3 Marzo 2013

E tutto finisce al Tar

E tutto finisce al Tar

Sempre più invocato per dirimere le controversie giudiziarie fra i cittadini e gli enti, fra le stesse istituzioni e sempre più decisivo anche in politica. Nella nostra regione il ricorso al giudizio dei magistrati del Tar non conosce crisi. Tanto che le quattro sedi del Tribunale amministrativo regionale, le tre sezioni centrali di Roma e quella distaccata di Latina, sono sommerse dai ricorsi, come accaduto da ultimo per la questione dei rifiuti di Roma da inviare in Ciociaria. Le cifre fornite dal presidente del Tar del Lazio Calogero Piscitello descrivono un ricorso ancora mas siccio al Tar, anche se il calo di fiducia nella magistratura amministrativa e i costi elevati delle cause intentate rallentano il boom rispetto al 2011. Lo scorso anno sono stati presentati ben 12.690 ricorsi, di cui 11.562 nelle sezioni della capitale e 1.128 in quella del capoluogo pontino. Nella sua relazione annuale, il presidente Piscitello spiega: «Secondo il censimento Istat del 2011, il tasso di litigiosità regionale amministrativa risulterebbe dello 0,23 per cento, cifra rimasta invariata negli ultimi anni. Il volume complessivo dei ricorsi del Tar del Lazio è pari, quasi costantemente dal 2000, a quasi un quinto del totale dei ricorsi amministrativi su scala nazionale: 56.716 ricorsi». Analizzando i dati dal 2000 al 2012, Piscitello sottolinea che «c’ è una tendenza alla progressiva diminuzione facendo registrare rispetto al numero dei ricorsi proposti nel 2000 (22.065) quasi un dimezzamento nel 2012 (11.562)». «La tendenziale diminuzione del numero dei ricorsi proposti al Tar del Lazio – si legge ancora nella relazione – potrebbe dipendere, oltre che dal passaggio della giurisdizione sulle controversie del pubblico impiego contrattualizzato all’ autorità giudiziaria ordinaria, sia dal diminuito livello generale di fiducia nelle istituzioni magistratuali, sia anche da un calcolo di insufficiente convenienza dell’ esito (pur favorevole) dei giudizi, tenuto conto della crescente onero sità (specialmente fiscale) che comporta la proposizione di un ricorso». La relazione evidenzia inoltre il «crescente numero dei ricorsi collettivi in cui si fanno valere interessi di intere categorie più che di specifici interessi di singoli soggetti; ciò perché tale tipo di ricorso risulta meno oneroso sotto il profilo economico e può avere anche maggiore risonanza mediatica». Infatti nel 2012 ci sono stati 64 ricorsi del Codacons, 106 da parte di onlus e 114 da associazioni varie. Sempre nel 2012, a fronte di 11.562 ricorsi pervenuti, il Tar ne ha definiti 32.243 (di cui 8.545 sentenze e la restante parte decreti presidenziali di perenzione), con un bilancio costantemente positivo dal 2002 in poi. «La diminuzione dell’ arretrato storico è frutto del diretto intervento del legislatore che, prima con l’ introduzione dell’ istituto della nuova forma di perenzione decennale e poi con la riduzione del termine della stessa a un quinquennio, ha determinato una svolta decisiva», ha aggiunto Piscitello. Il presidente del Tar del Lazio si è poi mostrato ottimista sulla montagna di ricorsi arretrari che i suoi uffici si trovano a dover gestire. «Va osservato che l’ attuale cifra, ancora indicativa, di un pesante arretrato di 107.671 ricorsi pendenti al 31 dicembre 2012, è destinata a essere notevolmente ridotta nei prossimi anni – ha spiegato – per effetto dell’ estinzione di tutti quei procedimenti (il cui numero può essere calcolato in almeno 40 mila) per i quali deve essere soltanto emesso il decreto di perenzione. Il programma straordinario prevede l’ emissione di circa 15 mila decreti di perenzione in ciascuno dei prossimi tre anni». E comunque, ha sottolineato il presidente «il tempo medio di attesa dei ricorsi risulta di poco inferiore al triennio». «Quanto al minor peso relativo dell’ arretrato – ha aggiunto – un rilievo di fondo merita la circostanza che una elevata percentuale di ricorsi, pur formalmente definiti con esito sostanzialmente negativo per i ricorrenti, non cessa di produrre per l’ erario pesanti effetti finanziari a causa delle sempre più frequenti azioni risarcitorie proposte a norma della cosiddetta legge Pinto». Piscitello ha inoltre evidenziato che circa il 60 per cento dei ricorsi proposti contiene «normalmente delle istanze cautelari. Nel 2012 il numero delle misure cautelari emesse in Camera di consiglio è stato di 3.612 (1.307 di accoglimento, 2.024 di rigetto e 281 istruttorie e altri esiti). Di queste 623 sono state appellate nel corso dello stesso anno (177 accolte, 371 respinte e 75 con altro esito». Infine il numero dei decreti cautelari provvisori inappellabili è stato di 1.141, le sentenze appellate nel 2012 sono state 1.160 e quelle brevi appellate 291.

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