Effetto Rimborsopoli «Risparmio annuale di 2 milioni e mezzo»
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e «La Regione Piemonte non aveva la reale possibilità di controllare tutti i propri organismi. Ci si aspettava del buon senso da parte dei consiglieri. Anche chi vi parla è un dipendente regionale, ma non ha mai ritenuto di dover richiedere il rimborso per gli abiti acquistati pur sapendo che doveva vestirsi decorosamente tutti i giorni. E neppure ha chiesto il rimborso per le multe prese o per i biglietti acquistati per andare a teatro o per assistere alle gare della Juventus, la squadra per la quale tifa. In tutta Italia sono rimasti sinceramente sorpresi dal fatto che anche in Piemonte avvenissero fatti come questi, vista la tradizione di sobrietà della politica subalpina». A parlare, in maxi aula 2, è l’ avvocato di parte civile Alessandro Mattioda. Rivolgendosi al col legio presieduto dal giudice Silvia Bersano Begey, il legale ha rivelato che grazie all’ inchiesta della magistratura sui rimborsi spese a Palazzo Lascaris il Consiglio regionale costa adesso ai piemontesi qualcosa come 2 milioni e mezzo di euro in meno all’ anno. Dopo di che, l’ avvocato di parte civile ha avanzato richieste per 40mila euro nei confronti dei cinque imputati che ancora oggi non hanno risarcito la Regione: Michele Giovine, Angiolino Mastrullo, Massimiliano Motta, Rosanna Valle e Angelo Burzi. Mattioda ha infine tracciato un parallelo fra i comportamenti dei consiglieri e quanto accadde nel giugno del 1861, quando il Senato Sabaudo, a Torino, respinse la proposta di pagare i viaggi in treno dei deputati. «Servire il Paese – ha detto citando il resoconto dell’ epoca – è un privilegio pari al dovere. La mercede è per i mercenari, non per i patrioti. Speriamo – ha concluso il legale – di tornare a essere gli eredi di quella tradizione». In rappresentanza del Codacons, invece, è intervenuto l’ avvocato Tiziana Sorriento. «La libertà di spesa – ha spiegato – non è libertà di appropriazione del denaro per un utilizzo diverso da quello istituzionale. Se la spesa non porta alcun beneficio all’ attività del gruppo, non può essere considerata lecita». La richiesta di risarcimento per il danno morale e patrimoniale è stata quindi di 70mila euro in solido tra tutti. Infine, ieri è stato il turno del primo avvocato della difesa, Giovanni Nigra in rappresentanza di Michele Giovine. «Le spese di Giovine non sono estranee al regolamento regionale – ha spiegato il legale -, e nella gestione del fondo il presidente ha ampia discrezionalità. La convinzione di utilizzare il denaro per far funzionare il gruppo Giovine l’ ha sempre avuta. Non c’ è stato arricchimento personale da parte sua, quei soldi non se li è messi in tasca. Forse è stato pasticcione, ma se avesse voluto prosciugare i fondi avrebbe avuto mille modi per farlo. Michele Giovine ha sempre svolto attività politica e sa fare solo il politico: sono stati 1.320 i suoi interventi in aula da consigliere regionale. Giovine – ha concluso il suo difensore – ha utilizzato il buon senso e non si è certamente arricchito: quando è stato sospeso per le firme false, ha lasciato in eredità al suo gruppo 122mila euro». Da qui, pertanto, la richiesta di assoluzione perché il fatto non sussiste. [g.fal.]
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