6 Marzo 2015

Ecco le bollette bis, è rivolta

Ecco le bollette bis, è rivolta

SASSARI È un classico rimpallo di responsabilità. Lo si capisce bene andando all’ origine normativa delle bollette bis. Abbanoa fa pensare che tutto derivi da decisioni e obblighi assunti dall’ alto, a livello superiore. E – come fanno parecchi politici della maggioranza in Regione – sostiene: Attuiamo semplicemente quanto regolato dall’ Ente sardo di governo e dall’ Authority nazionale. Ma dalle due istituzioni arriva una presa di distanze. Il commissario dell’ ex Ato, Sandro Bianchi, sindaco di Nuoro, spiega: «Non abbiamo certo disposto noi questi recuperi. Ci siamo limitati al conteggio dei conguagli sui mancati introiti: 106 milioni anziché i 232 chiesti da Abbanoa. Il nostro ruolo, insomma, è stato quantificare la differenza tra costi ipotizzati e reali sulla base di un sistema con forti diseconomie». Dall’ Autorità nazionale – costituita nel 2011 e attiva appena dal 2012 – sottolineano un diverso aspetto: a tutti i gestori è stato vietato, pena sanzioni, di richiamare nel contesto dei conguagli regolatori la delibera n.643 del 2013 della stessa Authority sull’«approvazione del metodo tariffario idrico». Quell’ atto è invece citato nelle fatturazioni da Abbanoa. Ma la società dice di averlo fatto solo per ricollegarsi ai criteri generali per quantificare le partite pregresse. Tradotti dal burocratese, riecco i passaggi chiave. L’ Authority fa presente che le bollette bis non discendono da un suo provvedimento. Di più: precisa, persino sul sito istituzionale, che l’«erronea citazione di quella delibera in base ai principi di trasparenza non è corretta, dal momento che la quantificazione degli importi è decisa dall’ Ente d’ ambito o dal soggetto competente». Dall’ ex Ato si ribadisce però che i recuperi sono stati disposti da Abbanoa. Domanda finale che rimbalza dagli uffici del gestore: «Se tutti sono estranei perché allora non stiamo chiedendo 232 milioni ma solo i 106 stabiliti dall’ ex Ato?». Entrando nel merito, Abbanoa spiega ancora: «Non ci siamo inventati nulla: tutte le norme sono state rispettate». «Questi provvedimenti – viene rimarcato – rispecchiano i dettami dell’ Authority e l’ impostazione che ne è stata data nell’ isola». Si riaffermano poi recenti dichiarazioni già rilasciate dai vertici Abbanoa: «Noi avevamo richiesto 232 milioni perché le aziende che non hanno avuto il riconoscimento dei costi di gestione potevano metterli in tariffa legati ai consumi 2012. L’ Ato ce ne ha riconosciuti 106, e non perché gli altri non siano effettivi. Ma il 53% dell’ acqua si perde in reti colabrodo. Non la fatturiamo, eppure paghiamo per produrla». Ultima nota: «La nostra spesa per l’ energia è di 50 milioni all’ anno, un quarto del fatturato. Abbiamo messo i conti in ordine, ridotto le perdite del 7% e puntiamo su un altro 10%. Ma abbiamo bisogno d’ investire. «In realtà siamo di fronte a un atto di forza illegittimo, una vera presa di potere – replica il Codacons – Abbanoa dice: pagate e zitti, non reclamate perché già adesso, nella stessa bolletta, vi comunichiamo che non ne terremo conto». «Al contrario noi stiamo suggerendo ai nostri soci d’ inviare una contestazione con raccomandata». «Sul piano informativo il gestore dell’ acqua introduce terminologie e richiami normativi che amplificano la confusione – sostiene la dirigente del Codacons Diana Barrui – Per capirlo, basta pensare al fatto che una delle voci in queste bollette si riferisce a depuratori che molti comuni sardi non hanno mai avuto e a volte non hanno nemmeno oggi».(pgp)

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