24 Aprile 2003

E l`inflazione non aiuta.Il carovita sale al 2,8%





ROMA ? Ancora più in su. L`inflazione continua a salire e ad aprile, rispetto allo stesso mese del 2002, ha messo a segno un +2,8% contro il 2,7% di marzo e il 2,6% di febbraio.
Per il momento si tratta delle indicazioni arrivate dalle città campione, ma difficilmemente il dato ufficiale, che verrà comunicato dall`Istat tra qualche giorno, porterà notizie migliori. Perché se è vero che il prezzo del petrolio non è tornato a infiammarsi, resta il fatto che il costo della vita è stato ugualmente trainato dal rincaro delle bollette di luce e gas. In questo mese c`è stato poi l`aumento delle sigarette e dei biglietti aerei più un incremento nei prezzi degli alimentari.
Insomma, tutto prevedibile, ma l`allarme resta. E così se il governo, per bocca del viceministro, Adolfo Urso, spiega che il dato è stato determinato dalla situazione internazionale e che ora, con la fine della guerra, l`aumento dovrebbe «rientrare», sindacati, commercianti, consumatori, pretendono interventi immediati: si va dal ripristino della politica dei redditi al blocco delle tariffe, dal bonus sulla benzina a una nuova politica per favorire la crescita economica.
I più bellicosi appaiono i sindacati che vedono il potere d`acquisto dei salari ulteriormente minacciato da un`inlfazione che si discosta sempre più dal tasso programmato a cui vanno ancorati i rinnovi contrattuali. Dice Marigia Maulucci (Cgil): «Effetto petrolio, effetto guerra, effetto governo. Siamo al doppio dell`inflaizione programmata con effetti prevedibili su salari e pensioni. In compenso la crescita economica si riduce di un trezo da quella prevista. Serve altro per dimostrare che il governo non ci prende? Occorrono investimenti per far ripartire lo sviluppo». Che la priorità sia la crescita lo sostiene con forza anche il leader della Uil,Luigi Angeletti: «A questo punto è importante che non si continui con una politica sbagliata, l`urgenza è adottare una politica economica a livello europeo». E` arrivato il momento, dicono i segretari confederali della Cisl, Raffaele Bonanni e Pierpaolo Baretta, di aprire un confronto tra governo e parti sociali. La Confindustria tace, mentre l`ex ministro diessino Bersani attacca: «Il governo deve scegliere. Non può al tempo stesso mantenere previsioni irrealistiche che fanno a pugni con la politica dei redditi e non assumere misure per contrastare l`inflazione».
La Confcommercio è invece preoccupata per la «fragilità della politica dei prezzi» e sottolinea come il nostro «tallone d`Achille sia il petrolio». Il presidente della Confesercenti, Marco Venturi, invita il governo a «fare autocritica». Non basta, dice Intesa consumatori, che al governo chiede: la riduzione dell`Iva sul gas da riscaldamento al 10%, un bonus di 0,075 euro su ogni litro di benzina, un taglio del 26% sulle polizze assicurative.




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