3 Giugno 2020

E LA CHIAMAVANO ESTATE. FOTOGRAFIA DI UN PAESE CHE NON RIPARTE

 

Mai come quest’ anno ci mancheranno le vacanze. Problemi economici, ma soprattutto le liti tra governo e Regioni su distanziamento, patentino sanitario e spostamenti rischiano di vanificare il periodo di riposo degli italiani. E sarà il settore trainante del turismo a pagare il prezzo più alto. LA SITUAZIONE TURISMO ALL’ ESTERO. Siamo il paese messo peggio. AL LAGO DI COMO SONO SPARITI I VIP (ma tornati gli italiani) Insomma, c’ eravamo illusi. Pensavamo che, dopo mesi di forzata reclusione, sarebbero almeno arrivate le agognate vacanze. Niente di memorabile, per carità: tutti distanziati, accorti, impauriti. Invece no. Siamo ancora nel bel mezzo della Fase 2: imprese agonizzanti, scuola alle calende greche e rabbia montante. Il governo continua ad approntare «poderose» quanto inefficaci misure per il rilancio. Decreti, decretoni, decretini. E anche il turismo, viste le scarse premure giallorosse, è allo sbando. Alberghi, spiagge e ristoranti annunciano lo sfacelo. Tour operator e agenti di viaggio riempiono le piazze per protestare contro la solita inerzia. Governatori del Sud approntano draconiane quanto improbabili misure per difendersi dagli untori lombardi. Intanto, gli aspiranti villeggianti fremono. Inutilmente. Osservano i figli pallidi e isterici. Tentano audaci prenotazioni, ma non riescono a bloccare nemmeno un lettino. E si preparano al peggio: prezzi esorbitanti, precetti impossibili e caos assicurato. Come cantava Adriano Celentano : «Cerco l’ estate tutto l’ anno e, all’ improvviso, eccola qua». L’ estate ai tempi del coronavirus. L’ estate del turista zero. Ombrelloni contingentati. Bagnini in assetto marziale. Ragazzini costretti a comunicare con l’ alfabeto Morse. Le confuse e stringenti regole approntate fanno venir voglia di mettere da parte ogni velleità e gonfiare una piscina di plastica in salotto. Mari e monti, addio. Anche perché da Palazzo Chigi si susseguono terrorizzanti fughe di notizie. Come questa, trapelata lo scorso 22 maggio: si potrà uscire dalla propria regione solo per andare in territori con similare indice erre con ti, già erre con zero. Insomma, con un assimilabile numero di infetti. Così, milioni di lombardi si preparano a svernare negli unici luoghi parimenti martoriati: il ridente Molise e la lussureggiante Umbria. E invece, di fronte al montante sgomento, segue rettifica: si potrà andare ovunque, forse. Sempre che i contagi non aumentino, ovvio. E se crescono? Con usuale fermezza, confortato dell’ immancabile parere del Comitato tecnico scientico, il governo azzarda il solito «vedremo». Agli aspiranti villeggianti non resta che seguire, con il fiato sospeso, gli ambigui proclami. Giuseppe Conte , il 10 maggio 2020, rassicura: «Quest’ estate non staremo al balcone. La bellezza dell’ Italia non rimarrà in quarantena. Potremo andare al mare, in montagna, godere delle nostre città. E sarebbe bello che gli italiani trascorressero le ferie in Italia, anche se lo faremo in modo diverso, con regole e cautele». Sollievo generale. Quindi? «Attendiamo l’ evoluzione del quadro epidemiologico per fornire indicazioni precise su date e programmazione» informa il premier. Ma il quadro, ancora una volta, è rimasto una crosta. Alle parole del capopopolo di Volturara Appula, seguono quelle meno tranquillizzanti del ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia : «Calma e gesso con la caccia al turista». Giusto: il settore vale appena il 13 per cento del Pil nazionale, ovvero 40 miliardi. Impiega solo 2,6 milioni di persone. E stavolta, calcolano gli esperti, si rischia di tornare ai numeri di quarant’ anni fa: ricavi dimezzati e un terzo delle presenze in meno. Grazie soprattutto agli stranieri in fuga. Per fortuna, però, c’ è il nostro ministro degli Esteri, Luigi Di Maio : «Girerò l’ Unione europea per rilanciare il turismo nel nostro Paese». Del resto, ha passato mesi e mesi a imparare l’ inglese. È arrivato il sacrosanto momento di far fruttare le competenze acquisite. Finalmente, grazie al tour estero di Giggino , fioccheranno le prenotazioni. Ma il vero asso l’ ha tirato fuori dalla manica un altro campione giallorosso: il ministro della Cultura, con opportuna delega al Turismo, Dario Franceschini . Suo è difatti l’ inarrivabile spunto che promette di risollevare il martoriato comparto. L’ ennesima oscura selva di norme rinominata bonus vacanza. Prevede un contributo statale da 500 euro per le famiglie di almeno tre persone, 300 per i nuclei da due e 150 per i single. In ossequio all’ imperante statalismo al potere, l’ esecutivo ha così elaborato per alberghi, agriturismi e bed & breakfast il più farraginoso e penalizzante dei sistemi. Sarebbero loro, infatti, ad anticipare l’ 80 per cento dello sconto. Il resto sarà detratto dalle tasse. Federalberghi assalta: «Chiedere di anticipare i soldi in un momento di mancanza di liquidità è vera follia». Ma c’ è qualcuno cui va persino