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23 Giugno 2016

E ora si aspetta l’ ultima scossa

E ora si aspetta l’ ultima scossa
che fine ha fatto la “madre di
tutte le inchieste” sulle gare d’ appalto per la gestione del cara di
mineo? è a una svolta il lavoro dei pm di catania sul fascicolo che
coinvolge anche il sottosegretario castiglione

«IL CARA VA CHIUSO È UN CENTRO DI SPECULAZIONE» «E’ arrivato il momento di chiudere il Cara e archiviare la stagione disastrosa di Alfano al Ministero dell’ Interno, le cui reticenze in questa vicenda sono intollerabili soprattutto se si tiene conto del coinvolgimento di diversi esponenti del suo partito nelle indagini in corso»: questa la denuncia Erasmo Palazzotto, deputato di Sinistra italiana e segretario della Commissione parlamentare d’ inchiesta sul sistema di accoglienza ai migranti. «Un danno allo Stato Italiano e all’ Unione Europea, una vera e propria truffa sulle spalle dei migranti e a danno dei cittadini italiani: queste le ipotesi su cui gli investigatori stanno lavorando». Lo affermano in una nota i deputati M5S della commissione Cie -Cara, che plaudono all’ azione degli investigatori. «Ancora una volta – continuano – il Cara Mineo si rivela essere un centro di speculazione e malaffare, un giro di fatture gonfiate, sulle presenze dei migranti nel centro. Lo squallore di un sistema che continua a fare affari sulla vita e la morte dei più disperati. Mentre la politica continua a muoversi a tentoni davanti al dramma dei migranti, gli affaristi si gonfiano le tasche e solo la magistratura sembra porre un argine a tutto questo». Il Codacons «si costituirà afferma una nota – parte offesa nell’ inchiesta e, se saranno accertati i reati, procederà ad una richiesta risarcitoria nei confronti dei responsabili, che hanno sottratto fondi alla collettività». MARIO BARRESI CATANIA. E adesso gli occhi – quelli dei pochissimi che possono permetterselo – sono tutti puntati sul procedimento penale 243/15. Sì, perché il Cara di Mineo negli ultimi mesi s’ è dimostrato una polveriera giudiziarie (dalla parentopoli dei posti con retrogusto di voto di scambio, agli appalti allegri alle coop amiche, passando per gli abusi dei sindaci, fino all’ ultimo scandalo delle truffe sulle presenze gonfiate), facendo passare quasi in secondo piano la madre di tutte le indagini. L’ unica col “bollino” di Mafia Capitale, nella quale non a caso hanno lavorato e lavorano a strettissimo contatto i magistrati di Roma e Catania. Il procedimento penale 243/15, appunto. Quello svelato dal nostro giornale il 12 marzo del 2015, con smentite dei diretti interessati eil significativo no comment della Procura etnea. Che, continuando a lavorare sotto traccia, confermò – nei fatti – la sussistenza dell’ inchiesta con la notifica, il 4 giugno dello stesso anno, dei primi decreti di perquisizione informatica agli indagati, a vario titolo, per turbativa d’ asta e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Nel procedimento penale 243/15 risultano indagati il sottosegretario Giuseppe Castiglione, da ex presidente della Provincia di Catania e soggetto attuatore del Cara, oltre che Luca Odevaine (uomo -ombra del Cara di Mi neo, già in carcere per “Mafia Capitale” e molto collaborativo con i pm romani), i sindaci di Mineo e di Vizzini, Anna Aloisi e Marco Sinatra, nei loro ruoli del consorzio dei Comuni “Cala tino Terra d’ accoglienza”, il direttore generale del Consorzio, Giovanni Ferrera, e l’ ex presidente del consorzio di cooperative Sol.Calatino, Paolo Ragusa. Le ipotesi di reato contestate in concorso sono legate al primo appalto per la gestione del Cara nel 2011, alle successive proroghe dell’ affidamento e al condizionamento degli atti