12 Luglio 2002

E l?Ocse gela l?Italia: «Nel 2002 crescita ferma solo all?1%»

Eurolandia. «Posizioni diverse sui conti pubblici» e anche la Bce chiede ai 12 «piena trasparenza dei bilanci nazionali»


Solbes critica governo e Tremonti


E l?Ocse gela l?Italia: «Nel 2002 crescita ferma solo all?1%»





Roma. «Ci rendiamo conto che le nostre posizioni non sono esattamente le stesse. Avremo tempo di discutere». Il commissario per gli Affari Economici Pedro Solbes bacchetta il ministro per l?Economia Giulio Tremonti al termine del faccia a faccia che ha preceduto la riunione dell?Eurogruppo convocata ieri a Bruxelles. Sulla finanza pubblica l?Italia si ritrova – insieme a Francia, Germania e Portogallo – nel mirino dell?Ue e della Banca Centrale Europea. Puntuale come ogni mese, la Bce ci richiama con gli undici partner della moneta unica a tenere in ordine i conti pubblici e a non abbassare la guardia contro l?inflazione destinata ad oscillare intorno al 2% nei prossimi mesi malgrado il raffreddamento registrato in giugno.
Nel giorno in cui l?autorevole Financial Times annuncia l?introduzione di nuove linee guida che renderanno più flessibile la politica fiscale a partire dal prossimo ottobre costringendo il portavoce della commissione Affari Monetari di Bruxelles ad una imbarazzata conferma, il bollettino mensile dell?istituto di Francoforte ribadisce i limiti severi a cui sono soggetti i Paesi dell?euro zona.
«Devono tenere fede all?impegno di conseguire posizioni prossime al pareggio o in avanzo entro il 2003-2004 e devono farlo senza cedere alla tentazione di ricorrere ad artifici contabili per migliorare il quadro della finanza pubblica» recita il testo.
Per scoraggiare la tendenza ad intervenire sulle entrate correnti con scorciatoie contabili (ad esempio le cartolarizzazioni su immobili e lotto decise dal nostro governo e tempestivamente stoppate da Eurostat), la Bce suggerisce ai Dodici di accelerare le riforme strutturali per ottenere ipotesi di crescita realistiche. «C?è bisogno – avverte il documento – di riforme sui livelli e sulla composizione delle entrate e della spesa del settore pubblico». Soltanto così si potrà avviare il meccanismo virtuoso in grado di ridurre le imposte e compensare «gli oneri derivanti dall?invecchiamento della popolazione».
Sul quadro macro-economico pesano anche le gravi incertezze alimentate dalla volatilità dei mercati finanziari e dall?inflazione che «si colloca su livelli elevati dagli inizi dell?anno». In apparenza la stima dell?andamento dei prezzi al consumo in giugno risulta positiva anche se la percezione dei consumatori è contraria. Grazie al calo dei prezzi del petrolio e alla rimonta dell?euro sul mercato dei cambi, il tasso tendenziale è sceso all?1,7%. Ma, nei prossimi mesi, potrebbe risalire per effetto della dinamica salariale che «ha mostrato una tendenza al rialzo nel 2001 e agli inizi del 2002, malgrado la modesta espansione economica». Il rischio è che gli aumenti in busta paga si ripercuotano negativamente su competitività, crescita dell?occupazione e consumi.
Ma da Francoforte giungono anche segnali incoraggianti. Il Pil crescerà più del previsto nel secondo trimestre gettando le basi per la tanto attesa ripresa dell?economia.
Intanto però un invito alla prudenza arriva da parte dell?Ocse (che tra l?altro ha rivisto al ribasso le stime sulla crescita dell?economia italiana per l?anno in corso). E – ciliegina sulla torta – uno studio del Ref sostiene che per restare entro i parametri europei il governo dovrà varare una Finanziaria 2003 molto, ma molto più pesante di quella annunciata dal governo, anche perché la ripresa – contrariamente a quanto sostiene l?esecutivo – non sarà affatto forte né nella seconda metà dell?anno, né nel 2003.
Ma vediamo il merito delle osservazioni. L?Ocse innanzitutto mette in guardia sulla futura programmazione economica italiana: «È importante avere cautela nel fare le previsioni: ciò vale sia per il Dpef, sia per tutte le altre previsioni che stanno dietro ad andamenti di bilancio». IgnazioVisco, capo del dipartimento economico dell?Ocse, ha aggiornato con le sue osservazioni i dati contenuti nel Rapporto. L?Ocse, dice Visco, ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita per l?area euro (la crescita si attesterà all?1% contro l?1,25% previsto in primavera) e, in particolare, ha drasticamente abbassato le previsioni relative all?Italia. Secondo il capo del dipartimento economico dell?organizzazione, il Pil dovrebbe crescere «più verso l?1% che verso l?1,5% che avevamo previsto» e si tratta di una previsione ancora una volta nettamente inferiore rispetto a quella offerta da Palazzo Chigi che nel Dpef parla dell?1,3% (in primavera l?Ocse prevedeva una crescita dell?1,5% contro una previsione governativa del 2,3%). Anche l?inflazione potrebbe alla fine scostarsi da una previsione che la vedeva al di sotto del 2% perché ?«anche se depurata da petrolio e alimentari, sta ancora crescendo?», ha detto Visco che poi ha sottolineato di non aver ancora letto per intero il Documento di programmazione economica e che il monito alla cautela nella programmazione delle politiche economiche è valido quale discorso di carattere generale.
«L?idea di avere nella programmazione un atteggiamento di prudenza è importante – ha detto il capo dipartimento dell?Ocse – per difendersi dai rischi verso il basso soprattutto in quei paesi che hanno un debito pubblico molto elevato, per non essere sanzionati dai mercati». Roma. Sindacati, medici e consumatori bocciano la proposta del governo contenuta nel Dpef di reintrodurre le mutue private per ridurre la spesa sanitaria. Il dissenso si insinua anche nel governo costringendo il ministro per la Salute Girolamo Sirchia e il sottosegretario Cesare Cursi a prendere le distanze dall?impostazione suggerita dal responsabile dell?Economia Giulio Tremonti. L?intervento, ha precisato Sirchia, sarà limitato «all?assistenza socio-sanitaria di persone affette da gravi malattie e anziani non autosufficienti». Si tratterà insomma di un?integrazione non di una sostituzione del sistema sanitario nazionale. Ma il sottosegretario Cesare Cursi invita a «procedere con grande cautela e attenzione su un tema delicato che tocca categorie fragili, come anziani, cronici e lungodegenti, che hanno più bisogno di assistenza». Assolutamente negativo il giudizio di Serio Cofferati. L?introduzione delle mutue «avrà effetti particolarmente pesanti sulla parte più debole della popolazione» – accusa il leader della Cgil – ed in presenza di una riduzione del gettito del prelievo fiscale «non ci saranno più risorse per alimentare le politiche di welfare». Della stessa opinione è anche il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta. «Siamo contrari – sottolinea – a forme sostitutive del servizio sanitario nazionale, che continuiamo a ritenere debba rimanere pubblico». Quanto alla questione degli anziani e non autosufficienti «deve essere affrontata all?interno del fondo specifico per la non autosufficienza».
Mentre la Spi-Cgil annuncia una proposta di legge sul tema per cui ha già raccolto un milione di firme, al convegno dell?Anifa arriva il no dei medici di famiglia. «Con questa proposta si torna indietro di decenni ai tempi del ministro De Lorenzo. Ciò significa abbassare i livelli di salute dei cittadini a vantaggio di pochi», avverte il leader Mario Falconi. Che sottolinea una contraddizione: le mutue sostitutive sono utilizzate prevalentemente dai soggetti più agiati che attualmente usano di meno il Ssn. Risultato: si favorisce il capitale privato che non si integra nel pubblico ma lo sostituisce per lucrare. Secondo Falconi è necessario razionalizzare la spesa piuttosto che tagliarla. «Vanno chiusi gli ospedali inutili, eliminati i posti letto superflui, va integrata l?assistenza nel territorio», precisa chiedendo più investimenti a favore. «Il Servizio sanitario va difeso a ogni costo» conclude il presidente della Federazione nazionale dei medici Giuseppe Del Barone.
Contrari alle mutue private anche Tribunale del Malato, Federconsumatori, Adusbef e Codacons.

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