17 Dicembre 2009

EFFETTO CRISI Io non ti pago

Rate. mutui. bollette. cambiali. lo stipendio non basta più per sostenere spese e debiti. Così sempre pi italiani chiudono il portafoglio e non saldano i conti. e il tasso di insolvenza in un anno è quasi raddoppiato

 

A mamma esibisce fiero la busta paga di novembre: "Leggi qua, ma di che ti preoccupi? Prendo 1.700 euro al mese… Non le ha detto, però, che del suo stipendio da funzionario in un Comune dell’hinterland milanese a Claudio, 36 anni, restano in tasca 142 euro e 53 centesimi. Il resto è impegnato: se lo mangiano banche e finanziarie fra mutui, bollette insolute, cambiali protestate, rate per auto, frigo, tv al plasma e quella vacanza a Barcellona a cui proprio non riusciva a rinunciare. Per andare in municipio fa il giro lungo: "I creditori premono, mi aspettano sull’altro marciapiede. Addirittura a don Giacomo, il parroco, devo 500 euro. Non capisco come sia successo. Tutto andava bene, finché all’improvviso mi sono trovato nei guai e ho detto: io non pago". Addio formichine del Belpaese, di gente che non riesce più a starci dentro ce n’è sempre di più. Su circa 6 milioni di famiglie indebitate (una su cinque) ogni giorno un migliaio smette di rimborsare affitti, leasing, acqua, luce, gas e canone Rai. Vale per i redditi bassi ma anche per gli imprenditori che sospendono i versamenti di capannoni, negozi in centro e yacht. è l’effetto boomerang del microcredito, che sta stremando il portafoglio degli italiani. Fino a pochi anni fa ci si impegnava con le banche solo per mettere su casa, mentre adesso si rateizza tutto: 44 auto su cento, 20 elettrodomestici e 15 computer, il 12 per cento dei mobili. Ma anche vestiti, cellulari, corsi di danza, lo yoga, la palestra e quel materasso Permaflex dove nonna teneva invece i risparmi per i tempi duri. La Centrale rischi finanziari attesta che tre italiani su cento alla fine si arrendono e interrompono i versamenti, è il triplo di un anno fa. Anche il vecchio mutuo è diventato un incubo. Il tasso d’insolvenza è quasi raddoppiato dal 2008, passando dall’1 all’1,8 per cento. E così il bilancio casalingo si riempie di debiti e il salario di trattenute: nel 2002 i passivi delle famiglie erano il 31 per cento del reddito disponibile. Significa che se guadagnavi mille, ti impegnavi fino a 310 euro. Oggi si supera il 58 per cento, vale a dire quasi 600 euro da girare alla banca ogni mille intascati. "Sempre meno dell’Europa dove si arriva al 93 per cento", fa notare l’Abi. Ma con un incremento annuo di dieci punti contro i tre della Ue, ribattono i consumatori: "Avanti di questo passo sarà il disastro, la mia previsione è che nel 2010 andrà ancora peggio", dice Paolo Landi, presidente dell’Adconsum. Ecco come funziona. Gita fuori porta, con meta il grande centro com merciale. A docchi l’oggetto del desiderio. Bastano pochi minuti, una fotocopia della carta d’identità, due firmette dove c’è la ‘x’ e ti porti a casa il megaschermo dei sogni o l’auto full optional. Pubblicizzano che l’interesse è zero e mostrano il cosiddetto Tan, tasso annuale nominale. Peccato che poche righe sotto compaia un secondo tasso, il Taeg, che comprende tutto quello che già stai firmando: bolli, pratiche, assicurazioni, istruttoria. è una rata in più, che non c’era nell’offerta ma apparirà nei bollettini. Tu esci soddisfatto della tv e non ti rendi conto che quei 99 euro sono già diventati 115 e che, sommati agli altri, si stanno rivelando devastanti per il budget famigliare. "Quando non riuscivo più a fare la spesa, mi sono procurato un paio di carte revolving. Ho comprato il condizionatore e pagato il centro vacanza per mio figlio. Adesso dovrei versare 220 euro al mese più mutuo e macchina. Come faccio?", si chiede Federico, 45 anni, operaio