5 Maggio 2020

Effetti collaterali della crisi sanitaria, volano i prezzi dei prodotti alimentari

 

Emanuele Spataro Dopo il grido disperato di dolore lanciato da Confcommercio Taranto lo scorso 2 maggio, oggi è la volta di Coldiretti Puglia per quanto concerne il comparto orto-frutticolo.

Terminata la fase 1 dell’emergenza sanitaria generata dal Coronavirus, si prospetta all’orizzonte la prima fase, ben più drammatica, di una crisi economica epocale, i cui effetti iniziano a riverberarsi sull’economia reale del Paese.

Venendo meno il commercio al dettaglio e la libera concorrenza, per quasi due mesi, fra i competitors economici che, in condizioni normali, fungono da calmieratori dei prezzi favorendo l’incontro tra domanda ed offerta, si registra l’aumento esponenziale dei prezzi dei prodotti di prima necessità. Ciò è la diretta conseguenza dell’assenza, da parte dell’esecutivo nazionale, di provvedimenti e misure normative tese a calmierare i prodotti di prima necessità inseriti nel paniere dei beni.

A valle di tale vulnus normativo la chiusura di bar, mercati e ristoranti ha ridotto la concorrenza con funzione calmieratrice dei prezzi, come evidenziato da Coldiretti Puglia.

«Volano i prezzi al consumo per la verdura e le primizie di stagione come fave fresche e piselli verdi, con una forbice dei prezzi dal campo alla tavola che registra percentuali a due cifre fino al 600%». E’ quanto emerge dall’analisi di Coldiretti Puglia sulla base dei prezzi riconosciuti per i prodotti primari degli agricoltori, a cui corrispondono, però, prezzi stellari sui banchi della vendita al dettaglio.

«Ai pochi centesimi riconosciuti agli agricoltori la forbice si allarga a dismisura al consumo – denuncia Coldiretti Puglia – come per esempio per i caroselli che da 1,20 euro al chilo nei campi il prezzo schizza a 3,80 euro al dettaglio con una forbice che segna il +217%, le fave novelle che da 0,40 euro pagati agli agricoltori vengono vendute a 2,80 euro al chilo con +600%, i carciofi con prezzi al dettaglio del + 591% rispetto ai campi, i piselli verdi che da 1 euro in campagna sono venduti al consumo a 4,50 euro al chilo, fino ai broccoli con una forbice del 400%.

Il medesimo discorso va esteso anche per la frutta da tavola. La stessa Coldiretti nazionale aveva lanciato l’allarme due giorni fa. «Gli aumenti della vendita al dettaglio variano dal 31% dei kiwi al 24% delle arance fino al 12% delle mele, cifre spinte dalla svolta salutistica negli acquisti degli italiani ma anche dallo sconvolgimento in atto sul mercato per le limitazioni e le chiusure imposte dall’emergenza coronavirus». E’ quanto emerge dall’analisi di Coldiretti sulla base dei dati Ismea/Nielsen inerente agli acquisti al dettaglio sui prodotti confezionati relativi all’ultimo mese della pandemia.

L’avvio della fase 2 registra, inoltre, una considerevole impennata dei prezzi dei biglietti aerei; si registrano ripercussioni anche sui trasporti ferroviari. Lo denuncia oggi il Codacons, (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori) che ha monitorato le tariffe praticate da Alitalia e Trenitalia su alcune tratte nazionali. “Il rischio è che i vettori aerei e le società ferroviarie aumentino i prezzi dei biglietti per far fronte alle disposizioni sulle distanze di sicurezza, che portano treni ed aerei a partire con un numero ridotto di passeggeri riducendo i ricavi per gli operatori – afferma il presidente Carlo Rienzi – E’ inammissibile che le restrizioni legate al Covid ricadano sulle tasche degli utenti, e i prezzi dei biglietti in questo periodo di emergenza andrebbero calmierati ed essere slegati alla domanda, mentre il numero di aerei e treni in circolazione andrebbe raddoppiato. Per tale motivo presentiamo oggi un esposto all’Antitrust, Enac e al Ministero dei trasporti, chiedendo di aprire una indagine sulle tariffe nel settore dei trasporti nella fase 2”, conclude il presidente nazionale del Codacons.

In tutto ciò si inseriscono le manovre speculative che non mancano mai in contesti di crisi economica come quello attuale e che non hanno riguardato solo la vendita di DPI e di prodotti sanitari. Tali effetti collaterali dell’emergenza sanitaria andrebbero stroncati prima che degenerino con conseguenze catastrofiche in termini di inflazione speculativa, anticamera di una più drammatica crisi finanziaria. La crisi dei mutui subprime del 2007 negli Stati Uniti e la crisi dal 1921 ed il 1923 della Repubblica di Weimar, nel corso della quale si scatenò quella che fu chiamata “iperinflazione di Weimar”, con valori dell’inflazione che superarono il 600%, dovrebbero fungere da monito per quanto sta attualmente accadendo in Italia.

Ad oggi la situazione è ancora sotto controllo, anche in ragione del fatto che il commercio al dettaglio era pressoché azzerato durante la fase 1. “Nel mese di aprile 2020 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,1% su base mensile e una variazione tendenziale nulla (da +0,1% del mese precedente)”. Lo rileva l’Istat nella nota con i dati provvisori dei prezzi al consumo per il mese di aprile 2020. L’ormai avviata fase 2 sarà un banco di prova non indifferente anche dal punto di vista inflattivo.

Si precisa, al riguardo, che le manovre speculative su merci, effettuate da chiunque nell’esercizio di qualsiasi attività produttiva o commerciale, sono perseguibili ai sensi dell’art. 501 bis del Codice penale. Il predetto reato è punibile “con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 516 a euro 25.822”. Si consiglia, al riguardo, qualora vi si presentino gli estremi di un reato di cui all’art. 501 bis c.p., di conservare gli scontrini relativi all’acquisto dei prodotti per poi esibirli alla Guardia di Finanza o alle altre alle forze dell’ordine con incarichi di polizia giudiziaria.

«Quello che sta accadendo sui prezzi alimentari è semplicemente vergognoso, stiamo denunciando scandalose speculazioni a tutte le procure italiane – afferma a Interris.it Rosario Trefiletti, presidente del Centro Consumatori Italia -. A Milano sono in corso accertamenti della Guardia di Finanza disposti dall’autorità giudiziaria proprio per smascherare gli speculatori che tolgono letteralmente il cibo di bocca alle decine di migliaia di famiglie impoverite dall’emergenza sanitaria che non riescono ad arrivare alla fine del mese. Non si può consentire questo scempio a danno dei deboli”. Il più colpito da queste presunte speculazioni è “il settore agro-alimentare, abbiamo rilevato, durante il lockdown, inaccettabili aumenti del prezzo degli alimenti (fino al 50%)”, aggiunge successivamente Trefiletti nella sua nota risalente a qualche giorno fa. Lo stesso ha poi precisato che il Centro Consumatori Italia si è mosso tempestivamente per “denunciare le manovre speculative e a documentare alla magistratura l’escalation di rincari del cibo. La società ha il dovere di far sentire la propria protesta per senso di giustizia. Dobbiamo impedire che simili iniquità gravino su un tessuto sociale già duramente provato dall’emergenza sanitaria scatenata dal Covid-19”.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox