EDITORIA: HUFFINGTONPOST E IL SUO DIRETTORE MATTIA FELTRI FINISCONO NEL MIRINO DELL’ORDINE DEI GIORNALISTI, DELLA FIEG, DELL’AGCOM E DEL MISE
DOPO AVER ABUSIVAMENTE CENSURATO IL BLOG DELL’ON. BOLDRINI E CHIUSO QUELLO DEL PRESIDENTE CODACONS, AVVIATA AZIONE INIBITORIA E CLASS ACTION NEI CONFRONTI DEI GESTORI DELLA TESTATA
HuffingtonPost e il suo direttore Mattia Feltri finiscono nel mirino dell’Ordine dei giornalisti, della Fieg, dell’Agcom e del Mise. Il Codacons – come anticipato oggi da un articolo apparso su IlGiornale.it – ha proposto infatti azione inibitoria sia contro la società statunitense THEHUFFINGTONPOST HOLDINGS LLC che contro quella italiana HUFFINGTONPOST ITALIA S.R.L. responsabili al pari del direttore Feltri obbedienti ai padroni Gedi e fiat rispetto alle vicende che hanno visto protagonista di recente il noto sito, che ha censurato il blog dell’On. Laura Boldrini e chiuso quello del presidente Codacons, Carlo Rienzi per compiacere al pupillo di Montezemolo Carlo Calenda.
L’Huffpost nasconde la sua autentica natura di testata giornalistica onde evitare l’applicazione della Legge sulla stampa – spiega il Codacons nell’atto – Sussistono infatti tutti i requisiti richiesti al fine di considerarlo un quotidiano: le notizie sono regolarmente aggiornate, è presente una redazione composta da giornalisti iscritti regolarmente all’albo, vi è un direttore che concorda la propria linea editoriale con l’editore imponendola anche ai blogger ed esercitando così un potere di censura del tutto discrezionale ed insindacabile.
Conseguentemente è inammissibile che i blogger non vengano retribuiti per i loro contributi, a differenza di quanto accade invece per la redazione, dal momento che sono da considerarsi a tutti gli effetti giornalisti e tenuto conto altresì che l’Huffpost li ha da sempre espressamente considerati il suo punto di forza ed il tratto distintivo: prova ne è il fatto che essi vengono costantemente indirizzati nella stesura dei loro articoli, al pari di qualsiasi altro giornalista che lavora per un quotidiano. E modifica testi e titoli dei pezzi e rifiuta di pubblicarli senza dare nessuna spiegazione. Tutto questo guadagnando con la pubblicità che affolla il sito per le visite dei lettori affezionati dei tanti blogger.
L’ Huffpost dimostra così di violare regolarmente ed intenzionalmente la legge n. 233/2012 laddove all’art. 2 è previsto espressamente che al giornalista anche pubblicista si debba corrispondere un equo compenso, cioè “la corresponsione di una remunerazione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, tenendo conto della natura, del contenuto e delle caratteristiche della prestazione nonché della coerenza con i trattamenti previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di categoria”.
In ogni caso, anche ove si considerasse l’Huffpost un mero blog, ciò non toglie che il direttore abbia esercitato un potere di censura arbitraria sugli articoli sia del Presidente del Codacons che dell’On. Boldrini impedendone la pubblicazione: tale condotta è illegittima e danneggia non solo i diretti interessati ma la stessa community dell’Huffpost. Ciò rappresenta una grave violazione della libertà di espressione del pensiero costituzionalmente tutelata ai sensi dell’art. 21 Cost.
In aggiunta a ciò, dall’esame delle clausole da sottoscrivere al fine di poter utilizzare il sito emerge chiaramente la loro vessatorietà in quanto comportano un grave squilibrio contrattuale tra il sito e l’utente. Basti pensare alla clausola secondo la quale vi è un preventivo e totale esonero di qualsiasi profilo di responsabilità da parte del direttore sui contenuti dei blog il quale però al contempo si riserva un potere del tutto discrezionale di controllo sui contributi dei blogger.
Pertanto, se l’editore statunitense avallerà le decisioni da dittatore di Feltri dovrà pagare i contributi a chi ha scritto sul loro blog per anni con un equo compenso come giornalisti – conclude il Codacons. E intanto la testata sarà portata in tribunale per la inibitoria delle clausole da dittatore assoluto del direttore. Mentre allo studio del Codacons una class action di tutti i blogger per sottrarsi al potere assoluto di Feltri.
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