19 Settembre 2010

E’ inutile negarlo, quando in casa arriva una chiamata dalla questura, ci si mette in allarme

 
E’ inutile negarlo, quando in casa arriva una chiamata dalla questura, ci si mette in allarme. E non perché si è mezzi criminali. Semplicemente, quando la polizia si fa viva, si teme sempre che siano in arrivo cattive notizie. Quel che certamente si fa, comunque, è rispondere subito: non ci si negherebbe mai, davanti ad un simile interlocutore. Lo stesso discorso vale per gli uffici provinciali o l’ Azienda sanitaria. Ed è su questo che conterebbero, stando ad una serie di segnalazioni arrivate al Codacons cittadino, alcune ditte di telefonia: nel tentativo di bypassare i centralini degli uffici, o di raggiungere gli intestatari di un contratto, superando i filtri, si spaccerebbero per personale della questura, salvo poi «gettare la maschera» non appena, all’ altro capo del filo, arriva la persona cercata. Peccato che la strategia – pur in molti casi vincente – non sia penalmente perseguibile: non c’ è reato. Tutt’ al più si può parlare di scorrettezza. Quindi anche chi aveva intenzione di sporgere querela ha cambiato idea. E si è tenuto addosso l’ arrabbiatura senza poter far nulla. Come funziona il giochino, è intuibile. Il problema, per molti operatori di telefonia, è quello di superare il filtro dei centralini degli uffici. Perché è chiaro: molti hanno l’ ordine di dire che il titolare non c’ è, è uscito, molto impegnato o al telefono. In ogni caso non può rispondere. E l’ operatore resta a bocca asciutta, senza possibilità di presentare la propria offerta. Se invece ci si presenta come Questura, o Azienda sanitaria, o Provincia, e si chiede del titolare, è probabile che nello spazio di pochi minuti si venga messi in contatto con la persona giusta: «E’ accaduto anche qui un paio di volte – spiega un avvocato del Codacons – da noi hanno detto di essere della Provincia. Non appena hanno parlato con il titolare, si sono presentati, come ditta di telefonia. Il problema non è tanto quello che riguarda gli uffici, ma il fatto che lo stanno facendo, ci risulta, anche con i privati. Che si spaventano». Una delle «vittime» ha pure pensato di sporgere querela, in un primo momento. Perché tre sono state le chiamate ricevute in un’ unica giornata. Tutte per chiedere del marito, tra l’ altro morto ormai da anni. La prima minacciava di chiamare la questura di Roma, nel caso lei non avesse messo in comunicazione l’ operatrice con il titolare del contratto. La seconda sembrava arrivare dalla questura di Trento – o così avrebbe detto l’ operatore – che chiedeva sempre di poter parlare con il marito. Solo davanti alla ritrosia della donna, il finto poliziotto avrebbe messo giù il telefono, per far chiamare poco più tardi da un’ altra operatrice di una ditta di telefonia, appunto. La donna, scocciata dalle chiamate, è andata dritta dritta in commissariato. Dove però ha scoperto che non c’ è reato: nel caso le chiamate si dovessero moltiplicare, si potrà parlare di molestie. Ma per ora nulla c’ è di penalmente rilevante. «Però le segnalazioni si stanno moltiplicando – osservano al Codacons – e, appunto, anche a noi è accaduto. Vorremmo solo avvisare le famiglie, perché non si spaventino». C.Z.

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