E` polemica per Wrestling in tv
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fonte:
- TG COM
Daniela Brancati sul Messaggero
L`AIART (Associazíone utenti televisivi) lancia l`allarme: il wrestling in tv è nocivo, spinge i bambini all`emulazione. Vero o falso? Mettiamo i fatti in sequenza. Sabato l`enorme raduno dì wrestIing a Roma ci ha consegnato i dati per come sono e non, una volta tanto, per come li vedono i sondaggi. Vale a dire che undicimila bambini, venuti da ogni dove d`Italia, sono andati con í genitori (soddisfatti di accontentare così i figli) a godere di uno spettacolo che non appartiene alla nostra tradizione, non è quello
che si pensa sia adatto a un bambino, ed era confinato fino ad oggi alla realtà televisiva. Lo dico per le due persone che non lo conoscano, si tratta di uno sport quanto mai aggressivo, anche nella fisicità dei lottatori che sono letteralmente strabordanti, non disdegnano colpi bassi, sono a volte mascherati e somigliano alla versione umana di molti di quei giocattoli tutti muscoli che vanno per la maggiore. Se il bambolotto è conseguenza della tv o viceversa, io lo ignoro.
Domenica, per tornare ai fatti, una decina di mamme preoccupatissime ha chiamato il Codacons perché dei bambini, giocando in acqua al wrestling, a momenti affogavano a calci e pugni un coetaneo, salvato per fortuna dalla loro vigilanza. Lunedì, l`Aiart mette in connessione i fatti e chiede che il Comitato minori e tv si occupi di evitare la trasmissione di questo sport sulle televisioni in prima serata, visto che i160% dei bambini a quell`ora è sveglio e all` ascolto. Il rischio, dicono, è nei tentativi di emulazione: i bambini imitano volentieri quel picchiarsi senza esclusione di colpi e anzi con un occhio molto attento a solleticare il pubblico. Purtroppo però questo tipo di trasmissioni va in onda da almeno dieci anni su uno dei canali preferiti dai giovanissimi.
che siano consequenziali non lo pensiamo, ma ognuno può fare le proprie congetture – la violenza fra i bambini la possiamo osservare dalla cronaca e perfino per strada. La cronaca ci parla di giovanissimi talmente violenti in Gran Bretagna da essere consegnati alle carceri per aver tentato di uccidere un quasi coetaneo di otto anni. Quanto agli Usa, è di un mese fa la notizia di un insegnante disperato che, non riuscendo a controllare un alunno di dieci anni, ha chiesto aiuto alla polizia che l`ha portato via in manette. Quanto alle nostre strade, i bambini che un tempo dal lunotto posteriore della macchina facevano ciao con la mano all`automobilista che seguiva, oggi sempre più spesso ingannano il tempo di uria coda facendo il noto gesto del medio alzato. Tutta colpa del wrestling? Certo che no. Ma qualcosa è successo alla nostra società e ai nostri figli. Qualcosa si è perduto mentre come un fiume carsico la tv faceva il suo lavoro, lanciando messaggi di violenza e di aggressività una volta sotto forma di spettacolo sportivo, e un`altra sotto forma di telefilm. Ora il fiume è emerso e ne vediamo le conseguenze. Una cosa è certa: questi bambini ormai sono figli nostri e della tv. Guardiamo dentro di noi e cerchiamo di capire chi è il genitore più distratto. La tv no, lei c`è sempre con la stessa costanza.
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