1 Novembre 2007

E sul caro-pasta, dopo l`Antitrust indaga anche la Procura di Roma

Dopo l`indagine dell`Antitrust la scorsa settimana è ora la Procura di Roma a indagare sugli aumenti del costo della pasta. Un fascicolo processuale è stato aperto sulla base di notizie di stampa. I titolari degli accertamenti, il procuratore aggiunto Nello Rossi e il sostituto Stefano Pesci procedono, per il momento, contro ignoti e senza ipotesi di reato. L`apertura dell`inchiesta è considerata dalle associazioni dei consumatori Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori “una vittoria“. Secondo un`analisi di Coldiretti fatta sulla base dei dati dell`osservatorio prezzi istituito dal ministero dello Sviluppo Economico, i prezzi della pasta di semola di grano duro registrano valori diversi fino al 50% nelle varie città con importi medi che variano da 1,48 euro al chilo a Milano fino a 0,93 euro al chilo di Palermo. Il prezzo medio della pasta di semola di grano duro a Roma è di 1,25 euro al chilo, superiore a quello rilevato a Napoli (1,1 euro al chilo) e a Bologna (1,2 euro al chilo), inferiore a Firenze (1,37 euro al chilo). Il problema dell`aumento del prezzo della pasta si è manifestato con particolare allarme da fine estate dopo che, in seguito all`aumento del prezzo dei cereali e in particolare del grano, le industrie legate a questa materia prima, molitori e pastai, annunciavano di non poter più contenere gli aumenti dei prezzi al consumo. Agli inizi di settembre un colosso come la Barilla annunciava che avrebbe aumentato i prezzi, dopo pochi giorni la stessa Unipi (che rappresenta gli industriali della pasta) annunciava che entro dicembre ci sarebbero stati aumenti di 0,12-0,14 euro per pacco di pasta. Arrivati sullo scaffale gli aumenti hanno allarmato i consumatori che il 13 settembre scorso hanno proclamato lo “sciopero della pasta“ per spingere gli attori della filiera a ridurre gli aumenti. Poi sono scesi in campo i Ministeri dello sviluppo e quello delle politiche agricole, ottenendo da parte delle organizzazioni dei produttori di contenere i prezzi nei vari passaggi della filiera e dalla grande distribuzione di mantenere gli aumenti di un` ipotetica borsa della spesa entro il tasso di inflazione (+1,7%).

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