di Biella (stipendio 1.550 euro al mese, residuo 380). è un’altra faccia del problema: la carta di credito rateale, ultima moda anche fra i giovanissimi. Garantisce un fido di 5 mila, anche 6 mila euro. Basta una strisciatina e buon acquisto. Che poi tanto buono non è se il Fondo monetario rileva che il tasso di sofferenza nei pagamenti è cresciuto dal 4,8 per cento al 5,8. Sempre più gente la usa e non rimborsa, strozzata da un debito di mesi o anni che nemmeno s’è resa conto di avere contratto. L’ultima frontiera degli insolventi cronici, poi, è il turismo energetico. Si tratta di clienti medi (con bollette di 200 o 300 euro a bimestre) che per evitare il salasso invernale di luce e gas cambiano gestore lasciando il buco ed emigrano verso altre società. Quanti? "Sono dati commerciali riservati", fanno quadrato Enel e privati, confermando però che la percentuale di distacchi è al 5 per cento senza particolari impennate. Eppure le cose non stanno proprio così. Il Garante per l’Energia lavora da settimane a un decreto specifico: "I nostri dati dicono che la morosità è in crescita, sia fra chi semplicemente non paga, sia fra chi ha scoperto lo zapping del contatore, come lo chiamiamo qui, effetto distorto delle liberalizzazioni. è un fenomeno che aumenta e va fermato". Non ditelo a Giorgio, 51 anni, salernitano, che pensa di essere l’unico: "Non so come mi è venuto in mente. Avevo bollette arretrate e ho cambiato gestore prima del distacco. Nessuno si è opposto e oggi sono di nuovo un cliente virtuoso". C’era il rischio che il virus infettasse la telefonia fissa, invece Telecom, Vodafone e Wind hanno trovato un antidoto alla migrazione di massa. "è difficile fare con i telefoni quello che si fa con l’energia", spiegano alla direzione generale di Telecom: "Sulla carta è possibile, ma quando viene staccata la linea noi neghiamo la portabilità del numero finché ci sono insoluti. Se si procede col nuovo contratto si devono ripagare tutte le spese e si finisce per spendere di più". Sarà anche vero, ma basta navigare su Facebook per incappare in chi se ne vanta in Rete. Francesco, Mirco, Adriana, David e altri 46 amici. "Ho chiamato Fastweb e ho cambiato contratto senza pagare la bolletta di quasi 200 euro. In pochi giorni ero on line", raccontano sul Web. Telecom ha spedito la solita raccomandata, ma i soldi non li ha ancora visti. Alle associazioni dei consumatori si presentano tutti quando l’acqua è già alla gola: "Arrivano con pacchi di bollette non pagate, ingiunzioni, raccomandate. Piangono. Dicono di essere rimasti fregati, di avere perso il controllo", racconta il responsabile anti-usura di Adconsum, Francesco Iorio. "Di solito è un imprevisto che crea il problema. Muore la suocera e sparisce il terzo reddito oppure c’è una ristrutturazione, un incidente, una malattia". A questo punto il debitore entra nel panico e smette di pagare. Come è successo a Fabio, 39 anni, autista di Tir nel livornese. Quando è arrivato il conto del dentista della figlioletta Gloria, prima elementare, ha smesso di dormire la notte. "Gli devo ancora 7 mila euro. Un amico me ne ha prestati un migliaio, poi ha cominciato a chiamare. In banca ero già bollato come cattivo pagatore", racconta in lacrime. Così ha firmato un paio di assegni a vuoto, ha ipotecato il camion ed è passato alle cambiali. "Ora cerco soldi per non perdere anche il lavoro". E non è il solo a vivere il dramma. Quel tipo di protesti è cresciuto del 12 per cento nell’ultimo anno e pesa per 2,2 miliardi di euro sul bilancio delle famiglie italiane. La maggioranza è gente normalissima, videopoker e droga riguardano al massimo il 3 per cento dei casi. Per qualche mese si riesce a tirare avanti con i rinvii, poi luce, gas e telefono bussano alla porta sotto forma di ingiunzione. Spesso per rifondere il dovuto si fanno altri debiti, con nuove rate, addirittura per le tasse: "C’è stato un boom delle rateizzazioni quest’anno, sono schizzate del 135 per cento", spiegano a Equitalia. Il record si registra in Basilicata con il 188 per cento di richieste in più. Ma vale per tutti: Lombardia, Veneto, P
