27 Giugno 2003

E ora le industrie chiedono i danni

E ora le industrie chiedono i danni

Mancato preavviso: raffica di polemiche. Protesta anche la Protezione civile




ROMA – Sono in molti a puntare il dito su riforme e politiche industriali «fatte male». Primo fra tutti il presidente di Confindustria, Antonio D`Amato che sottolinea come il fermo di ieri sia «l`esempio chiaro e palese di come da decenni non sia stata fatta una politica industriale in questo settore». E viale dell`Astronomia si prepara a chiedere i danni: lo ha anticipato in un`intervista al «Sole 24 Ore» il vice presidente per le public utilities Giuseppe Prezioso.

E` uno dei clamorosi risvolti della giornata di ieri: il Paese ha sperimentato il temuto blackout con 6 milioni di italiani rimasti, a turno nel corso della giornata, senza luce. Per la prima volta dal dopoguerra è scattato il razionamento dell`energia elettrica facendo emergere in tutta la sua gravità una sindrome che ormai si presenta come cronica.

Sul banco degli imputati c`è il caldo, che sta spingendo i consumi ai massimi per il forte uso di condizionatori, ventilatori e refrigeratori. Inoltre, la situazione è stata resa più critica da un taglio di 800 megawatt nella fornitura di energia elettrica praticato ieri dalla Francia dove il maltempo avrebbe messo fuori uso alcune centrali.

Ma il problema sembra più profondo. L`emergenza non è contingente e «si riproporrà» ha infatti esordito il ministro Antonio Marzano che ha spiegato come l`unica strada anti-blackout percorribile è quella di «non sprecare elettricità».

«Anche perché il problema è fare nuove centrale e non posso costruirle io stanotte», ha aggiunto con una battuta ricordando comunque che questo è stato un «problema che ho posto dall`inizio del mio mandato nel governo. E per il quale sono intervenuto – ha detto nel corso di una conferenza stampa convocata ad hoc – con il decreto sblocca centrali e salva centrali oltre alle norme nel ddl energia che ora diventa ancora più prioritario, da parte del Parlamento, approvare».

Anche chi, come il gestore della rete, sta nel cuore pulsante della stanza che tiene sotto controllo i flussi di energia e deve decidere quanto e quando tagliare la luce agli utenti (e che nel passato aveva lanciato più volte l`allarme sul rischio blackout), non può far altro che invitare gli italiani alla morigeratezza nei consumi: «Non far funzionare scaldabagni, lavatrici, lavastoviglie e ferri da stiro nelle ore di maggiore criticità (9-12 e 14-17) può contribuire a affrontare la situazione», dice infatti il presidente del Grtn, Salvatore Machì che torna comunque a invitare «ognuno a fare la sua parte».

Ma è polemica la posizione dell`ex ministro Alberto Clò che si dice inorridito dal fatto che si accusano i consumi – «come dire che la fame nel mondo è colpa di chi ha bisogno di mangiare», dice con una battuta – mentre il problema sono riforme non fatte con l`obiettivo di garantire il servizio ma solo nell`ottica di un maggiore apertura del mercato».

Il caldo non sarà l`unica causa. Ma di certo, comunque ha fatto la sua parte, scatenando una serie di fattori che si sono abbattuti come una congiura sulle case di tutti quegli italiani che ieri per un`ora e mezzo hanno visto la luce andare via. Insomma, l`Italia ha vissuto una giornata da incubo. E dopo il buio sono esplose le polemiche. Soprattutto quelle sulla gestione dell`emergenza e sul mancato preavviso. Perfino il ministro Marzano ha saputo del fatto a cose avvenute. «Nessun piano è stato concordato con i comuni»: non ha nascosto il disappunto il presidente dell`Anci, il sindaco di Firenze Leonardo Domenici.

Indignati i presidenti delle Regioni: «E` inammissibile», ha detto il governatore della Liguria Biasotti. Nemmeno la Protezione civile era stata preavvertita: «Non ne sapevamo nulla». Hanno saputo tutto dalla stampa. «Troppo tardi – ha detto il capo del Dipartimento, Guido Bertolaso che ieri ha convocato i responsabili del Grtn per chiedere garanzie per il futuro – per immaginare un piano di gestione di una situazione che crea disagi a molti cittadini e la cosa provoca ovviamente grande disappunto da parte nostra».

Le associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra che chiederanno rimborsi per un risarcimento. Il Codacons ricorrerà all`Unione europea che deve «sanzionare il comportamento dei distributori italiani». Preoccupati i commercianti. Soprattutto quelli del settore alimentare, della Fida-Confcommercio, che con i congelatori e i frigo ci lavorano.



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