1 Luglio 2015

E LA SICILIA STA PEGGIO

E LA SICILIA STA PEGGIO

Lelio Cusimano Era da mettere nel conto; l’ occupazione in Italia ha registrato un lieve rallentamento nell’ ultimo mese. Sarà bene abituarsi a questo andamento ondivago, almeno fino a quando non si saranno stabiliz zati i segni, ancora labili, della ripresa. Proprio ieri, su questo Giornale, il Codacons ipotizzava per il prossimo luglio un deciso balzo in avanti delle vendite, grazie ai saldi estivi di abbigliamento e calzature. Se confermata, sarebbe una svolta dopo anni di arretramento delle vendite. I dati sull’ andamento dell’ occupazione italiana nell’ ultimo mese sono il frutto di una rilevazione Istat che esclude però le singole regioni e persino le grandi ripartizioni. Per sapere che cosa accade in Sicilia e nel Mezzogiorno, bisognerà attendere la fine di luglio, quando saranno noti i dati del secondo trimestre 2015. Tuttavia, si tratta di dati mai completamente espressivi della realtà del mercato, perché esposti a fenomeni occasionali e stagionali. È sempre utile, per una rappresentazione più puntuale, guardare invece all’ andamento del mercato del lavoro su un arco temporale più ampio del singolo trimestre o addirittura del singolo mese. La Sicilia, ad esempio, nel primo trimestre del 2015, ha subito un’ ulteriore perdita di posti di lavoro per 19 mila unità, rispetto al primo trimestre del 2014. E proprio mentre il Paese nella sua interezza registrava invece una crescita degli occupati e lo stesso Mezzogiorno effettuava un bel salto in avanti con 45 mila nuovi posti di lavoro. È con riguardo all’ intero periodo della crisi, dal primo trimestre 2008 al primo trimestre del 2015, che l’ emorragia subita dal mercato del lavoro in Sicilia manifesta tutta la sua dirompente virulenza. Sono andati in fumo, complessivamente, 141 mila posti di lavoro. L’ arretramento non ha risparmiato alcun comparto. Sono andati persi 23 mila posti nei servizi, 9 mila nel commercio, alber ghi e ristorazione, 20 mila in agricoltura, 14 mila nell’ industria manifatturiera. Ma il vero tracollo l’ ha registrato l’ edilizia, passata da 156 mila addetti ad 81 mila, con una perdita sec cadi 75 mila posti di lavoro ( – 48%). Insomma, si salvano, ma in termini di minori perdite, soltanto il commercio con gli alberghi, i ristoranti ed i publici servizi. Troppo poco per una regione dove, ad occhio e croce, mancano all’ appello almeno 700 mila posti di lavoro. Lelio Cusimano.

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