6 Settembre 2011

E’ scontro fra il “Kom”, gli oncologi e il ministro Carlo Giovanardi

VENEZIA «ECCOMI QUA , sul tappeto rosso del festival del cinema di Venezia, per assistere con voi alla visione di questo film». E’ questo l’ incipit del messaggio ascoltato all’ ingresso del palazzo della Mostra ma anche nelle duecento sale collegate. Si sa, i poeti sanno evocare e i fan non chiedono che di sognare. Sono le stimmate del carisma: tutti lo ?vedono? sul red carpet e nessuno lo immagina nel letto di una clinica. QUANDO la Mostra ha messo in cartellone il documentario, autorizzato, sul rocker italiano si è capito che la giornata sarebbe stata monopolizzata, almeno in chiave nazionale, da Vasco Rossi, personaggio inquieto, contraddittorio, capace di imprevedibili sortite e, naturalmente, amatissimo. Al Lido si sarebbe parlato solo di lui. Il cinema sarà pure rock ma la musica lo è di più; specie quella del social rocker Vasco da Zocca. Nemmeno la sua rinuncia – per i noti motivi di salute – a venire a Venezia ha fatto mutare l’ attesa febbrile per i settantacinque minuti di pellicola a lui dedicati. Oltretutto a rendere l’ atmosfera ancora più elettrica ci hanno pensato le dichiarazioni del cantante che, attraverso Facebook e agenzie, ha fatto di tutto per rendere evento incandescente la visione del film. ?Questa storia qua? firmato dai giovanissimi Alessandro Paris e Sybille Righetti fortunatamente non è dedicato alla celebrità del divo e tanto meno ai suoi riti ma svela con semplicità e, a tratti, persino con amoroso stupore, l’ intimità di Vasco Rossi, del ragazzo nato in un borgo sconosciuto dell’ appennino modenese e approdato alla vita spericolata particolarmente ambita dagli adolescenti della sua generazione, la prima del benessere. Niente fastidiosi materiali di repertorio ma molte testimonianze capaci di ricostruire un itinerario creativo assolutamente fedele alla personalità non conformista del personaggio. C’ è da giurare che il film avrà anche in sala il successo che insegue da sempre Vasco Rossi. «SE AVESSI il cancro me ne andrei ai Caraibi con tanti antidolorifici» la dichiarazione già nota, ma ribadita ieri, ha fatto sollevare l’ associazione dei medici oncologi che hanno protestato a nome di tanti pazienti «che si sottopongono a cure anche dolorose con la ragionevole speranza di guarigione». Non erano ancora spente le eco, che Vasco ha attaccato il microdocumento filmato contro la droga (?La vita?) , presentato anche a Venezia, e realizzato su sollecitazione del ministro Giovanardi bestia nera del cantante (o forse viceversa): «Giovanardi si è inventato uno spot tv in cui una bella donna per mezzo di un piccolo quantitativo di marijuana si trasforma in un vampiro che morde un ragazzo. Non è mai morto nessuno a causa di uso o abuso di marijuana e poi il filmato è anche misogino». Parole che hanno incendiato i social network con tanto di incandescenti messaggi di opposta filosofia. E che hanno provocato la reazione del ministro: «Vasco parli con i parenti delle vittime». AL LIDO si sono rivisti in quest’ occasione anche i radicali che, all’ insegna di una comunicazione antica ma diretta, inalberavano a favore dell’ antiproibizionismo cartelli di questo tenore: «non ci casco; meglio Vasco». La spirale accesa dal rocker non si è mai placata durante la giornata. Nel cuore della disputa si è mosso persino il Codacons che si è rivolto alla polizia postale, chiedendo la chiusura della pagina Facebook dell’ artista. «Non siamo né bigotti né censori ma Rossi non è intoccabile. Le sue dichiarazioni sono pericolose, specie se si considera che il pubblico del cantante è composto in larga parte da giovanissimi». Naturalmente gli scambi di accuse si sono susseguiti e c’ è da credere che non si fermeranno prima almeno che il film le spenga. In effetti il documentario ne ha tutte le possibilità. Come spiega il cantante: «noi liberi non significa noi drogati».

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