uglia, Piemonte, Lazio e Campania. In valore assoluto fanno 9,5 miliardi di euro, il doppio dello scudo fiscale del ministro Giulio Tremonti. "Ed è solo grazie a queste ricontrattazioni che si giustifica il crollo dei pignoramenti e dei fermi delle auto nel 2009", spiega Renato Vicario, direttore delle strategie. Se in banca stringono i rubinetti del credito, nei condomini le condutture di gas e acqua vengono prosciugate dagli arretrati. In via Crespi a Milano, 48 appartamenti hanno totalizzato 132 mila euro di debito. In viale Monza, su 18 appartamenti gli insoluti sforano i 50 mila euro. A Zingonia, in provincia di Bergamo, 150 famiglie sono rimaste senz’acqua: devono 300 mila euro. Ormai il decreto ingiuntivo è routine. Il Tribunale di Milano ne ha emessi 26 mila in nove mesi, 97 al giorno. "Il 95 per cento dei nostri iscritti lamenta sempre più morosità congenita. Dal 10 per cento delle quote siamo al 20, anche 25 per cento", denuncia Umberto Anitori, segretario dell’Anaci, l’associazione degli amministratori. Soprattutto se nella palazzina ci sono molti stranieri: "In una casa di Asti, ad esempio, tre appartamenti sono vuoti, due sono di italiani, cinque sono affittati a extracomunitari che non pagano", dice l’avvocato Pierpaolo Bosso del servizio Garanzia affitti di Confedilizia: "Non riusciamo a farci nulla". Altroconsumo riceve decine di segnalazioni alla settimana. C’è Matteo di Palermo che s’è trovato senza gas perché l’inquilino precedente gli ha lasciato un buco. C’è Francesca di Parma che s’è aggiudicata l’appartamento all’asta con migliaia di euro di arretrati e, una volta risarcito il credito, le arriva il conto di 300 euro dell’avvocato. "A me che ho pagato per un altro", borbotta. Ci sono anche i condòmini che versano regolarmente e gli amministratori che scappano con la cassa. "Quando abbiamo scritto all’Italgas, hanno risposto che per la privacy non potevamo avere chiarimenti, perché i documenti sono intestati al rappresentante legale. Figuriamoci, quello che ci fregava!", protestano le famiglie rimaste al freddo nel torinese. A Gaeta è scoppiato un caso diplomatico: l’acqua costava troppo e la base Usa ha smesso di pagare Acqualatina. Morale: contatori staccati, la storica VI flotta a secco. A Pescara è il Comune a non avere coperto le bollette per due anni. Debiti per oltre un milione col rischio stop per procura, biblioteca, semafori e casa di riposo. Una scorciatoia non esiste. Secondo Bankitalia quelli che non saldano saranno sempre di più, come chi perderà casa nel 2010. Gli sfratti per morosità ormai sono otto su dieci, con incrementi del 70 per cento come a Treviso.  Mentre il presidente del Codacons Carlo Rienzi chiede al governo la moratoria sulle bollette, le tariffe riprendono invece a salire. E peseranno per altri 26 euro a famiglia. Chi non ce la fa, quasi mai rispetta le scadenze annuali come il canone Rai. "Siamo passati dal 25 al 27 per cento di insoluti", sono le stime di viale Mazzini. Una famiglia su quattro. Tengono botta le assicurazioni: "Ci sono troppi rischi a farsi beccare senza Rc auto", ribattono all’Ania. Eppure casi se ne cominciano a trovare. Come in Sardegna, dove i sequestri hanno subito un’impennata: 23 in un giorno alle porte di Cagliari. Non che i ricchi se la passino meglio. Chi spalanca gli occhi davanti alle vetrine del centro sappia che molti di quegli arredi pregiati potrebbero essere pignorati da un momento all’altro. A Roma, in via del Babbuino, c’è chi non versa l’affitto da un anno. Canoni mensili da 40 mila euro non più riscossi anche attorno a piazza di Spagna, via Condotti e via Borgognona. "Guardi quello, affitti da 2 mila euro al metro congelati dal 2007. Centinaia dentro le mura, migliaia in Italia", indica con il dito il titolare di una delle più importanti società di recupero crediti della capitale. "I nomi? E come si fa? Non c’è nessuna pratica ufficiale perché i proprietari non sfrattano. A chi affitterebbero?". A Milano stessa musica da San Babila a via Mecenate: abbigliamento e bar di lusso. Firenze, Bologna, Napoli come sopra. Confedilizia ha fatto una radiografia. La morosità commerciale cresce dappertutto. Ad Asti è del 20 per cento come a Bari, mentre da Reggio Emilia a Torino esplode la richiesta di sconti e dilazioni e a Belluno il 30 per cento viene sfrattato. Anche per i capannoni è crisi nera: secondo il Cerved Group nel solo terzo trimestre dell’anno le insolvenze si sono moltiplicate, fino ai fallimenti saliti del 40 per cento. Per molti l’ultima spiaggia sono i concordati preventivi che segnano un più 76 per cento. Fra i Paperoni c’è un altro segnale di recessione, la crisi della nautica. è crollata del 52 per cento in otto mesi. Anche qui rate mai versate, che fanno sì che più di metà degli scafi di lusso in leasing siano rimasti in cantiere. "Il flop c’è sia per gli importi attorno al milione di euro, sia per i più costosi. Fino a 10, anche 20 milioni. Non pagano e noi ci riprendiamo la barca", spiegano gli iscritti all’Assilea. Giovanni, 50 anni, imprenditore romano che si definisce un ex ricco non paga quasi più nulla: "Tenevo una decina di auto in garage fra Ferrari e Suv. Adesso ho una sola Mercedes, altrimenti chiudo. Succede a molti". La lista sarebbe lunga, in effetti. Come le rate nell’Italia che non paga più. EFFETTO CRISI io non ti pago rate. mutui. bollette. cambiali. lo stipendio non basta pi per sostenere spese e debiti. cos sempre pi italiani chiudono il portafoglio e non saldano i conti. e il tasso di insolvenza in un anno è quasi raddoppiato Di tommaso Cerno

A mamma esibisce fiero la busta paga di novembre: "Leggi qua, ma di che ti preoccupi? Prendo 1.700 euro al mese… Non le ha detto, però, che del suo stipendio da funzionario in un Comune dell’hinterland milanese a Claudio, 36 anni, restano in tasca 142 euro e 53 centesimi. Il resto è impegnato: se lo mangiano banche e finanziarie fra mutui, bollette insolute, cambiali protestate, rate per auto, frigo, tv al plasma e quella vacanza a Barcellona a cui proprio non riusciva a rinunciare. Per andare in municipio fa il giro lungo: "I creditori premono, mi aspettano sull’altro marciapiede. Addirittura a don Giacomo, il parroco, devo 500 euro. Non capisco come sia successo. Tutto andava bene, finché all’improvviso mi sono trovato nei guai e ho detto: io non pago". Addio formichine del Belpaese, di gente che non riesce più a starci dentro ce n’è sempre di più. Su circa 6 milioni di famiglie indebitate (una su cinque) ogni giorno un migliaio smette di rimborsare affitti, leasing, acqua, luce, gas e canone Rai. Vale per i redditi bassi ma anche per gli imprenditori che sospendono i versamenti di capannoni, negozi in centro e yacht. è l’effetto boomerang del microcredito, che sta stremando il portafoglio degli italiani. Fino a pochi anni fa ci si impegnava con le banche solo per mettere su casa, mentre adesso si rateizza tutto: 44 auto su cento, 20 elettrodomestici e 15 computer, il 12 per cento dei mobili. Ma anche vestiti, cellulari, corsi di danza, lo yoga, la palestra e quel materasso Permaflex dove nonna teneva invece i risparmi per i tempi duri. La Centrale rischi finanziari attesta che tre italiani su cento alla fine si arrendono e interrompono i versamenti, è il triplo di un anno fa. Anche il vecchio mutuo è diventato un incubo. Il tasso d’insolvenza è quasi raddoppiato dal 2008, passando dall’1 all’1,8 per cento. E così il bilancio casalingo si riempie di debiti e il salario di trattenute: nel 2002 i passivi delle famiglie erano il 31 per cento del reddito disponibile. Significa che se guadagnavi mille, ti impegnavi fino a 310 euro. Oggi si supera il 58 per cento, vale a dire quasi 600 euro da girare alla banca ogni mille intascati. "Sempre meno dell’Europa dove si arriva al 93 per cento", fa notare l’Abi. Ma con un incremento annuo di dieci punti contro i tre della Ue, ribattono i consumatori: "Avanti di questo passo sarà il disastro, la mia previsione è che nel 2010 andrà ancora peggio", dice Paolo Landi, presidente dell’Adconsum. Ecco come funziona. Gita fuori porta, con meta il grande centro com merciale. A docchi l’oggetto del desiderio. Bastano pochi minuti, una fotocopia della carta d’identità, due firmette dove c’è la ‘x’ e ti porti a casa il megaschermo dei sogni o l’auto full optional. Pubblicizzano che l’interesse è zero e mostrano il cosiddetto Tan, tasso annuale nominale. Peccato che poche righe sotto compaia un secondo tasso, il Taeg, che comprende tutto quello che già stai firmando: bolli, pratiche, assicurazioni, istruttoria. è una rata in più, che non c’era nell’offerta ma apparirà nei bollettini. Tu esci soddisfatto della tv e non ti rendi conto che quei 99 euro sono già diventati 115 e che, sommati agli altri, si stanno rivelando devastanti per il budget famigliare. "Quando non riuscivo più a fare la spesa, mi sono procurato un paio di carte revolving. Ho comprato il condizionatore e pagato il centro vacanza per mio figlio. Adesso dovrei versare 220 euro al mese più mutuo e macchina. Come faccio?", si chiede Federico, 45 anni, operaio di Biella (stipendio 1.550 euro al mese, residuo 380). è un’altra faccia del problema: la carta di credito rateale, ultima moda anche fra i giovanissimi. Garantisce un fido di 5 mila, anche 6 mila euro. Basta una strisciatina e buon acquisto. Che poi tanto buono non è se il Fondo monetario rileva che il tasso di sofferenza nei pagamenti è cresciuto dal 4,8 per cento al 5,8. Sempre più gente la usa e non rimborsa, strozzata da un debito di mesi o anni che nemmeno s’è resa conto di avere contratto. L’ultima frontiera degli insolventi cronici, poi, è il turismo energetico. Si tratta di clienti medi (con bollette di 200 o 300 euro a bimestre) che per evitare il salasso invernale di luce e gas cambiano gestore lasciando il buco ed emigrano verso altre società. Quanti? "Sono dati commerciali riservati", fanno quadrato Enel e privati, confermando però che la percentuale di distacchi è al 5 per cento senza particolari impennate. Eppure le cose non stanno proprio così. Il Garante per l’Energia lavora da settimane a un decreto specifico: "I nostri dati dicono che la morosità è in crescita, sia fra chi semplicemente non paga, sia fra chi ha scoperto lo zapping del contatore, come lo chiamiamo qui, effetto distorto delle liberalizzazioni. è un fenomeno che aumenta e va fermato". Non ditelo a Giorgio, 51 anni, salernitano, che pensa di essere l’unico: "Non so come mi è venuto in mente. Avevo bollette arretrate e ho cambiato gestore prima del distacco. Nessuno si è opposto e oggi sono di nuovo un cliente virtuoso". C’era il rischio che il virus infettasse la telefonia fissa, invece Telecom, Vodafone e Wind hanno trovato un antidoto alla migrazione di massa. "è difficile fare con i telefoni quello che si fa con l’energia", spiegano alla direzione generale di Telecom: "Sulla carta è possibile, ma quando viene staccata la linea noi neghiamo la portabilità del numero finché ci sono insoluti. Se si