26 Marzo 2010

Effetto crisi:si consuma di piú, si spreca di meno

Dall’ inviato a Taormina ■■■ Italiani più prudenti nella spesa, intimoriti dalla crisi economica o forse solo più parsimoniosi e attenti. Di certo – stando alle statistiche – a gennaio le vendite al dettaglio dei prodotti alimentari sono diminuite dell’ 1% rispetto a dicembre e del 3,3% sul 2009. Il dato peggiore da aprile 2007. Se gli italiani hanno ridotto la spesa per mangiare, si è ridotta anche la spesa per prodotti farmaceutici (-4,2%) e informatica (-4,3%). Abbigliamento e calzature (-1,2% per entrambi i comparti) la foto ottica (-0,6%) e il settore dei giocattoli, sport e campeggio (0,9%), sembrano reggere meglio. Due dati che sembrano in contraddizione. Ma come gli italiani tagliano su pasta, olio e farmaci e invece comprano macchine fotografiche e giocattoli? Scorrendo però un’ altra ricerca – condotta dall’ Ispo di Renato Mannheimer e commissionata dalla Confagricoltura emerge infatti che il 15% degli intervistati ammettono di fare la spesa molto più spesso rispetto ad un anno fa. Insomma, secondo il sondaggio, sarebbe cambiato l’ atteggiamento di acquisto degli italiani. O per lo meno quasi un italiano su cinque ha modificato le precedenti abitudini. Gli acquisti quasi quotidiani limitano di fatto gli sprechi (anche i dati sulla raccolta della nettezza urbana lo confermano). Ma c’ è dell’ altro. Gli italiani sono diventati più pragmatici e resistono meglio alle sirene pubblicitarie, mentre sono più attratti dalle opportunità di risparmio. Non a caso 1′ 87% dei consumatori preferisce il supermercato. E le grandi catene distributive hanno reagito alla maggiore attenzione dei consumatori per il prezzo, aumentando promozioni e sconti. Mentre le associazioni dei consumatori (Adusbef, Federconsumatori, Adoc e Codacons) chiedono a gran voce un intervento fiscale compensativo per allineare i redditi delle famiglie al costo della vita, proprio la Confagricoltura lancia dal quarto Forum di Taormina un progetto per offrire ai consumatori prodotti a costi più competitivi – riducendo le spese di produzione – e aumentando i redditi degli agricoltori. Un vero e proprio progetto politico-economico (denominato "Futuro Fertile") presentato ieri dal presidente della Confederazione Federico Vecchioni. L’ idea – nata 4 anni fa ed oggi pronta a decollare – è di lanciare una società commerciale nazionale e indipendente che serva a razionalizzare il sistema delle forniture dei mezzi tecnici (trattori, strutture, macchinari, ecc) e a rendere più efficiente la commercializzazione dei prodotti. Nei prossimi due anni verranno coinvolte nel piano industriale aziende per circa 350mila ettari, e un giro d’ affari complessivo vicino ai 500 milioni. Un vero e proprio business planning industriale, come se l’ oltre milione e settecentomila aziende agricole attive in Italia fossero un’ unica enorme "holding verde" in grado di spuntare prezzi migliori con i fomitori e, soprattutto, con la grande distribuzione che è il principale acquirente dei prodotti agricoli. Un’ iniziativa che Vecchioni ha già sottoposto ad alcuni importanti gruppi della grande distribuzione e bancari, per la parte relativa al credito. Ma anche un progetto politico per avviare in Parlamento una profonda riforma del settore. A partire dalla semplificazione normativa, senza dimenticare quella burocratica e fiscale, proprio per «per rimuovere i disincentivi economici all’ impresa», sottolinea il presidente che lascia aperta la porta anche al mondo della cooperazione. Se il progetto "Futuro Fertile" decollerà si potranno ribaltare le logiche di mercato: andando a discutere da posizioni di forza con i fornitori (ma anche con le banche) e potendo imporre alla grande distribuzione i prezzi, senza più subire le politiche di prezzo. Così come invece avviene da anni con olio e cereali. Ovvero i primi due comparti che verranno testati in questa nuova struttura commerciale. Con l’ augurio, per gli agricoltori e i consumatori, che l’ idea di Vecchioni esca dalla fase concettuale e si trasformi in realtà.

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