peggio. Niente bonus, nessun aiuto. Vedi le piattaforme digitali come Booking, che non si danno pace. O le agenzie di viaggi e i tour operator, che manifestano da settimane contro il governo. Sunto della protesta: «Ci prendono in giro». Nell’ attesa, tra crisi economica e regole in perpetuo divenire, un italiano su due ha deciso: per quest’ anno, niente vacanze. I rimanenti arditi tenteranno invece il defatigante approdo, tra seconde case e hotel. Per andare incontro all’ estate più costosa della storia. Il Codacons calcola gli aumenti: 9 per cento i ristoranti, 15 per cento gli aerei, 12 per cento navi e traghetti. Ma la sorpresona, cari aspiranti villeggianti, la troverete sulla battigia. Prezzi lievitati del 20 per cento. Sdraio, lettini, ombrelloni, parcheggi, cibi, bevande: tutto ritoccato all’ insù. A questo punto, vi verrà in mente il piano alternativo. Basta petulanti vicini, scorbutici indigeni e sterili lotte per la prima fila. Quest’ anno si torna alla spiaggia libera. Bell’ idea. Basta scaricare l’ app e prenotare gli ambitissimi metri quadri. Superata la selezione, muniti di codice e documento d’ identità, si raggiungerà dunque l’ arenile, presidiato da forze dell’ ordine e vigilantes. Solo allora si potrà piantare l’ ombrellone. Ma a debita distanza l’ uno dall’ altro. A Rimini servono sei metri. A Ostia ne bastano cinque. E occhio a non sgarrare: si rischiano multe indimenticabili. Così, quasi quasi, tocca rivalutare gli esosi lidi a pagamento. Preparandosi alla stangata del secolo. Inevitabile, del resto. I posti in spiaggia saranno distanziati. I bagnini di tutt’ Italia, metro alla mano e mani nei capelli, calcolano e ricalcolano: ci saranno anche meno della metà delle sdraio. «Bisogna essere realisti» ammette Antonio Capacchione , presidente del Sindacato italiano balneari della Confcommercio. «Lo scenario è questo: domanda internazionale assente, domanda interna dimezzata, meno lettini, più costi per sanificazione e personale. Risultato: calo verticale degli incassi. Senza una riduzione fiscale, gli aumenti dei prezzi saranno inevitabili». Con differenze che, però, potranno essere notevoli: «Dove ci sono spiagge profonde, come sulla Riviera romagnola o in Veneto, non ci sarà una riduzione significativa degli ombrelloni. Le tariffe lì non dovrebbero crescere. Discorso diverso, per esempio, in Liguria: lì i cali di fatturato si annunciano pesanti». Non a caso il presidente della Regione, Giovanni Toti, ha già chiamato a raccolta i lombardi nelle striminzite spiagge delle Riviere di Levante e Ponente. Altri, invece, grazie al posticcio federalismo concesso dal coronavirus, vantano approcci cauti e sospettosi. Come l’ ormai incontenibile governatore campano, Vincenzo De Luca , ringalluzzito sceriffo del Meridione. O Christian Solinas , presidente della Sardegna. Mentre gli albergatori agonizzano, prima decide la quarantena di due settimane per chi sbarca sulle sue coste. Ideona: giusto la durata della vacanza. Finita la reclusione, gli aspiranti villeggianti tornino filati nei lazzaretti di residenza. A un debito periodo di segregazione pensa anche il valoroso condottiero pugliese, Michele Emiliano, spalleggiato dai consulenti del Tavoliere. Solinas , però, si ravvede. Quindi escogita il fantomatico «patentino di immunità», subito mutuato dall’ omologo siciliano Nello Musumeci. I possibili infetti giunti dal continente dovranno esibirlo ai gendarmi isolani. Peccato che fare i tamponi, in tutt’ Italia, resti chimerico. Poco importa: la Sardegna, annuncia gongolante il governatore, sarà «Covid-free». Il doge veneto, Luca Zaia , annota: «Mi metto nei panni di un lombardo. Non troverei corretto se qualcuno mi trattasse da agente di contagio». Così molti eventuali untori di ceppo padano hanno deciso, un po’ per orgoglio ferito e un po’ per quieto vivere, di rifugiarsi in montagna. Le incognite balneari spingono a privilegiare sentieri e rifugi, più prossimi e meno problematici. Impossibile, per esempio, trovare una casa in affitto tra Valtellina e Valchiavenna, in Lombardia. Certo, pure da Bormio a Madesimo le prenotazioni negli alberghi arrancano. Ma, ad alta quota, si respira comunque ottimismo. Regole e imposizioni, rispetto al mare, saranno molte meno. Il Trentino cerca di approfittarne, annunciando una campagna di autopromozione mai vista. Gli albergatori dell’ AIto Adige rilanciano: test sierologici gratis per tutti. I vacanzieri vengano a noi. Insomma, poche ferie. Magari, dietro casa. Ancora meglio, se in vetta. Sarebbe anche l’ unica maniera per evitare nuovi laccioli, come appunto i patentini evocati dai governatori del Sud. Estro tramutatosi nell’ ennesima intemerata anti lombarda. Tanto che il sindaco di Milano, Giuseppe Sala , a nome degli indesiderati cittadini, promette vendetta tremenda vendetta: «Ce ne ricorderemo». E, almeno su questo, siamo tutti d’ accordo: la folle estate del turista zero sarà impossibile da dimenticare.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox