23 Maggio 2008

E’ stata Pasqua solo per gli alimentari

E’ stata Pasqua solo per gli alimentari

Se la nuova politica fiscale del ministro Tremonti riuscirà in qualche modo a rinforzare la capacità di acquisto degli italiani, lo si saprà solo tra qualche mese. Per il momento, che la crisi sia ai suoi massimi lo testimoniano anche i dati dell’Istat sulle vendite al dettaglio nel mese di marzo. Mai state così negative da marzo del 2006, quando persero l’1,8%. Il calo, questa volta, è stato di un punto percentuale rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, lo 0,5% in meno sul precedente mese di febbraio. Ma la diminuzione è ancora più significativa se smembrata nelle sue parti fondamentali. A tenere ancora un certo ritmo ci sono i prodotti alimentari che, da soli, sono riusciti ad aumentare dello 0,8%. Messi da parte questi, le vendite di tutte le altre tipologie di prodotti sono crollate del 2,3%. Sono i prodotti farmaceutici e gli utensili per la casa a essere comprati di meno (-3,9%). Cali più contenuti per calzature (-1,4%) e articoli per il tempo libero (-1,6%). Come se non bastasse, il risultato, per niente encomiabile, è frutto anche di una buona coincidenza temporale. A marzo c’è stata Pasqua che ha di certo tirato su i consumi di cibi e bevande, nonostante abbia sottratto al calendario un potenziale giorno lavorativo. Se le feste pasquali non ci fossero state, il risultato sarebbe ben peggiore, come probabilmente succederà ad aprile, andando a colpire anche il processo dei cicli produttivi.

Bisogna tener conto, poi, che l’istituto nazionale di statistica non scinde la quantità dei prodotti dal loro costo. In un Paese dove l’inflazione ha raggiunto un tasso del 3,3% e il solo comparto alimentare è arrivato fino al 5,5%, è chiaro le vendite reali sono state anche meno di quanto siano poi rispecchiate nei calcoli matematici. L’economia italiana è malata, le tasche dei lavoratori ancora di più. Anche di quanti vivono nelle ricche regioni del nord-est, che per la prima volta si trovano nella stessa sorte negativa della altre aree geografiche. Proprio qui, dove a febbraio si erano registrati i picchi più alti, si è avuto un calo dello 0,5%. Anche se la flessione massima si è avuta nelle regioni del centro-Italia: -2,2%. Accanto alle difficoltà per i cittadini, vi sono quelli per gli operatori del settore. I rischi maggiori li corrono sempre di più i gestori dei piccoli negozi, abbandonati in favore della grande distribuzione. L’unica che continua a crescere: +0,9% in un anno nei grossi esercizi, -2,4% per le realtà minori. E’ per loro che le associazioni dei consumatori chiedono al Governo di intervenire, restituendo ai contribuenti la spinta necessaria all’acquisto. In tal senso la detassazione degli straordinari e l’abolizione dell’Ici sulla prima casa non potrà che fare bene. Ma c’è chi chiede uno sforzo in più. Il Codacons, per esempio, che si rivolge ai diretti protagonisti: “Qualsiasi intervento sarà totalmente inutile se i commercianti non capiranno che il primo passo deve essere il loro, attraverso una riduzione generalizzata dei prezzi almeno del 15%”.

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