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16 Giugno 2010

Ecco come sono (e cambiano) le pensioni da noi e in Europa

Pensioni, si cambia. La crisi ha reso sempre più chiaro a molti Stati europei che l’attuale sistema di welfare non è più sostenibile. In Francia, il governo presenterà un progetto di riforma del sistema previdenziale questa settimana. In realtà, della riforma della presidenza Sarkozy non si sa altro se non che vuole abbattere il tabù della pensione a 60 anni. Ma già si profila uno sciopero generale proclamato dai principali sindacati francesi per il prossimo 24 giugno. Secondo le indiscrezioni circolate in questi giorni sarebbe previsto un aumento dell’età pensionabile e un incremento dei contributi per i funzionari pubblici. Secondo un sondaggio effettuato da Tns Sofres per il quotidiano francese La Croix, le pensioni preoccupano soprattutto le persone tra i 50 e i 64 anni (68 per cento).

Lo stile di vita degli inglesi dovrà cambiare per evitare il dissesto dei conti pubblici, ha detto il premier David Cameron: non è più possibile pagare pensioni sproporzionate e premature rispetto ai versamenti. A meno che non si voglia imitare la Grecia.

Manifestazioni anche contro il governo romeno di centrodestra del premier Emil Boc che ha deciso di tagliare del 25% dei salari dei dipendenti pubblici e del 15% delle pensioni. In Spagna, poi, tra le misure della duplice manovra del governo Zapatero, 50 e 15 miliardi, per riportare il deficit al 3% nel 2013 è anche previsto il congelamento delle pensioni dal 2011. Si discute anche dell’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni. Allarme anche in Gran Bretagna dove già tre anni fa i pensionati erano scesi in piazza nudi durante i lavori del partito laburista a Boumemouth, per ricordare le condizioni di precarietà che coinvolgerebbero il 40% degli over 60 inglesi.

In Italia, con un emendamento alla manovra, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera all’innalzamento a 65 anni dell’età pensionabile per le donne che lavorano nella Pubblica amministrazione. L’Istat ha reso noto che la spesa per le pensioni nel 2008 ha raggiunto quota 241,1 miliardi di euro, con un aumento del 3,5% rispetto al 2007 e una spesa che ha raggiunto il 15,38% del Pil. Con il 50,9% della spesa concentrata nell’Italia settentrionale, il 21,5% nel Centro e 27,6% nel Sud.

Una curiosità: in Polonia dal 1° gennaio di quest’anno, 40 mila ex comunisti polacchi si sono visti ridurre la loro pensione del 50 per cento. Si tratta di una legge « punitiva nei confronti di coloro che mantennero un sistema di potere inumano». Fra i colpiti dalla misura Wojciech Jaruzelski, la cui pensione è passata da 2.100 euro mensili a 1.050. Secondo il Telegraph, il provvedimento ha interessato 40 mila ex comunisti, agenti della polizia di Stato o degli apparati di sicurezza.

Secondo il Codacons in Italia sul fronte pensionistico, siamo il fanalino di coda dell’Europa, afferma il presidente, Carlo Rienzi «non solo gli importi percepiti da quasi la metà dei pensionati rappresentano una miseria, e non consentono una vita dignitosa, ma addirittura sulle pensioni italiane grava una pressione fiscale ben più alta rispetto a quella di altri paesi europei». Il Codacons ricorda che in Italia, a parità di imponibile, l’importo di una pensione al netto delle tasse è inferiore del 15% rispetto a Francia, Spagna e Germania, paesi dove non esiste tassazione sulle pensioni, mentre in Gran Bretagna la pressione fiscale è minima e di circa l’1,6 per cento. In Italia la Lega sta pensando di togliere il diritto al trattamento pensionistico ai condannati per atti di terrorismo e di criminalità organizzata.

Come mai tutti questi cambiamenti? Davvero le attuali normative sulle pensioni sono arrivate al capolinea? Siamo andati a sbirciare tra le legislazioni pensionistiche dei principali paesi europei. Questo, è quello che prevedono.

Belgio. Pensionamento anticipato, a 60 anni, sia per gli uomini che per le donne, che hanno raggiunto almeno 35 anni di contributi. L’asticella per la pensione normale è, invece, fissata, per tutti, a 65 anni d’età (le donne ci sono arrivate lo scorso anno). Altra peculiarità del Belgio è che non prevede un pensionamento posticipato. Raggiunti quindi i limiti d’età ordinari, si lascia definitivamente il posto di lavoro. È consentito, tuttavia, il cumulo con il reddito da lavoro fino a un certo importo al di sotto del quale la pensione viene ridotta.

