13 maggio 2018

Ecco il costo dello stallo Bruciati 253 milioni in 2 mesi di Aule vuote

inattivi le commissioni e gli organi connessi al parlamento. esposto alla corte dei conti
Questo governo non è ancora nato ma un record lo ha di sicuro battuto: sulla incapacità di dare vita a un esecutivo, è già in corso la conta dei danni. Danni e beffa, per dirla tutta. Dove per danni si intendono ben 253,1 milioni: è questa la somma in cui viene stimato, secondo il Codacons, il fardello economico che grava sulla collettività negli ultimi due mesi a causa, appunto, dei ritardi nella formazione del nuovo governo. La confederazione che raggruppa le organizzazioni a difesa dei consumatori ha quindi annunciato un esposto alla Corte dei Conti affinché lo spreco dei soldi pubblici venga accertato e si possa meglio quantificare il danno erariale subito dallo Stato. Da due mesi l’ attività parlamentare è bloccata in attesa del superamento della fase di stallo. Eppure, come ha spiegato il Codacons nei dati diffusi nella giornata di ieri, mentre Camera, Senato, le relative Commissioni e gli altri organi direttamente connessi a Palazzo Madama e Montecitorio sono inattivi, i due rami del Parlamento continuano a produrre costi a carico dei cittadini. Un esempio su tutti, quello forse che più fa vacillare la bilancia dei costi della politica: nonostante i lavori siano sospesi, deputati e senatori, come abbiamo per altro di recente raccontato, si sono già visti recapitare i primi compensi da parlamentari. Questo, senza svolgere alcun tipo di attività ed avendo varcato le soglie del Parlamento meno di una decina di volte in due mesi, dall’ insediamento delle Camere. I lavori sono sospesi, tutto tace nei palazzi ma la macchina parlamentare consuma eccome, parcheggiata nell’ attesa che si possa dare effettivamente il via alle attività consuetudinarie di Camera e Senato. Il Codacons ha basato il calcolo dei costi della (non) politica sugli ultimi dati di bilancio resi pubblici: si evince così che la spesa annua per il funzionamento del Parlamento, per il 2018, ammonta a circa 1,52 miliardi di euro: nel dettaglio, 551 milioni per il Senato e 968 milioni per la Camera. Ne deriva che l’ attuale situazione d’ impasse, a fronte di una totale improduttività dei rami parlamentari e della macchina governativa, ha prodotto solo uno spreco di soldi pubblici a danno dei cittadini. Precisamente, dalla data del 4 marzo ad oggi, oltre 250 milioni di euro a cui, se dovesse concretizzarsi l’ ipotesi di un ritorno alle urne nel breve termine, o comunque entro la fine dell’ anno, andrebbero sommati circa 400 milioni di una nuova convocazione del turno elettorale, oltre agli analoghi 400 milioni già sborsati per il voto del 4 marzo. «Mentre da un lato ancora non si trovano risorse per bloccare l’ aumento Iva del 2019, dall’ altro milioni e milioni di euro vengono buttati per finanziare un Parlamento fermo da più di due mesi e per pagare gli stipendi a Senatori e Deputati ha denunciato il presidente Carlo Rienzi Per tale motivo abbiamo chiesto alla Corte dei Conti di aprire una inchiesta sul caso, allo scopo di accertare eventuali danni erariali per la collettività». Una ulteriore provocazione è stata rivolta ai partiti politici, a cui si è chiesto di disporre la restituzione, in favore delle casse dello Stato, di parte dei compensi percepiti dai parlamentari eletti il 4 marzo, con la motivazione «che tali soldi sono stati incassati in assenza di qualsivoglia tipo di attività».

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