3 Marzo 2012

E le famiglie spendono meno a tavola

E le famiglie spendono meno a tavola

DA MILANO ANDREA D’ AGOSTINO I consumi degli italiani sono sostanzialmente rimasti fermi, con la spesa delle famiglie che è salita appena dello 0,2%, in forte rallentamento sul 2010, quando si attestò a +1,2%. A preoccupare, in particolare, è il -1,3% registrato per gli alimentari, indice di una stretta che ormai va a colpire anche i prodotti di prima necessità: in pratica, le famiglie stanno tirando la cinghia nella spesa di tutti i giorni, acquistando meno carne, frutta o latte fresco. Si tratta del risparmio più ‘facile’ e immediato, di fronte ai rincari legati a servizi e traporti. Per il Codacons, il calo della spesa alimentare delle famiglie è «un dato drammatico », ultimo capitolo «di un trend negativo iniziato già nel 2006 – afferma il presidente Carlo Rienzi – . Rispetto a 5 anni fa, gli italiani hanno ridotto mediamente dell’ 11% i consumi alimentari, in pratica, fanno la fame». Una dimostrazione del crollo della domanda, a fronte del quale, però, i prezzi hanno continuato imperterriti a salire. «Per questo, il governo Monti deve assolutamente liberalizzare il settore del commercio. Solo così, infatti, i prezzi scenderanno a fronte di una calo della domanda, rispettando, come nel resto del mondo, le leggi di mercato». Confcommercio punta l’ indice contro «la specificità italiana di questa fase recessiva. Rispetto al 2007, quasi tutti i principali Paesi europei ed extraeuropei hanno recuperato i livelli di prodotto lordo, mentre l’ Italia è ancora distante di oltre 4 punti percentuali dal suo massimo ». Secondo l’ ufficio studi della confederazione delle imprese, «considerando l’ attuale livello di pressione fiscale su famiglie e imprese, diventano sempre più urgenti politiche che sostengano con maggior forza la crescita e il mercato del lavoro. A partire da una seria e concreta applicazione del criterio della spending review per ridurre drasticamente le sacche di spesa improduttiva». Inoltre, conclude Confcommercio, occorre fare in modo che le entrate derivanti dal contrasto all’ evasione fiscale «siano destinate a ridurre il carico fiscale complessivo sulle famiglie e sul fattore lavoro». Per Coldiretti, «il calo dello 0,5% registrato dal valore aggiunto agricolo rischia di consolidarsi quest’ anno per effetto dei danni del maltempo e della riduzione dei prezzi alla produzione che si è verificata a inizio anno». Già nel 2011, denuncia la confederazione degli agricoltori, sono state chiuse 50mila imprese agricole. E il 2012 è iniziato, per giunta con il maltempo, «che ha causato al settore danni superiori ai 300 milioni di euro tra perdita di raccolti, crolli di edifici e stalle e maggiori costi di riscaldamento, mentre sul piano commerciale i prezzi alla produzione nel mese di gennaio si sono ridotti del 3%, con un ribasso del 9% per le coltivazioni e un aumento del 4% delle produzioni da allevamento». Nell’ intero comparto, ad esempio, gli ortaggi con il calo del 25% sono quelli che hanno segnato la peggiore performance, ma una flessione del 19% si registra per l’ olio di oliva, del 12% per i cereali e dell’ 8% per la frutta». E Copagri aggiunge che «non si può procedere oltre con la politica delle sole tasse. Servono misure in grado di restituire fiducia e spianare la via al rilancio». Per la confederazione dei produttori agricoli «siamo all’ abc dell’ economia: se le famiglie non hanno sufficiente potere d’ acquisto, i consumi stagnano o calano, gli ordinativi seguono la tendenza negativa e, alla fonte, l’ agricoltura registra perdite importanti». Quello che occorre, quindi, è premere «per forme di accesso al credito sostenibili, consentire investimenti nella ricerca e nella modernizzazione strutturale e infrastrutturale che possono determinare competitività e giungere a relazioni commerciali di filiera in grado di redistribuire in modo equo i ricavi. Tutto questo può contribuire a creare solide basi per lo sviluppo ». © RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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