrivata la Guardia di finanza dopo una serie di segnalazioni al 117. «Bisogna vigilare sulle speculazioni – dice il ministro per le Politiche agricole Mario Catania – ma l’ unico modo per ridurre i margini di manovra ai furbetti è avere una filiera che funzioni bene in condizioni normali». Ecco, la famosa filiera. Sono i passaggi necessari per portare dal campo alla tavola la bieta che lessiamo per cena. «Dovrebbero essere tre – dice il ministro – e cioè produttore, grossista, vendita al dettaglio. Ma da noi sono molti di più». È un antico cavallo di battaglia di una parte dei produttori. Secondo la Cia, passando dal campo alla tavola il prezzo della zucchina cresce adesso di sette volte. Quello dell’ insalata addirittura di dieci. Una montagna di soldi che si perde lungo la strada, anzi lungo la filiera. «Soprattutto nel Sud ma non solo – dice ancora il ministro – ci sono a volte due o tre grossisti, uno dopo l’ altro». Ognuno vuole il suo guadagno e così il prezzo finale sale. Colpa della distribuzione ma anche dei produttori che al Sud faticano ad associarsi, una frammentazione che sembra un contrappasso del vecchio latifondismo. Il modello è il Trentino dove le mele raccolte da migliaia di produttori vengono poi girate a due consorzi che le vendono con un potere contrattuale molto più alto di quello del singolo contadino. Ma per arrivare fin lì servono anche altri passaggi. Con il decreto liberalizzazioni arriva per i prodotti agricoli l’ obbligo dei contratti scritti e del pagamento entro 30 giorni per i prodotti deperibili. Un modo per evitare ricatti e forzature che dalla filiera arrivano sulla nostra tavola sotto forma di prezzi gonfiati. Con la neve o con il sole il meccanismo è sempre lo stesso.  lsalvia@corriere.it RIPRODUZIONE RISERVATA.

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