preparatori alla mega -gara da 100 milio ni del 2014, per la quale sono indagati – in altro procedimento – tutti i 9 sindaci soci del consorzio. Che fine ha fatto il procedimento penale 243/15? La domanda è tutt’ altro che impertinente. E non tanto per capire se abbiano un minimo di credibilità le (mezze) parole di Salvatore Buzzi, che – sotto interrogatorio, il 31 marzo 2015 – chiede ai pm capitolini di interrompere la registrazione perché deve «dire delle cose su Mineo». Perché, sibila il ras delle cooperative romane, «su Mineo cade il governo». Questa è soltanto una deriva potenziale, magari con un’ alta percentuale di millanteria, del procedimento penale 243/15. Un’ indagine che è proseguita per oltre un anno fra la Capitale e il Vulcano, grazie a un pool di magistrati messi assieme all’ epoca dai procuratori Giuseppe Pignatone e Giovanni Salvi (quest’ ultimo oggi non più a Catania): Giuseppe Cascini e Paolo Ielo da un lato; Raffaella Vinciguerra e Marco Bisogni dall’ altro. E proprio questi ultimi, i pm catanesi specializzati in reati della pubblica amministrazione, sono andati fin dentro lasa la colloqui di un carcere del Centro Italia per un lungo interrogatorio di Odevaine. Su un argomento monografico: gli affari attorno al Cara di Mineo. Il verbale di questo (e di almeno un altro) interrogatorio risulta tutt’ ora secretato. «Il mio assistito ha parlato di tutto, rispondendo con disponibilità e senza nascondere nulla», si limitò ad ammettere l’ avvocato Luca Petrucci. Il procedimento 243/15 resta aperto. Anche se, ad esempio, il sottosegretario Castiglione – che s’ è sempre difeso sfoderando carte e orgoglio, oltre che uno stomaco di ferro per gli attacchi politici ricevuti da più parti – è ancora fermo «all’ avviso di garanzia con capo d’ imputazione provvisorio» di oltre un anno fa. E non è mai stato sentito dai magistrati catanesi. Un’ indagine a binario morto oppure la quiete prima della tempesta giudiziaria? Fra le due estremità c’ è di mezzo un’ infinità di ipotesi. Alcune, provenienti da Roma, propendono per lo sgonfiamento dell’ indagine catanese. Ma a Piazza Verga, invece, c’ è chi sussurra di uno scenario di tutt’ altro tipo. Dentro il palazzo di giustizia etneo c’ è chi è convinto che l’ inchiesta, già da tempo «configurata», sia talmente «complessa e delicata» da giustificare i tempi lunghi. Si parla di coinvolgimenti ad alto livello, compresi ministeri, prefetture e ufficiali delle forze dell’ ordine. Tanto da giustificare quella frase senza veli («nelle indagini sul Cara di Mineo anche pezzi dello Stato») pronunciata dal procuratore di Caltagirone, Giuseppe Verzera, davanti alla commissione parlamentare Antimafia? Non è dato saperlo. Ma soltanto sospettarlo, immaginarlo, ipotizzarlo. Perché il procedimento penale 243/15 racchiude un’ indagine che, oltre all’ accertamento di eventuali condotte penalmente rilevanti, avrebbe anche una significativa valenza “poli tica”. Tant’ è che le carte, minuziosamente accumulate da Vinciguerra, una magistrata che non guarda in faccia nessuno (vedasi recentissimo sequestro del depuratore di Mascali, con pesanti responsabilità della Regione), aspettano l’ ultimo “timbro” da parte di un procuratore capo nel pieno dei suoi poteri. Uno scenario che, al di là degli aspetti formali, s’ è già materializzato con la nomina di Carmelo Zuccaro. Che, da aggiunto, ha seguito l’ indagine alla giusta distanza, prima con Salvi e poi col reggente Michelangelo Patanè. E adesso, da capo dell’ ufficio, si trova davanti a scelte cruciali. Sul procedimento penale 243/15. Delle cui conseguenze, in un senso o nell’ altro, sentiremo parlare. Presto. Twitter: @MarioBarresi.
 
 

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