Francia. Attualmente l’età di pensionamento normale è di 60 anni. Sia per gli uomini, che per le donne. La peculiarità del sistema francese sono, invece, i requisiti per accedere al pensionamento anticipato o posticipato. Nel primo caso, è possibile anticipare la fuoriuscita dal lavoro a 56 anni, in caso di lavoratori precoci o, addirittura, a 55, in caso di grave inabilità. Per quanto riguarda, invece, la possibilità di restare oltre i 60 anni a lavoro (una scelta che si fa per aumentare l’importo dell’assegno pensionistico) è generalmente ammessa, come anche la facoltà di lavorare oltre i 65 anni, se non si hanno sufficienti requisiti per avere una buona pensione. Anche in Francia è stato introdotto un sistema di incentivi a restare in attività e ritardare l’inizio della pensione: ogni anno in più di lavoro produrrà il 3% in più di pensione. Mentre chi non avrà raggiunto il minimo richiesto subirà una decurtazione della pensione del 5% per ogni anno mancante.

Germania. Qui, l’asticella per la pensione ordinaria è 67 anni, per uomini e donne. È possibile, però, anticipare l’età a 65 anni, se si hanno almeno 45 anni di contributi, provenienti anche da lavoro di cura ed educazione di bambini fino a 10 anni d’età. Mentre esiste una possibilità illimitata di posticipare la pensione, il sistema normativo tedesco ammette l’eventualità di terminare il lavoro a 63 anni, maturando almeno 35 anni di contribuzione (62 in caso di grave disabilità), con una pensione, quindi, di importo ridotto.

Italia. Dal 1° luglio 2009 è entrato in vigore il cosiddetto sistema delle quote, in base al quale si consegue il diritto alla pensione al raggiungimmento di una quota data dalla somma tra età anagrafica e contribuzione (almeno 35 anni di contributi). La finestra ordinaria di uscita dal lavoro è fissata a 65 anni per gli uomini e 60 per le donne. Ora, nel pubblico impiego, la differenza verrà azzerata, avendo il Governo annunciato un emendamento alla manovra 2011-2012 che innalzerà, dal 2012, a 65 anni l’età pensionabile per tutti gli statali. Senza requisiti di età, invece, si potrà lasciare il lavoro con 40 anni di contribuzione. È possibile una proroga fino a un massimo di 65 anni d’età. Tuttavia, da qui al 2015, il sistema pensioni in Italia sarà una sorta di riforma permanente: dall’entrata in vigore delle nuove finestre, nel 2011, fino alla prima applicazione del meccanismo per l’aumento dell’età di pensionamento in relazione alla crescita della speranza di vita, nel 2015. Le finestre a scorrimento prevedono un unico termine di decorrenza della pensione sia per l’anzianità sia per la vecchiaia: il 13° mese dalla maturazione dei requisiti, per i dipendenti (pubblici e privati, donne incluse); il 19° mese per gli autonomi. Stessa logica per l’anzianità. Il meccanismo delle «quote» – una determinata somma di età e anni di contributi – non è certo una novità. Ma, inesorabile, il calendario avanza. Dal 1° gennaio prossimo si passa a «quota 96» per i dipendenti (e l’età minima richiesta sale a 60 anni, con 36 anni di contributi) e a «quota 97» per gli autonomi, con età minima di 61 anni. Poi, dal 2013, il gradino finale con l’aumento di un anno sia nelle quote sia nell’età minima. Resta invece ancora da scrivere l’adeguamento della pensione all’aspettativa di vita. La legge stabilisce che in sede di prima applicazione l’aumento dell’età non potrà superare i 3 mesi, sia per la vecchiaia sia per l’anzianità.

Regno Unito. A differenza di quasi tutti gli altri Paesi europei, qui non è prevista la possibilità di andare in pensione anticipatamente. L’asticella normale per gli uomini è 65 anni, per le donne 60. Dal 2010 al 2020, però, è previsto una graduale equiparazione a quota 65 anni. È ammessa, invece, la possibilità «illimitata» di posticipare la data della pensione.

Spagna. Pensione anticipata a 60 anni (per le persone assicurate prima del 1° gennaio 1967). Da 61, per le persone con almeno 30 anni di contributi e disoccupati non volantari. La finestra ordinaria di pensionamento è fissata per tutti a 65 anni, con possibilità, però, di riduzione in caso di lavoratori che svolgono attività usuranti o pericolose. Come per il Regno Unito, anche qui è ammessa la possibilità «illimitata» di posticipare la data della pensione.

Svezia. Nessuna possibilità di andare in pensione anticipata. Il pensionamento normale è modulato su finestre flessibili: tra i 61 e i 67 anni. È ammessa tuttavia la possibilità di lavorare anche dopo i 67 anni, previa contrattazione con il datore di lavoro.
 

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