19 Maggio 2018

E SE IL GRANDE FRATELLO FOSSE AL CAPOLINEA?

Vuoi vedere che «Grande Fratello» ha finalmente fatto il suo tempo? Vissuto per anni sul concetto cinico del «purchè se ne parli», il GF nella sua 15.a (!) edizione in corso condotta da Barbara D’ Urso, tra episodi di bullismo, volgarità, derive sessuali e risse, ha prodotto effetti negativi come mai prima, pur ottenendo ottimi ascolti. Tra gli inserzionisti praticanti il product placement (l’ esibizione di prodotti sponsorizzanti) c’ è stata una fuga in massa: Bellaoggi Italia, Acqua Santa Croce, Screen Haircare, Gulliver Supermercati, Nintendo, F**K, Changit, Salumi Beretta, Givova e Caffè Borbone si sono dissociati pubblicamente e hanno tolto le rispettive promozioni. Il Codacons (che tutela i consumatori, teleutenti compresi) l’ ha definito «circo degli orrori» chiedendone la cancellazione e il Moige (movimento dei genitori) s’ è speso per abolire ciò che ha definito «tristissimo spettacolo». C’ è stato persino, come segnala il sito wired.it, un sostanziale calo delle interazioni e un sentiment negativo sui social network. E su Twitter è nato addirittura l’ abolizionista hashtag #AdiosGF15. Marco Paolini, direttore del palinsesto di Mediaset, considerando la rivolta generale, ma anche il permanere di ascolti vincenti, s’ è giustificato: «Siamo nel mondo dei reality. Non ce ne vergognamo, né ci esaltiamo: quel tipo di programmi sono fatti così e lo sappiamo». Purtroppo, se non proprio ragione, Paolini ha delle ragioni. L’ etica del reality, di cui il GF che debuttò in Italia il 14 settembre 2000 su Canale 5 (e vide vincitrice l’ iseana Cristina Plevani, in un’ edizione pionieristica che paragonata alle successive era uno zuccherino) è andata sempre scemando. Anche se il seguito di pubblico non è mai mancato, nonostante – o forse grazie a, vien da chiedersi amaramente – una costante discesa negli inferi della volgarità, dell’ esibizionismo del Nulla e dei Nessuno, dello sgomitamento per un’ inquadratura in più, costi quel che costi, tanto la dignità è merce da svendere. Se è vero che la tv non ha come dovere innato l’ educazione del pubblico, almeno si educhino, meglio auto -educhino, coloro che la producono: anche rinunciando a proporre reality di tale fatta. Sarebbe un merito.
francesco fredi

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