24 Giugno 2021

Effetto Covid sulla criminalità, i numeri del rischio riciclaggio

C’è un effetto Covid sulla criminalità e sul riciclaggio. Già all’inizio della crisi sanitaria, la criminalità ha intuito le opportunità che l’emergenza poteva offrire. Si è dimostrata quanto mai liquida e pronta a infiltrarsi nelle possibilità che si stavano aprendo, prima fra tutte la fornitura dei dispositivi di protezione individuale in piena emergenza sanitaria.

«L’emergenza ha inciso in misura rilevante sulle tendenze e sui comportamenti criminali. Nuove minacce e nuovi rischi hanno conformato il profilo delle segnalazioni di operazioni sospette e l’attività di analisi operativa e strategica della UIF».

Così l’Unità di informazione finanziaria per l’Italia (Uif) presso la Banca d’Italia.

La Uif ha presentato oggi la relazione sull’attività svolta nel 2020. C’è un deciso aumento, nel 2020 e nei primi mesi del 2021, delle segnalazioni di operazioni sospette di riciclaggio alla Uif da parte di banche e altri soggetti. Nel 2020 le segnalazioni sono state oltre 113 mila, più 7% rispetto al 2019.
Effetto Covid e nuove “opportunità” per la criminalità

La crisi della pandemia, si legge nella presentazione del direttore Uif Claudio Clemente, ha reso ancora più evidente la capacità della criminalità di esser “liquida” e mutevole e di cogliere ogni possibilità di guadagno, compresa la pandemia.

La criminalità è stata insomma veloce nel capire che dall’emergenza sanitaria c’era da guadagnare.

«Già a febbraio dello scorso anno, quando non era ancora evidente la gravità della situazione e nessuno di noi pensava a una così tragica evoluzione degli eventi, gli operatori hanno iniziato a osservare e a segnalare le prime anomalie che indicavano come la criminalità avesse intuito le opportunità dell’emergenza sanitaria che si andava profilando e cercasse di approfittarne – si legge nella presentazione – In quel momento siamo divenuti tutti consapevoli che aumentare l’efficacia dell’apparato di prevenzione era essenziale per perseguire contemporaneamente due obiettivi, entrambi non rinunciabili: da una parte impedire che le risorse messe in gioco per sostenere la salute e l’economia e del Paese finissero in mani criminali e dall’altra evitare di ostacolare l’accesso agli aiuti da parte delle imprese e delle famiglie in difficoltà con presidi eccessivamente gravosi».

I numeri: le sospette segnalazioni

Le segnalazioni sospette sono aumentate e hanno superato le 113 mila, più 7% rispetto all’anno precedente, soprattutto per il maggior contributo degli operatori bancari e finanziari. Nei primi cinque mesi di quest’anno la crescita si è rafforzata e c’è stato un aumento di oltre il 30% rispetto all’analogo periodo del 2020.

L’emergenza sanitaria e la crisi economica, prosegue la relazione della Uif, hanno enfatizzato le minacce cui l’Italia è esposta: criminalità organizzata, corruzione, evasione fiscale, acuite da un ricorso al contante che permane ancora elevato nonostante la contrazione riscontrata durante l’anno.

Nel 2020 c’è un aumento del 18% delle segnalazioni potenzialmente riconducibili alla criminalità organizzata. Circa un quinto delle segnalazioni fa riferimento a violazioni della normativa fiscale.

C’è stata una riduzione di circa l’11% delle segnalazioni che arrivano dal settore gioco. Ma fra queste c’è un aumento delle segnalazioni relative alle attività online (+67%) che «hanno posto in luce, accanto alle pratiche collusive e alle ricariche di conti di gioco con carte rubate o clonate, l’utilizzo di tali conti come depositi extra-bancari anche per sottrarre disponibilità all’attenzione delle autorità».

C’è poi il rinnovato rischio di usura.

«La debolezza finanziaria di famiglie e imprese accresce il rischio di usura, anche come strumento per l’infiltrazione della criminalità organizzata nelle aziende».

Effetto covid sulla criminalità

C’è stato poi un effetto Covid sulla criminalità che si è dimostrata capace di cogliere le opportunità dell’emergenza sanitaria. Da subito.

«È in questo contesto, già complesso e diversificato, che si è inserito il filone di analisi relativo alle operazioni sospette più direttamente legate all’emergenza Covid-19 – prosegue il Direttore UIF – In una prima fase, la corsa all’approvvigionamento di materiale sanitario in presenza di presidi amministrativi attenuati dalle esigenze emergenziali ha posto la Pubblica amministrazione di fronte a una vasta platea di imprese, anche di ridotte dimensioni, che, dopo frettolose riconversioni, hanno tentato di assicurarsi ingenti forniture di dispositivi di protezione individuale talora in assenza di garanzie e con sostanziosi acconti dal committente pubblico. In alcuni casi i controlli amministrativi hanno scongiurato la definitiva aggiudicazione, facendo emergere precedenti penali e criticità di natura reputazionale; in molti altri casi sono successivamente emerse ipotesi di contraffazione della merce e di speculazione sui prezzi».

Le segnalazioni correlate al contesto pandemico sono state poco meno di 2.300 nel 2020 per 8,3 miliardi di euro, provenienti per la quasi totalità da intermediari bancari. A queste si sono aggiunte quasi 1.800 segnalazioni per circa 1,9 miliardi di euro nei primi cinque mesi di quest’anno.

Ci sono poi i nuovi profili di rischio legati alle attività online.

Le misure di distanziamento, dice la UIF, hanno contribuito «a un significativo spostamento dell’operatività su canali telematici esponendo una platea più ampia di utenti a forme di truffa mascherate con l’offerta di prodotti finanziari o con il commercio online»

La relazione evidenzia, fra le altre cose, un aumento delle segnalazioni sulle criptovalute. Sono passate da circa 500 nel 2018 a oltre 1.800 nel 2020.
Codacons: “Boom di truffe”

«In Italia è boom di truffe e comportamenti illeciti legati a prestiti e finanziamenti»,commenta il Codacons davanti ai dati dell’Unità di informazioni finanziarie di Banca d’Italia.

«La crisi economica da cui l’Italia sta uscendo solo in questo momento ha posto le attività economiche, soprattutto le più piccole, in grave difficoltà nel momento di riaprire, e molti esercenti e titolari di piccole aziende hanno avuto la necessità di richiedere prestiti che, però, si sono visti negare dalle banche a causa della mancanza di garanzie – dice il Codacons – Questo li ha portati a cercare aiuto attraverso il web dove i truffatori riescono ad identificare le vittime più vulnerabili e proporre loro prestiti a tassi usurari. In alcuni casi, invece, si registrano vere e proprie truffe, con pubblicità di finanziamenti su internet che ricalcano quelle delle banche legittime e spingono le vittime a comunicare ai cyber-criminali i propri dati bancari e di carte di credito, subendo furti sul conto».

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