13 Agosto 2003

E i sindacati ribadiscono: no al rincaro dei pedaggi

E i sindacati ribadiscono: no al rincaro dei pedaggi


Bonanni (Cisl): «Tariffe a ruota libera, eroso il potere d?acquisto delle famiglie. Serve una politica dei redditi»



MILANO – Il potere d?acquisto delle famiglie italiane è già stato eroso abbastanza, nuovi aumenti delle tariffe in questo momento non sono assolutamente concepibili. I sindacati ribadiscono il no alla richiesta della società Autostrade, appoggiata dal ministro delle Infrastrutture, Pietro Lunardi, di un ritocco ai pedaggi per finanziare il nuovo mega piano di investimenti sulla rete da 8 miliardi di euro. Una posizione sostenuta nel governo anche dal ministro dell?Economia, Giulio Tremonti, assolutamente contrario ai ritocchi. «La richiesta delle Autostrade mi sembra bizzarra – commenta Raffele Bonanni , segretario confederale della Cisl -. Loro dicono: siccome dobbiamo fare nuovi investimenti, cari utenti pagate di più. Non mi pare un atteggiamento imprenditoriale. Se la società è stata privatizzata perché gli italiani devono finanziare la costruzione di nuove infrastrutture? Se è un investimento pubblico si chiedono più tasse per costruire qualcosa, ma qui stiamo parlando di una azienda privata. E poi negli anni passati hanno già imposto rincari dei pedaggi doppi rispetto al livello di inflazione». Insomma il no della Cisl agli aumenti è netto: «Siamo contrari – continua Bonanni – perché le tariffe vanno a ruota libera e sta avvenendo una erosione forte dei redditi più bassi. Per questo chiediamo al governo il ripristino di una politica dei redditi. I consumi si deprimono perché le famiglie hanno meno risorse e nessuno interviene. Altro che dire sì a nuovi ritocchi dei pedaggi per finanziarie un piano di investimenti. Non siamo d?accordo e anzi chiederemo conto al governo del perché ci sono stati aumenti superiori all?inflazone e del perché le privatizzazioni, se si escludono le telecomunicazioni, non hanno portato a un abbassamento dei prezzi».
«Guardiamo con preoccupazione a ogni ipotesi di aumento delle tariffe, siano autostradali o ferroviarie – afferma il segretario confederale della Uil, Paolo Pirani -. Il governo deve aver la consapevolezza di non rappresentare questa o quella azienda, ma il Paese in generale». No quindi a un incremento delle tariffe «un giudizio – aggiunge il sindacalista – confermato anche dalle valutazioni del ministero del Tesoro che non ritiene necessario un aumento». Secondo il segretario confederale dela Uil comunque serve un confronto con le Autostrade per capire quali sono le intenzioni dell?azienda, in particolare sul finanziamento dei piani industriali e sul problema della manutenzione della rete.
L?apertura di un confronto lo chiede anche la Filt-Cgil che boccia comunque l?ipotesi di un aumento dei pedaggi. Due, secondo Fabrizio Solari, segretario nazionale della Filt-Cgil , sono le condizioni per chiedere un ritocco: un piano industriale con investimenti adegati per potenziare le infrastrutture e un rigoroso rapporto tra aumenti e inflazione. «Condizioni che non ci sono», dice Solari . «La richiesta di un aumento delle tariffe arriva senza certezze su quali saranno gli investimenti». Comunque, ammette il sindacalista, se ci fosse un rapporto fra aumenti, potenziamento delle infrastrutture e miglioramento della qualità del servizio, «allora l?ipotesi di un ritocco potrebbe essere condivisa dai cittadini e dalle forze sociali».
A difendere la richiesta di un incremento dei pedaggi, indispensabile per finanziare manutenzioni e soprattutto nuove opere, è scesa in campo invece l?Aiscat. L?associazione delle concessionarie di autostrade ieri ha diffuso dei dati sui paesi dove le autoastrade sono a pagamento da cui emerge che «le tariffe italiane sono tra i più basse d`Europa, a fronte di una rete tra le più sicure e confortevoli». In Italia, secondo i dati dell?Aiscat, la tariffa media per le auto è di 5,249 centesimi di euro a chilometro, contro i 6,73 della Francia, i 7,99 della Spagna e gli 11 dell?Ungheria. Più basse invece le tariffe di Grecia (1,7 centesimi) e Ucraina (3,3). Dati che non convincono per niente il Codacons. «Qualsiasi aumento dei pedaggi – ha ribadito l?associazione dei consumatori – sarà impugnato al Tar poiché l`istruttoria tecnica svolta dai ministeri competenti ha accertato che non vi sono i presupposti».


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