procede col nuovo contratto si devono ripagare tutte le spese e si finisce per spendere di più". Sarà anche vero, ma basta navigare su Facebook per incappare in chi se ne vanta in Rete. Francesco, Mirco, Adriana, David e altri 46 amici. "Ho chiamato Fastweb e ho cambiato contratto senza pagare la bolletta di quasi 200 euro. In pochi giorni ero on line", raccontano sul Web. Telecom ha spedito la solita raccomandata, ma i soldi non li ha ancora visti. Alle associazioni dei consumatori si presentano tutti quando l’acqua è già alla gola: "Arrivano con pacchi di bollette non pagate, ingiunzioni, raccomandate. Piangono. Dicono di essere rimasti fregati, di avere perso il controllo", racconta il responsabile anti-usura di Adconsum, Francesco Iorio. "Di solito è un imprevisto che crea il problema. Muore la suocera e sparisce il terzo reddito oppure c’è una ristrutturazione, un incidente, una malattia". A questo punto il debitore entra nel panico e smette di pagare. Come è successo a Fabio, 39 anni, autista di Tir nel livornese. Quando è arrivato il conto del dentista della figlioletta Gloria, prima elementare, ha smesso di dormire la notte. "Gli devo ancora 7 mila euro. Un amico me ne ha prestati un migliaio, poi ha cominciato a chiamare. In banca ero già bollato come cattivo pagatore", racconta in lacrime. Così ha firmato un paio di assegni a vuoto, ha ipotecato il camion ed è passato alle cambiali. "Ora cerco soldi per non perdere anche il lavoro". E non è il solo a vivere il dramma. Quel tipo di protesti è cresciuto del 12 per cento nell’ultimo anno e pesa per 2,2 miliardi di euro sul bilancio delle famiglie italiane. La maggioranza è gente normalissima, videopoker e droga riguardano al massimo il 3 per cento dei casi. Per qualche mese si riesce a tirare avanti con i rinvii, poi luce, gas e telefono bussano alla porta sotto forma di ingiunzione. Spesso per rifondere il dovuto si fanno altri debiti, con nuove rate, addirittura per le tasse: "C’è stato un boom delle rateizzazioni quest’anno, sono schizzate del 135 per cento", spiegano a Equitalia. Il record si registra in Basilicata con il 188 per cento di richieste in più. Ma vale per tutti: Lombardia, Veneto, P
uglia, Piemonte, Lazio e Campania. In valore assoluto fanno 9,5 miliardi di euro, il doppio dello scudo fiscale del ministro Giulio Tremonti. "Ed è solo grazie a queste ricontrattazioni che si giustifica il crollo dei pignoramenti e dei fermi delle auto nel 2009", spiega Renato Vicario, direttore delle strategie. Se in banca stringono i rubinetti del credito, nei condomini le condutture di gas e acqua vengono prosciugate dagli arretrati. In via Crespi a Milano, 48 appartamenti hanno totalizzato 132 mila euro di debito. In viale Monza, su 18 appartamenti gli insoluti sforano i 50 mila euro. A Zingonia, in provincia di Bergamo, 150 famiglie sono rimaste senz’acqua: devono 300 mila euro. Ormai il decreto ingiuntivo è routine. Il Tribunale di Milano ne ha emessi 26 mila in nove mesi, 97 al giorno. "Il 95 per cento dei nostri iscritti lamenta sempre più morosità congenita. Dal 10 per cento delle quote siamo al 20, anche 25 per cento", denuncia Umberto Anitori, segretario dell’Anaci, l’associazione degli amministratori. Soprattutto se nella palazzina ci sono molti stranieri: "In una casa di Asti, ad esempio, tre appartamenti sono vuoti, due sono di italiani, cinque sono affittati a extracomunitari che non pagano", dice l’avvocato Pierpaolo Bosso del servizio Garanzia affitti di Confedilizia: "Non riusciamo a farci nulla". Altroconsumo riceve decine di segnalazioni alla settimana. C’è Matteo di Palermo che s’è trovato senza gas perché l’inquilino precedente gli ha lasciato un buco. C’è Francesca di Parma che s’è aggiudicata l’appartamento all’asta con migliaia di euro di arretrati e, una volta risarcito il credito, le arriva il conto di 300 euro dell’avvocato. "A me che ho pagato per un altro", borbotta. Ci sono anche i condòmini che versano regolarmente e gli amministratori che scappano con la cassa. "Quando abbiamo scritto all’Italgas, hanno risposto che per la privacy non potevamo avere chiarimenti, perché i documenti sono intestati al rappresentante legale. Figuriamoci, quello che ci fregava!", protestano le famiglie rimaste al freddo nel torinese. A Gaeta è scoppiato un caso diplomatico: l’acqua costava troppo e la base Usa ha smesso di pagare Acqualatina. Morale: contatori staccati, la storica VI flotta a secco. A Pescara è il Comune a non avere coperto le bollette per due anni. Debiti per oltre un milione col rischio stop per procura, biblioteca, semafori e casa di riposo. Una scorciatoia non esiste. Secondo Bankitalia quelli che non saldano saranno sempre di più, come chi perderà casa nel 2010. Gli sfratti per morosità ormai sono otto su dieci, con incrementi del 70 per cento come a Treviso.  Mentre il presidente del Codacons Carlo Rienzi chiede al governo la moratoria sulle bollette, le tariffe riprendono invece a salire. E peseranno per altri 26 euro a famiglia. Chi non ce la fa, quasi mai rispetta le scadenze annuali come il canone Rai. "Siamo passati dal 25 al 27 per cento di insoluti", sono le stime di viale Mazzini. Una famiglia su quattro. Tengono botta le assicurazioni: "Ci sono troppi rischi a farsi beccare senza Rc auto", ribattono all’Ania. Eppure casi se ne cominciano a trovare. Come in Sardegna, dove i sequestri hanno subito un’impennata: 23 in un giorno alle porte di Cagliari. Non che i ricchi se la passino meglio. Chi spalanca gli occhi davanti alle vetrine del centro sappia che molti di quegli arredi pregiati potrebbero essere pignorati da un momento all’altro. A Roma, in via del Babbuino, c’è chi non versa l’affitto da un anno. Canoni mensili da 40 mila euro non più riscossi anche attorno a piazza di Spagna, via Condotti e via Borgognona. "Guardi quello, affitti da 2 mila euro al metro congelati dal 2007. Centinaia dentro le mura, migliaia in Italia", indica con il dito il titolare di una delle più importanti società di recupero crediti della capitale. "I nomi? E come si fa? Non c’è nessuna pratica ufficiale perché i proprietari non sfrattano. A chi affitterebbero?". A Milano stessa musica da San Babila a via Mecenate: abbigliamento e bar di lusso. Firenze, Bologna, Napoli come sopra. Confedilizia ha fatto una radiografia. La morosità commerciale cresce dappertutto. Ad Asti è del 20 per cento come a Bari, mentre da Reggio Emilia a Torino esplode la richiesta di sconti e dilazioni e a Belluno il 30 per cento viene sfrattato. Anche per i capannoni è crisi nera: secondo il Cerved Group nel solo terzo trimestre dell’anno le insolvenze si sono moltiplicate, fino ai fallimenti saliti del 40 per cento. Per molti l’ultima spiaggia sono i concordati preventivi che segnano un più 76 per cento. Fra i Paperoni c’è un altro segnale di recessione, la crisi della nautica. è crollata del 52 per cento in otto mesi. Anche qui rate mai versate, che fanno sì che più di metà degli scafi di lusso in leasing siano rimasti in cantiere. "Il flop c’è sia per gli importi attorno al milione di euro, sia per i più costosi. Fino a 10, anche 20 milioni. Non pagano e noi ci riprendiamo la barca", spiegano gli iscritti all’Assilea. Giovanni, 50 anni, imprenditore romano che si definisce un ex ricco non paga quasi più nulla: "Tenevo una decina di auto in garage fra Ferrari e Suv. Adesso ho una sola Mercedes, altrimenti chiudo. Succede a molti". La lista sarebbe lunga, in effetti. Come le rate nell’Italia che non paga più.

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