12 Maggio 2010

E in Italia i salari piangono

Il nostro Paese al 23° posto sui 30 presi in esame Il cuneo fiscale arriva al 46,5% del reddito

G li stipendi italiani si confermano tra i più bassi d’Europa e con la crisi perdono ancora colpi in termini di potere d’acquisto. Nel 2009 solo il Portogallo, tra i Paesi dell’euro, ha dovuto accontentarsi di buste paga più magre delle nostre: perfino la Grecia stava meglio (anche se oggi nessuno farebbe più cambio con Atene). L’indagine sui salari diffusa ieri dall’Ocse vede il nostro Paese nello stesso poco confortante 23esimo posto in classifica dello scorso anno, sui 30 Paesi presi in esame. La grande recessione ci ha lasciati quindi dove già stavamo: indietro. Ma con i salari ridotti di un altro 1,1%. L’anno scorso i guadagni medi netti di un lavora- tore italiano risultavano così inferiori di 4000 euro (-16,5%) rispetto alla media Ocse, e di ben 6400 euro rispetto alla media di Eurolandia.
Il rapporto conferma anche che l’Italia sta invece nella parte alta della classifica internazionale quando si guarda al peso di tasse e contributi sui salari (ma su questo dato incide il tipo di sistema previdenziale, pubblico o privato, dei diversi Paesi): il cosiddetto cuneo fiscale arriva al 46,5% del reddito per il lavoratore single e ci vede al sesto posto dietro Belgio, Ungheria, Germania, Francia e Austria.
Nel 2009 i redditi reali lordi sono diminuiti in 10 dei trenta Paesi esaminati. In Islanda sono crollati del 7,5%, in Italia di circa l’1%, in Grecia sono addirittura cresciti (+3,8%). Nel dettaglio l’indagine Ocse ha messo a confronto, ricalcolandoli a parità di potere d’acquisto, due tipologie di reddito: quello del lavoratore single e quello della famiglia monoreddito con due figli. Nel primo caso in Italia si guadagnano 22mila euro netti l’anno, cioè quasi 1700 euro al mese. I coreani, primi in classifica, stanno a 40mila euro, mentre il Regno Unito con 38mila precede ampiamente Germania (28mila) e Francia (26mila).
Nel caso del lavoratore con coniuge e due figli il reddito medio sale in Italia a circa 26.500 euro (poco più di 2000 al mese). Molto di più cresce in Germania (quasi 38mila) mentre la Francia non arriva a 30mila euro. In sostanza benché il sistema fiscale italiano non sia affatto tenero con le famiglie (specie quelle numerose) il carico complessivo di tasse e contributi sul salario del nucleo monoreddito scende al 35,7% e l’Italia fa parte di quei 15 Paesi in cui è (leggermente) aumentata nel 2009 la «preferenza fiscale» verso le famiglie. Come prevedibile, la diffusione dei dati Osce ha innescato ieri una serie di reazioni tra le forze politiche e sociali. Scettico il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, secondo il quale il dato è «lo stesso» del passato», si basa su «criteri che abbiamo sempre messo in discussione » e «francamente non ha riscontro nella realtà». Per il segretario della Cisl Raffaele Bonanni i salari oggi non hanno «una giusta dimensione » a causa della «bassa produttività e perché sovraccaricati di tasse» ed è quindi su questi due aspetti che occorre intervenire. Anche la Cgil dalla lettura del rapporto rinnova la richiesta di una riduzione del carico fiscale su stipendi e pensioni a fronte di un «indispensabile » intervento sui grandi patrimoni e le rendite finanziarie. Secondo i consumatori del Codacons, dal 2002 i prezzi sono raddoppiati mentre gli stipendi sono rimasti al palo e oggi «una famiglia su tre ha diffcoltà nel far quadrare il bilancio».
La grande recessione ci ha lasciati agli ultimi posti. Ma con le buste paga ridotte di un altro 1,1%

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