15 Luglio 2016

Effetto crisi: 4,5 milioni di poveri, un minore su dieci

Effetto crisi: 4,5 milioni di poveri, un minore su dieci

• report istat sul 2015: mai così alto in dieci anni il numero di chi non ha il minimo indispensabile. disagio in crescita tra giovani e nuclei numerosi «governo impegnato a creare lavoro, primo strumento di contrasto delle disuguaglianze»
Adriana Comaschi Un numero di poveri mai così alto negli ultimi dieci anni – 4,6 milioni di persone, impossibilitate ad avere uno standard di vita «minimamente accettabile», la cosiddetta «povertà assoluta»; quasi il doppio quelle alle prese con difficoltà economiche nella vita di tutti i giorni . Una situazione di sofferenza che aumenta in particolare tra i minori, i giovani fino ai 34 anni, tra le famiglie numerose, in quelle in cui il capofamiglia è operaio – perché il lavoro non basta più a scacciare l’ incubo del massimo bisogno. È una fotografia che non passa inosservata, quella scatta dall’ Istat nel suo ultimo report sul tema relativo al 2015 e presentata ieri, proprio mentre la Camera discuteva in prima lettura il ddl di contrasto alla povertà. I primi segnali di ripresa non arrivano insomma ancora a incidere sulla carne viva delle disuguaglianze. I numeri, dunque: nel 2015, salgono a 1 milione e 582 mila le famiglie con una spesa mensile al di sotto della soglia, fissata dall’ Istat come quella minima per l’ acquisto di un determinato paniere di beni e servizi. Si tratta di 4 milioni 598 mila persone: di queste la più parte è donna – 2 milioni 277 mila, il 7,3%. Colpisce poi che si trovi in povertà assoluta un minore su dieci (il 10,9%), ovvero 1 milione 131 mila bambini e ragazzi; 1 milione e 13 mila i giovani compresi tra 18 e 34 anni (9,9%). Quest’ ultima fascia è anche quella in cui la povertà assoluta è cresciuta di più, praticamente triplicata rispetto al 2005 (era il 3,9%), insieme a quella tra i 35 e i 64 anni (passata dal 2,7% al 7,2% in dieci anni). Mentre è rimasta praticamente stabile tra gli anziani: 538 mila quelli poveri, pari al 4,1%, erano il 4,5% nel 2005). Segno che gli stipendi hanno sofferto più delle pensioni. E ancora: l’ incidenza della povertà assoluta si fa più netta al Nord, soprattutto per la sofferenza dei nuclei di origine straniera, più numerosi. Ma complice il carovita delle grandi realtà urbane, in peggioramento sono anche le famiglie delle aree metropolitane. In generale, aumentano i poveri assoluti nei nuclei di quattro persone, o con due figli. Lavoro e titolo di studio hanno un peso: la povertà assoluta cresce nelle famiglie in cui il reddito di riferimento è quello di un operaio, restano contenuti se è quadro o impiegato. Cresce in parte secondo le stesse dinamiche anche la povertà relativa, quella calcolata in base a una spesa mensile variabile a seconda dei territori. Nel 2015 corrisponde a una media di 808,36 euro (811 nel 2014), che nel mezzogiorno scende però a 787,75 euro. Come la povertà assoluta, quella relativa rimane stabile in termini percentuali 10,4% pari a 2 milioni 678 mila famiglie rispetto al 10,3% del 2014. Ma anche in questo caso aumentano le persone interessate dal fenomeno: 8 milioni 307 mila, con una crescita dal 12,9% al 13,7% della popolazione. Dati a cui si aggiungono quelli della Caritas, con i 6,5 milioni di pasti distribuiti dalle sue 350 mense sempre nel 2015: quasi mezzo milione di pasti in più in un anno, sottolinea l’ organismo cattolico. Le reazioni Il ministro dell’ Economia Pier Carlo Padoan assicura «l’ impegno del governo, senza precedenti negli ultimi venti Pier Carlo Padoan Ministro dell’ Economia anni, per migliorare le condizioni di vita dei cittadini e aumentare le opportunità di lavoro: perché il primo strumento di contrasto alla disuguaglianza è l’ occupazione». Il Codacons chiede però «un decreto urgente anti povertà: questi dati umiliano gli italiani e dimostrano che la crisi non è finita, come attesta la mancata ripresa dei consumi». Sulla stessa linea, Federconsumatori e Adusbef ricordano come «dal 2008 a oggi, le famiglie hanno ridotto i consumi alimentari dell’ 11%, e del 28,8% quelli per salute e cure». L’ Unione nazionale consumatori parla di «vergogna nazionale». Anche le parti sociali riflettono sullo scenario di difficoltà di svelato dall’ Istat. E dettano le proprie contromisure. La Cisl sollecita«crescita e inclusione sociale, per fermare l’ aumento di questi effetti sociali devastanti». La leader Cgil Susanna Camusso accusa, «il governo continua a non fare: la povertà è unatrappola da cui si esce con l’ inclusione, che ha i suoi cardini nell’ accesso all’ istruzione e al lavoro». Il presidente di Confindustria Giovani Marco Gay definisce «gravissimo» il quadro tracciato dall’ Istat, «un Paese che scarica i problemi sui giovani è un Paese che non investe nel futuro». Mentre Save The Children sollecita le istituzioni a portare al più presto a compimento «il reddito di inclusione sociale, che potrebbe contribuire in modo significativo al contrasto della povertà anche per i minori». Le opposizioni partono dal quadro dell’ Istat per attaccare il governo su altri fronti. Il leghista Roberto Calderoli parla di «situazione vergognosa» e punta il dito contro «il mantenimento di un numero spaventoso di immigrati clandestini, ai quali forniamo tutto ciò che pretendono». Allo stesso modo Giovanni Toti, presidente della Liguria e consigliere politico di Berlusconi, muove dal «triste record» per dire «basta a riforme inutili, sì a un paese più equo». Nel pieno della polemica interna a Si sui rapporti con il centrosinistra, Nicola Fratoianni continua a criticare l’ esecutivo (sugli spot di palazzo Chigi irrompe la realtà») e sollecita «misure urgenti e universali di sostegno al reddito, come votato anche dal Pd a gennaio 2014».
adriana comaschi

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