28 Luglio 2016

E in Corte d’Assise guerra sui risarcimenti

E in Corte d’Assise guerra sui risarcimenti
 
prevista la riqualificazione degli ex dipendenti tct

• TA R A N TO. Sono oltre 1100 le richieste di costituzione di parte civile che passeranno al vaglio della corte d’ assise di Taranto che dovrà stabilire quali siano ammissibili e quali invece dovranno essere escluse dal maxiprocesso «Ambiente svenduto» che vede alla sbarra i vertici dell’ Ilva, ma anche la politica nazionale e locale per il disastro ambientale e sanitario di Tarant o. Ieri la corte ha ascoltato le arringhe degli ultimi avvocati e una volta chiusa la discussione si è ritirata in camera di consiglio per decidere eslusivamente il calendario delle prossime udienze: la prima è fissata per il 21 settembre giorno in cui sarà letta l’ ordinanza che metterà la parola fine alla battaglia per i risarcimenti fra i legali delle associazioni ambientaliste, sindacali e de gli operai e abitanti del quartiere Tamburi da un lato e i difensori degli imputati dall’ altro. La corte dovrà decidere se ammettere innanzitutto la richiesta di costituzione dei Ministeri della salute e dell’ ambiente per i quali come i sindacati Cgil e Cisl mancherebbero stando a quanto ha affermato in aula il difensore di Ni cola Riva, l’ avvocato Pasquale Annicchiaric o, le generalità dei legali rappresentanti. Non solo. Tra le numerose questioni la corte d’ assise dovrà stabilire se accogliere la richiesta di costituzione di parte civile di Legambiente contro la società Ilva spa: una questione posta nuovamente dall’ avvocato Eligio Curci nonostante in fase di udienza preliminare il gup Vilma Gilli avesse accolto su richiesta dell’ avvocato Ang elo Loreto la società dai responsabili civili. Ma sulle battaglie per i risarcimenti l’ ultima in ordine di tempo è giunta ieri a firma del Codacons che attraverso un duro comunicato stampa si è opposto al Ministero dell’ ambiente e alla richiesta di costuirsi parte civili ritenendolo «il principale respon s ab i l e della verifica delle situazioni ambientali in tutto il paese». Nella nota inv i at a alla stampa il Codacons ha sostenuto che «se l’ Arpa regionale e il Ministero dell’ Ambiente, nel dare l’ Aia all’ Ilva, non si sono accorti dell’ inquinamento e della diffusione di sostanze tossiche a Taranto, non può che esserci una corresponsabilità nei fatti oggetto di reato» e quindi il dicastero guidato oggi da Gianluca Galletti «non è legittimato a chiedere i danni agli imputati se può risultare egli stesso responsabile civile nel procedimento, anche attraverso i suoi funzionari». Sarebbe «un principio eversivo dell’ ordinamento giuridico» secondo il presidente Carlo Rienzi ipotizzare che Il ministero possa «rappresentare gli interessi delle vittime» tali anche a causa delle ecisioni prese in passato proprio dal ministero. «Pertanto appare assurda la richiesta del Ministero dell’ Ambiente di costituirsi parte civile quando il dicastero, in quanto istituzione competente in materia, è uno dei maggiori responsabili del disastro ambientale di Taranto» ha concluso Rienzi. •

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