26 Marzo 2020

«Educatrici senza tutele né sostegni al reddito»

Svolgono un servizio indispensabile per molte famiglie, ma rischiano di non poter più rialzarsi quando finirà l’ emergenza Covid: sono le educatrici dei “nidi in famiglia”, realtà che accolgono i bambini da zero a tre anni, mettendo a disposizione la loro abitazione. Sono 60 quelle accreditate nella provincia di Treviso e possono ospitare al massimo sei bambini contemporaneamente. Sono chiusi dal 24 febbraio. Qualcuno ha già incassato la quota mensile di marzo, ma ora devono mettere in conto rimborsi o sconti perché le famiglie non hanno potuto usufruire del servizio. «Adesso ci si mette anche il Codacons a dire che nulla ci è dovuto» spiega Greta Giacomazzi, coordinatrice di rete dei nidi in famiglia nella Marca, «così va a finire che dovremmo restituire anche quanto già incassato. Purtroppo non si vuole capire che svolgiamo un servizio pubblico e come tale andrebbe tutelato. E così se, giustamente, i comuni anticipano i contributi alle scuole di infanzia paritarie per aiutarle in questo momento difficile, nel nostro caso questo imprevisto pesa tutto su di noi che formalmente siamo delle partite Iva». La mancanza di tutele per questa realtà parte da distante, fin dalla loro istituzione a livello regionale nel 2007: «Diciamola tutta, abbiamo solo doveri e nessun diritto, la Regione ci ha autorizzato a funzionare riconoscendo il fatto che svolgiamo un servizio essenziale, ma poi non ha previsto alcuna forma né di aiuto, né di sostegno. E pensare che questa doveva essere anche una risposta all’ imprenditoria femminile». –Davide Nordio.

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