3 Settembre 2013

Effetto crisi, c’ è l’ aumento dela benzina

Effetto crisi, c’ è l’ aumento dela benzina

Michele Di Branco Roma. L’ effetto Siria colpisce duro. Per la quarta volta dall’ inizio della crisi, nonostante il calo dei prezzi sui mercati internazionali, i listini dei carburanti in Italia salgono. Con punte di 2 euro per le verde al nord e importanti rialzi sulle autostrade. Mentre prosegue con rinnovato vigore, a colpi di numeri e accuse reciproche di speculazione, la polemica tra produttori e associazioni dei consumatori. Ieri Quotidiano Energia e Staffetta Quotidiana hanno fotografato il panorama dei prezzi indicando per la verde un valore di 1,88 euro al litro e per il diesel di 1,77 euro nei distributori Eni, con aumenti anche per Ip, Q8 e TotalErg. Si tratta di valori non proprio in linea con l’ andamento dei mercati: le compagnie non hanno infatti ancora assecondato i ribassi che si sono registrati negli ultimissimi giorni sulle quotazioni del greggio (sceso da 112 a 104 dollari al barile) scontando evidentemente ancora la tendenza al rialzo della settimana scorsa. Così le medie nazionali della benzina e del diesel adesso sono rispettivamente a 1,847 e 1,750 euro al litro. I picchi, in alcune aree del Paese, sono invece per la verde fino a 1,892 euro al litro, per il diesel a 1,779 e il gpl a 0,844. Tuttavia le punte massime praticate sul territorio sono, secondo i consumatori, molto più alte dei prezzi medi nazionali. A denunciare fiammate improvvise e ingiustificate è il Codacons che, foto degli automobilisti alla mano, ha documentato come per le vie di Milano, ad esempio, la verde venga venduta a 2,009 euro al litro. Anche sulle autostrade la musica cambia poco. La conseguenza diretta degli aumenti, calcolano Adusbef e Federconsumatori, è una ministangata di 72 euro l’ anno per gli automobilisti, con un esborso complessivo (solo per la benzina) di 72 milioni di euro ogni mese, pari a 864 milioni di euro nell’ arco dell’ anno. «È ora di eliminare quelli che si configurano come veri e propri guadagni speculativi, che pesano sulle tasche degli automobilisti per circa tre euro per ogni pieno di benzina da 50 litri», hanno così denunciato le associazioni invocando una vigilanza più severa da parte del governo sui prezzi. Secondo i petrolieri, gli allarmi «sono infondati in quanto non rappresentativi dei prezzi a livello nazionale, ben lontani dalla soglia dei 2 euro al litro». Il prezzo medio nazionale stimato sulla base dei dati del Ministero dello Sviluppo, ha replicato l’ Up, è attualmente intorno a 1,780 euro al litro per la benzina e 1,670 euro per il gasolio. Ma le punte massime praticate sul territorio sono, secondo i consumatori, molto più alte dei prezzi medi nazionali. La denuncia sugli aumenti non è stata solo verbale. Le associazioni dei consumatori hanno diffuso le foto degli automobilisti che ha documentato come ad esempio la verde sia stata venduta oltre i due euro. Nelle stazioni di servizio autostradale, nei pressi di Rovereto, la benzina è a 1,99 euro al litro e il diesel a 1,90. Lo stesso accade anche per le strade di Pavia. La conseguenza diretta degli aumenti, calcolano Adusbef e Federconsumatori, è una ministangata di 72 euro l’ anno per gli automobilisti. Tutte denunce che però l’ Unione petrolifera, nel solito botta e risposta, rispedisce immediatamente al mittente. Secondo i petrolieri, gli allarmi dei consumatori «sono del tutto infondati in quanto non rappresentativi dei prezzi a livello nazionale, ben lontani dalla soglia dei 2 euro al litro». «Eventuali punte di prezzo rilevate in singole realtà locali – puntualizzano ancora le compagnie – non possono perciò essere considerate rappresentative del mercato nazionale». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox