16 Ottobre 2012

«E’ stata solo fortuna se siamo ancora vivi»

«E’ stata solo fortuna se siamo ancora vivi»

 

di MATTEO ALFIERI UNA LUNGA processione. Lenta, inesorabile. Di avvocati, naufraghi, consulenti, periti e praticanti. C’ è chi aggiusta il ciuffo per specchiarsi in qualche telecamera. Chi viene fermato (anche con le cattive) prima di passare il filtraggio della Polizia. Tutti, però, hanno un’ idea bene fissa in mente: cercare la verità. Quella che l’ avvocato Alessandro Lecci , avvocato del Comune dell’ Isola del Giglio, chiama «lapalissiana». «Nel disastro ci sono stati la concatenazione di omissioni e di errori ? ha detto ?. Si sta svolgendo una fase importante del processo che delineerà definitivamente le responsabilità penali. Si tratta di un’ operazione lunga e complessa ma la gente dell’ Isola del Giglio che rappresento vuole capire come mai si è verificata questa tragedia e ci sono state così tante sofferenze». Una battaglia. Dialettica prima che procedurale: Salvatore Catalano , legale di Ciro Ambrosio, primo ufficiale di coperta presente in plancia quando Schettino prese il comando della nave, crede che il suo assistito se la caverà: «La perizia lo dimostra. Ambrosio non c’ entra nulla con il naufragio della Costa Concordia». Poi prosegue: «Non è vero che ha abbandonato la nave ? ha aggiunto ? è stato uno di quelli che ha aiutato a mettere in mare le scialuppe. Poi è caduto quando la nave si è inclinata di 45°. Ma non solo. Ambrosio ? conclude ? ha anche pensato di aver fatto ammutinamento quando dette l’ ordine, senza aspettare il via libera di Schettino, di mettere le lance a mare». Chi affila le armi è il Codacons: «Siamo in attesa di conoscere le risposte della perizia per iniziare un processo comunque falsato». Parole dell’ avvocato Giuliano Leuzzi e Bruno Neri , professore dell’ Università di Pisa e consulente di due naufraghi. «Soltanto il 30% dei naufraghi ha accettato il riconoscimento di Costa Crociere e i costi abnormi per avere le copie dei supporti informatici, circa 30mila euro, non hanno permesso a nessuno di avere gli atti di un processo che si sta svolgendo a senso unico tra Procura e periti». BATTAGLIERA la linea che ha tenuto Michelina Suriano , avvocato del Foro di Bologna e rappresentante di sette naufraghi del bolognese, visibilmente soddisfatta all’ uscita del teatro Moderno: «Il primo passo è stato quello di querelare la compagnia Costa ? ha detto ? ma ad oggi non abbiamo ricevuto comunicazioni in alcun senso. Roberto Ferrarini? Sapeva più di quello che ha detto e avrebbe dovuto attivarsi in modo diverso». Il legale ha spiegato. «Sta venendo fuori quello su cui ci stiamo battendo da mesi, ovvero le responsabilità di Costa Crociere subito dopo l’ impatto. Il comandante Schettino? E’ sembrato interessato e alcune volte agitato ? ha concluso ? ma questa cosa a noi non ci interessa». Non si nasconde dai taccuini e dalle telecamere, invece, Francesco Pepe , uno dei legali del pool del comandante Francesco Schettino. «Posso soltanto dire che Francesco Schettino si sta comportando come avrebbe fatto chiunque. Come un uomo che vuole conoscere la verità, che poi è un suo diritto ? ha detto l’ avvocato di Monza ?. Crediamo che debba ancora essere fatta luce su molti aspetti di questo naufragio». Chi vuole necessariamente tornare a casa con «qualcosa di più» è l’ avvocato Eraldo Stefani del foro di Firenze, colui alla ricerca della verità per il violinista morto quella maledetta sera del naufragio, Sandor Feher, 38 anni, artista ungherese che è diventato quasi un emblema della tragedia. «Adesso non possiamo più permetterci di perdere altro tempo ? ha detto ?. Una verità dovrà necessariamente uscire». Ma non solo giacche, cravatte, tacchi a spillo e codice di procedura penale sotto braccio. Anche tanti naufraghi, nascosti tra la folla di taccuini e telecamere («pochi» i grossetani che hanno fatto capolino in una piazza Tripoli «rivoluzionata»). Come Ernesto Carusotti e sua moglie Paola Falconi , spauriti ma vogliosi di conoscere al più presto la verità su come andò quella sera di gennaio: «Non siamo morti soltanto per fortuna ? dicono poco prima di entrare all’ udienza ?. Il Comandante Francesco Schettino ha le sue colpe, questo è indubbio, Non doveva cambiare rotta. Ma anche quello che è successo dopo ha dell’ incredibile. L’ accusa alla Costa è chiara: «Quando ha fatto il biglietto ? aggiunge Carusotti ? io ho pagato la Costa, che io consideravano una compagnia seria e affidabile. Ora mi dovrò ricredere».

 

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